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31 notizie curiose per impressionare tutti...

 una lista di fatti reali e bizzarri che pochissimi conoscono...


Ci sono notizie che nessuno sa o che non si è mai chiesto, e che abbiamo deciso di riunire per formare una lista che vi trasformerà in un’enciclopedia vivente.

Quante ore passa un umano fermo al semaforo? Quante cose meravigliose si possono fare con un foglio di carta? I biscotti possono raggiungere la luna? Sono solo alcune delle domande a cui abbiamo risposto.

Tutti fatti reali, da utilizzare ogni qualvolta vi trovate senza nulla da dire (vedrete che dibattiti importanti scatenerete) o avrete voglia di impressionare gli amici. La guida definitiva alle curiosità del nostro strano mondo.


1. I croissant  sono originariamente austriaci e non francesi.

2. In un mazzo di carte,  il re di cuori è l’unico senza baffi.

3. In media le persone spendono in totale due settimane di vita aspettando il semaforo verde

4. Prima della gomma si usava il pane per cancellare i segni della matita

5. A proposito di matite: contengono abbastanza grafite per tracciare una linea di 55 chilometri.

 6. Il cioccolato al latte  era inizialmente venduto come medicinale.

7. Non si può piegare  un foglio A4 a metà più di sette volte.

8. Impilando tutti i biscotti  Oreo prodotti nel mondo, si raggiungerebbe la luna e si tornerebbe indietro circa cinque volte

 9. I trailer dei film erano inizialmente riprodotti dopo il film, da qui il nome (che in inglese significa anche “seguire”).

10. Servono 27 mila alberi  per tenere il passo della richiesta mondiale di carta igienica.

11. Tutte le batterie del mondo   potrebbero essere sufficienti ad alimentare il bisogno mondiale di energia per soli dieci minuti.

12. Il primo prodotto al mondo  ad avere il codice a barre è stato un pacchetto di gomme da masticare Wrigley.

13. Ogni giorno vengono  prodotti più di 400 milioni di M&MS.

14. Il nome intero di Barbie è Barbara Millicent Roberts

15. Aggiungere sale all’ananas  lo rende più dolce

16. Esistono  più fenicotteri di plastica che reali.

 17. Lo yo-yo  si chiamava inizialmente bandalores 18. La compagnia giapponese YKK produce più del 90% delle cerniere mondiali

19. Costerebbe di più  riempire il serbatoio di un jet A 747 che comprare il jet stesso: contiene fino a 238.480 litri di benzina

20. Riciclare una lattina  di alluminio consente un risparmio d’energia equivalente al guardare la tv per tre ore.

21. Il miele  è l’unico alimento che non va mai a male, ma su 20mila specie di api soltanto quattro producono miele.

22. I Lego  prodotti nel 2012 potrebbero girare intorno al mondo diciotto volte

23. L’acqua tonica brilla nel buio.

24. La bandiera  degli Stati Uniti fu disegnata da uno studente di 17 anni, Robert G. Heft, come parte di un progetto scolastico. Il voto assegnatoli fu B-.

25. L’accendino fu inventato prima dei fiammiferi. -

26. La pillola  anticoncezionale ha effetto anche sugli scimpanzé.

27. Il 99% dell’oro presente sulla terra si trova nel suo centro e non è estraibile. Se potessimo appropriarcene, saremmo probabilmente in grado di ricoprire il pianeta con uno strato d’oro di quasi mezzo metro.

 28. La prima webcam aveva il compito di controllare il livello di una caffettiera all’Università di Cambridge.

29. Le arachidi  sono legumi e non frutta secca

30. Il velcro  è ispirato alle piante che restano attaccate ai vestiti, come quelle di montagna. Un esempio è il cardo alpino.


Il proverbio: " Le  sensazioni a pelle non sbagliano  mai ! ... "

Weekend: pioggia e neve a 1300m su molte regioni, colpito il Centro Italia


Una moderata depressione farà peggiorare il tempo su alcune regioni con neve tra 1000 e 1600m . Pressione in graduale aumento sull'Italia, ma soltanto per pochi giorni. Nel corso del weekend un moderato centro depressionario, proveniente dal Mediterraneo occidentale, causerà un peggioramento del tempo.
Sabato 17 - Cielo che si copre al Nordovest, sull'Emilia occidentale, su gran parte del Centro e in Sardegna. Precipitazioni sparse su basso Piemonte, Liguria, Sardegna, Ovest Emilia ed entro sera sulla Toscana. Spazi soleggiato al Sud e al mattino anche sul Triveneto. Nevicate dai 1500 metri.
Domenica 18 - Cielo coperto su gran parte delle regioni. Al Nord: piogge su Piemonte, Ovest Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna. Neve a partire dai 1000 metri. Al Centro: piogge da deboli a moderate un po' ovunque. Nevicate sopra i 1200 e 1600 m. Al Sud: precipitazioni in arrivo sulla Sicilia, rare o generalmente di debole entità sul resto delle regioni. Fiocchi a quote superiori ai 1500 m. Temperature - In aumento Sabato, Domenica in diminuzione di qualche grado, specie nei valori massimi.

Bolletta elettrica: gli oneri dei morosi saranno a carico di tutti


Saremo noi consumatori a rimborsare alle società elettriche una parte del buco creato negli oneri parafiscali 15 febbraio 2018 - Non salderemo solamente il conto dei nostri consumi in bolletta elettrica, ma anche quello di un particolare caso in cui “distributori hanno risolto il contratti di trasporto ad alcuni venditori per inadempimento”. E’ quanto stabilito con delibera numero 50 del 2018 sulla base di una decisione del Consiglio di Stato come confermano all’Adnkronos dall’Autorità per l’Energia. “Nella filiera gli oneri di sistema sono un pezzo della bolletta pari a circa il 20% che sono tra l’altro gli incentivi alle rinnovabili e l’efficienza di sistema – spiegano dall’Autorità -. I venditori fanno un po’ da esattori e prendono questi oneri dal cliente finale, a loro volta li rigirano al distributore che li porta al Gse. Ci sono stati due o tre casi, uno più grande, in cui il distributore aveva già versato gli oneri generali di sistema, ma non è riuscito a incassarli perché il venditore è fallito. I soldi verranno restituiti, solo in questo caso, spalmandoli su tutti i clienti“. Dietro la delibera c’è stata una lunghissima diatriba legale. Alla fine è stato il Consiglio di Stato a dire l’ultima parola, stabilendo che la responsabilità degli oneri deve essere a carico del cliente finale. Impossibile quantificare quant’è con precisione il valore da saldare. Di certo, per ora, la quota di insoluto che verrà recuperata sarà 200 milioni di euro. Se si considera che il montante complessivo delle fatture elettriche non pagate si attesta sul miliardo di euro si capisce bene come, questo sia solo un primo assaggio. La decisione ha dunque una motivazione prettamente economica. Negli anni passati, infatti, diverse aziende di fornitura elettrica erano andate letteralmente in crisi per l’abnorme massa di insoluti accumulati a seguito del mancato pagamento delle bollette. E ad incidere fortemente sui bilanci di queste ultime erano, in particolare, gli oneri parafiscali che dovevano essere rigirati all’Erario. In sostanza, sulle bollette della corrente già cariche di risarcimenti, di oneri, di voci e di incentivi si aggiunge un nuovo capitolo, ovvero saremo noi consumatori a rimborsare alle società elettriche una parte del buco creato negli oneri parafiscali delle aziende in crisi da chi evade la bolletta della corrente. Massimo Bello, presidente dell’Aiget, l’associazione dei grossisti e rivenditori di energia, ha così commentato: “Il nuovo assetto dovrà evitare che chi svolge un puro servizio di incasso per il sistema (ovvero i fornitori di energia) si ritrovino a sostenere un costo improprio. Qualsiasi iniziativa in tal senso, come i recenti provvedimenti dell’Arera, va nella direzi
one giusta”. Aggiunge Marco Bernardi, presidente di Illumia, una delle aziende del mercato libero: “È un primo importante passo verso una modalità di riscossione degli oneri analoga a quella del canone Rai, che rispecchierebbe a pieno le corrette responsabilità tra tutti i soggetti della filiera”. Protestano alcune associazioni dei consumatori. “Quando ci sono da socializzare i profitti si chiamano in causa le aziende, quando invece si devono spalmare i debiti si chiama il consumatore”, afferma Luigi Gabriele dell’assocazione Codici; “questa delibera sarebbe solo un incentivo per non perseguire i furbetti del quartierino”, aggiunge Marco Vignola dell’Unione nazionale dei consumatori.

Revisione delle bombole auto a metano: quanto può costare


Le auto a metano devono essere sottoposte alle revisione delle bombole dopo 5 anni, se omologate in base alla vecchia normativa nazionale DGM o dopo 4 anni se l’omologazione rispetta la più recente normativa europea R110 ECE/ONU. I proprietari delle auto a metano devono ricordarsi di fare la revisione delle bombole. Sul sito www.metanoauto.com è possibile trovare le risposte ad alcune delle domande più comuni. La revisione delle bombole va fatta ogni 5 anni se le bombole sono omologate secondo la normativa nazionale (DGM), ogni 4 anni se a norma europea (R110 ECE/ONU). Per le vetture equipaggiate con bombole a norma europea (R110 ECE/ONU) di tipo IV (in composito) la prima revisione avviene al 4° anno e successivamente ogni 2 anni e in corrispondenza delle revisioni del veicolo, secondo quanto indicato dalla Circolare ministeriale 27.3.2015, prot. 7865 Div3/H: revisione bombole in composito, tipo IV. La revisione in se è gratuita (più precisamente, dal 1991 il costo è coperto da un’addizionale sul prezzo del metano). Restano a carico dell’automobilista i costi di mano d’opera relativi allo s
montaggio e rimontaggio delle bombole, delle elettrovalvole eventualmente sostituite e del trasporto dall’officina ai depositi fiduciari di raccolta. Il costo minimo per la revisione delle bombole metano per una berlina è di circa 120 euro, cifra che può lievitare se la vettura è dotata di 3 o 4 bombole. Il tutto escluso eventuali elettrovalvole da sostituire. Cosa si rischia, circolando con bombole scadute di revisione? Innanzitutto di dover viaggiare a benzina, presso i distributori italiani è infatti vietato il rifornimento di veicoli con bombole scadute. Poi, una multa da 148 a 594 € con ritiro della carta di circolazione, a norma dell’art. 80.14 del Codice della Strada.

Addio monete da 1 e 2 centesimi, sospeso il conio. Cosa cambia


Sospensione della fabbricazione in Italia delle monetine da 1 e 2 centesimi di euro a partire dal 1° gennaio 2018 15 febbraio 2018 - La conversione in legge del decreto n° 50/2017 ha ufficializzato, a partire dallo scorso gennaio, la sospensione del conio delle monete da 1 e da 2 centesimi. Le monete in circolazione avranno comunque valore legale anche nel periodo di sospensione, ed è previsto che l’importo del prezzo venga arrotondato “a tutti gli effetti” per eccesso o per difetto, al multiplo di cinque centesimi più vicino. Nel caso in cui invece un prezzo dovesse essere pagato tramite carta di credito, bancomat e simili, questa regola non si applicherà perché il pagamento elettronico rispecchierà quanto previsto, senza arrotondamenti. È indubbio che si tratta di monete non facilmente utilizzabili; spesso ce le ritroviamo a riempirci il portafoglio, ma nella maggioranza dei casi non vengono accettate neanche dalle macchinette per la sosta dell’auto o da quelle che distribuiscono merende, bibite e caffè. Inoltre, la sospensione del conio di queste monete potrebbe comportare un risparmio di 20 milioni di euro da usare per l’ammortamento dei titoli di Stato. Il rovescio della medaglia, segnala Altroconsumo, potrebbe riguardare l’arrotondamento dei prezzi. Ma da questo punto di vista la norma disciplina fin da subito le caratteristiche precise dell’arrotondamento. Va precisato comunque che l’arrotondamento deve riguardare solo i pagamenti in contanti e dunque quando si paga con una carta o con lo smartphone, i centesimi resteranno.

 Troppa velocità: auto ‘decolla’ e finisce al primo piano


Un incidente davvero incredibile e per fortuna senza vittime, è accaduto a Santa Ana, in California.Un’auto si è schiantata ad altissima velocità contro un edificio ed è finita incastrata al primo piano di un ambulatorio dentistico. I rilievi della Polizia hanno confermato che lo schianto è stato causato dalla forte velocità del mezzo che è letteralmente decollato dopo l’urto con un altro veicolo in sosta che ha fatto da trampolino.

 

Tasse, un 2 giugno che somiglia al 25 aprile: giorno di “liberazione” fiscale...


Secondo i calcoli della CGIA i contribuenti dovranno lavorare cinque mesi per pagare le tasse e arrivare al sospirato "tax freedom day"
12 febbraio 2018 - (Teleborsa) Un 2 giugno che somiglia tanto al 25 aprile: giorno di “liberazione” fiscale . Oltre a commemorare la Festa della Repubblica, il prossimo 2 giugno, infatti, gli italiani celebreranno anche il tanto sospirato “tax freedom day”. A dirlo i calcoli della CGIA. In altre parole, dopo 5 mesi dall’inizio del 2018 (pari a 152 giorni lavorativi), il contribuente medio italiano avrà assolto tutti gli obblighi fiscali dell’anno (Irpef, accise, Imu, Tasi, Iva, Tari, addizionali varie, Irap, Ires, etc.) e dal 2 giugno inizierà a guadagnare per se stesso e per la propria famiglia.
Il peso choc delle tasse – Un esercizio, fa sapere la CGIA, del tutto astratto che, comunque, dà la dimensione di quanto sia smisurato il prelievo fiscale e contributivo dai portafogli degli italiani.
Perché il 2 giugno? – L’Ufficio studi ha preso in esame la stima del Pil nazionale di quest’anno e l’ha suddiviso per 365 giorni, ottenendo così un dato medio giornaliero. Successivamente, ha considerato le previsioni di gettito dei contributi previdenziali, delle imposte e delle tasse che i percettori di reddito verseranno nel 2018 e le ha rapportate al Pil giornaliero. Il risultato di questa operazione ha consentito di calcolare il “giorno di liberazione fiscale” di quest’anno. “Al netto di eventuali manovre correttive – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – quest’anno la pressione fiscale è destinata a scendere di mezzo punto percentuale rispetto al dato medio del 2017, per attestarsi, al lordo dell’effetto del bonus Renzi, al 42,1 per cento. Una discesa ancora troppo lenta e quasi impercettibile che, per l’anno in corso, è ascrivibile, in particolar modo, alla crescita del Pil e solo in minima parte alla diminuzione delle tasse”.
Dl 2005 ad oggi – Sebbene sia in calo dal 2013, negli ultimi 25 anni il “tax freedom day” più precoce si è verificato nel 2005. In quell’occasione, con il Governo Berlusconi II, la pressione fiscale si attestò al 39,1 per cento e ai contribuenti italiani bastò raggiunge
re il 24 maggio (143 giorni lavorativi) per scrollarsi di dosso il giogo fiscale. Osservando sempre il calendario, quello più in ritardo, invece, si è registrato nel 2012 (anno bisestile) quando alla guida del Paese c’era il prof. Mario Monti. Questo risultato così negativo si verificò perché la pressione fiscale raggiunse il record storico del 43,6 per cento e, di conseguenza, il “giorno di liberazione fiscale” si celebrò “solo” il 9 giugno (dopo ben 160 giorni lavorativi).
Dal 2014 ad oggi ci siamo “svincolati” sempre prima dal pagamento delle tasse perché la pressione fiscale ha iniziato a diminuire a seguito della cancellazione della Tasi sulla prima casa, dell’introduzione del “bonus Renzi” e di una serie di misure di alleggerimento dell’Irap sul costo del lavoro, per l’abolizione temporanea dei contributi previdenziali in capo ai neo assunti con un contratto a tempo indeterminato, per il taglio dell’Ires, per la ripresa del Pil e anche a seguito del blocco delle tasse locali. Dal 2016, infatti, va ricordato che, ad eccezione della Tari, tutte le altre imposte locali (Imu, Tasi, Irap, addizionali regionali/comunali Irpef, Tosap, bollo auto, etc.) sono state congelate per legge.
Il confronto con l'Europa.  Nel 2016 (ultimo anno in cui è possibile effettuare una comparazione con i paesi Ue) i contribuenti italiani hanno lavorato per il fisco fino al 2 giugno (154 giorni lavorativi), vale a dire 4 giorni in più rispetto alla media registrata nei Paesi dell’area euro e 9 se, invece, il confronto è realizzato con la media dei 28 Paesi che compongono l’Unione europea.
Solo in Francia se la passano peggio di noi - Se confrontiamo il “tax freedom day” italiano con quello dei nostri principali competitori economici, solo la Francia presenta un numero di giorni di lavoro necessari per pagare le tasse nettamente superiore (+21), mentre tutti gli altri hanno potuto festeggiare la liberazione fiscale con un netto anticipo. In Germania, ad esempio, 7 giorni prima di noi, in Olanda 12, nel Regno Unito 27 e in Spagna 28.
La virtuosa Irlanada– Il paese più virtuoso è l’Irlanda; con una pressione fiscale del 23,6 per cento consente ai propri contribuenti di assolvere gli obblighi fiscali in soli 86 giorni lavorativi .

Fisco, arriva il "Risparmiometro": controllerà i soldi sul conto...

Il Risparmiometro valuterà l’incongruenza tra i soldi risparmiati in banca e il reddito denunciato all’Agenzia delle Entrate 31 gennaio 2018 - Dopo il redditometro, l’Agenzia delle Entrate ha messo a punto un altro strumento per controllare i contribuenti. Si chiamerà Risparmiometro e farà dei controlli fiscali sui risparmi, per verificare se i contribuenti hanno risparmi superiori rispetto a quelli che presumibilmente potrebbero accumulare con il proprio reddito. Le incongruenze saranno considerate indici di rischio ai fini di controlli. Lo spesometro ricostruisce tutta la situazione patrimoniale del contribuente e la monitora per capire quali possano essere gli incrementi non giustificati. Qui scatta la stangata. “L’eventuale incoerenza riscontrata sarà interpretata sintomatica di un rischio fiscale” ha detto il direttore Ruffini. Dal 2018 prende il via la sperimentazione per le persone fisiche, dall’anno prossimo il meccanismo di analisi e controllo sarà applicato anche alle società. COSA CONTROLLERA’ – L’algoritmo del Risparmiometro è stato pensato per passare in rassegna conti corrente ma anche deposito titoli e/o obbligazioni, conto a deposito a risparmio libero vincolato, rapporto fiduciario, gestione collettiva del risparmio, gestione patrimoniale, certificati di deposito e buoni fruttiferi, conto terzi individuale e globale. Nel mirino del Fisco anche gli estratti conto di carte di credito, prodotti finanziari emessi dalle assicurazioni, compravendita frequente di oro o altri metalli preziosi. Lo scopo è quello di stilare delle “liste selettive” di contribuenti a rischio evasione fiscale.

Indagini bancarie e redditometro: a cosa prestare attenzione

Spendi più del reddito che hai dichiarato al Fisco? 20 settembre 2017 - Fisco 7Spendi più del reddito che hai dichiarato al Fisco? Attenzione, perché potresti essere sottoposto a indagini bancarie e finanziarie. Il Fisco infatti, mette a confronto le spese sostenute dal contribuente con il reddito dichiarato, attraverso lo strumento del redditometro. In sostanza, il Fisco dà il via ad una serie di verifiche, che consistono nell’acquisizione e nell’utilizzo di dati, elementi e notizie che risultino da rapporti continuativi o sporadici intrattenuti con banche, posta o operatori finanziari in generale, che può condurre ad accertamenti. Se il contribuente sottoposto a verifiche non riesce a dimostrare che i dati acquisiti dal fisco nel corso delle indagini bancarie non hanno rilevanza fiscale o che sono stati correttamente indicati in dichiarazione dei redditi, tali dati possono essere usati dal fisco per rettificare il reddito dichiarato dal contribuente. Come può difendersi il contribuente? Se il contribuente non è titolare di partita IVA, è bene che conservi una copia degli estratti conto bancari e postali, ricevute, fatture e scontrini fiscali per giustificare prelevamenti e spese effettuate. Per quanto riguarda le erogazioni di denaro effettuate tra familiari a titolo di donazione o a titolo di prestito infruttifero di interessi, è utile sottoscrivere una scrittura privata tra le parti e conservarla. Se il contribuente è titolare di partita IVA invece, è bene che gestisca in maniera oculata il conto corrente bancario (o postale), evitando l’utilizzo promiscuo, riducendo al minimo l’uso del contante e valutando l’esercizio dell’opzione per la contabilità ordinaria. Per ogni operazione effettuata tramite conto corrente (bonifici, prelievi, versamenti) sarebbe opportuno compilare con estrema cura la causale dell’operazione effettuata, al fine di tenerne traccia in caso di eventuali controlli. Per giustificare le differenze tra il reddito dichiarato e quello sinteticamente attribuibile al redditometro, il contribuente può dimostrare ad esempio che:
ha venduto degli immobili - è titolare di redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta quali depositi bancari, buoni postali o altro;
che possiede redditi esenti (BOT, CCT e simili) - che il reddito conseguito è reddito di impresa o di lavoro autonomo con proventi non tassabili o esenti.
Il redditometro, in quanto strumento di accertamento, presenta però diverse criticità: possibile violazione della privacy (non si può entrare nel merito di tipologie di spesa che riguardano aspetti delicatissimi della vita privata del contribuente) impossibilità di fornire la prova contraria (è stato criticato l’utilizzo dei dati Istat per accertare le spese medie in quanto risulta impossibile per il contribuente fornire una prova contraria alle presunzioni utilizzate dal Fisco) mancata presa in considerazione della differenza territoriale tra contribuenti che abitano in luoghi profondamente diversi in quanto a capacità di spesa.  (Antonino Salvaggio – Centro Studi CGN)

Bollo auto: è da pagare anche quando non si usa la macchina

Non pagare il bollo per un auto che non viene utilizzata non è possibile. Il bollo auto è una tassa di proprietà nominativa, a carico cioè del proprietario del veicolo. Deve essere pagata obbligatoriamente ogni anno, indipendentemente all’uso che si fa del mezzo, il bollo deve essere pagato anche se l’auto è chiusa in garage e mai utilizzata. L’unico modo per sospendere il bollo auto è affidare l’auto per la sua vendita ad un concessionario. Affidando il mezzo in conto vendita al concessionario, quest’ultimo non dovrà pagare il bollo per legge e si potrà smettere di versare soldi per un veicolo che non utilizzate. La Corte Costituzionale con una sentenza ha stabilito che in caso di fermo fiscale posto in essere dal concessionario della riscossione (Equitalia o altri) a seguito del mancato pagamento di tributi (come garanzia del credito vantato dagli enti pubblici nei confronti del contribuente) non esime il consumatore dal pagamento del bollo auto. Il provvedimento disposto dall’agente della riscossione, infatti, non comporta la sottrazione del veicolo, che rimane quindi in possesso del suo proprietario. Il mancato pagamento del bollo auto, comporta degli aumenti progressivi. Se si paga nei primi 14 giorni la sanzione è dello 0,1% dell’imposta evasa per ogni giorno di ritardo; se si paga dal 15esimo al 30esimo giorno, la sanzione si riduce invece a 1/10 dell’imposta evasa; se si paga dal 30esimo al 90esimo la sanzione è pari al 1,67% dell’imposta evasa; se si paga dal 90esimo giorno fino a un anno, la sanzione è pari al 3,75%; se si paga dopo un anno non si può più usufruire del ravvedimento operoso e si applica una sanzione pari al 30% dell’imposta evasa oltre agli interessi dello 0,5% per ogni sei mesi di ritardo.

Nuove pensioni oltre i mille euro, più di 20mila gli assegni d’oro...


L’Inps ha diffuso i dati sui flussi di pensionamento del 2017 e nel 2016. L’importo medio dei nuovi assegni è cresciuto e per la prima volta ha superato i mille euro al mese. In pensione più tardi, quindi, ma con un assegno più sostanzioso. L’anno scorso l’istituto ha liquidato 516.079 pensioni, contro le 486.079 del 2016, registrando un incremento del 6,3 per cento.
Gli assegni - Nel dettaglio, si va dai 2.275 euro al mese per le nuove pensioni di anzianità dei lavoratori dipendenti, che sono mediamente più ricche, ai 239 euro delle pensioni di vecchiaia dei lavoratori parasubordinati, praticamente una miseria. In mezzo ci sono gli artigiani, con 1.009 euro e i commercianti con 998 euro.
L’età media - Era di 66,4 anni nel 2016, è stata di 66,7 l’anno scorso. Sembrano soglie di accesso alla pensione alte. In realtà essendo dati medi, risentono delle pensioni di reversibilità, quasi 180mila quelle liquidate nel 2017, che sono state concesse e un’età media di 75 anni. L’età media per le altre categorie è stata di 66,6 anni per gli uomini e di 64,8 per le donne, mentre le pensioni di anzianità sono scattate a 61,2 anni per i lavoratori e a 59,9 per le lavoratrici.
Gli assegni sociali - Spicca il dato dei nuovi assegni sociali, la prestazione assistenziale (402 euro al mese), concessa nel 2017 a chi aveva più di 65 anni e 7 mesi e un reddito annuo inferiore a 5.824 euro. Ne sono stati pagati la bellezza di 43.289, cioè il 17,7 per cento in più del 2016.
Le pensioni d’oro - Da un estremo all’altro. Aumenta anche il numero delle pensioni ricche. Nel 2017 quelle liquidate con importo superiore ai 3mila euro al mese sono state 20.041, circa 4mila in più rispetto al 2016. Il dato tra assunzioni e cessazioni è stato positivo: i numeri aggiornati a novembre 2017 fotografano un saldo positivo per 801mila posti di lavoro, meglio dello stesso periodo del 2016 (579mila). Male i contratti a tempo indeterminato che sono stati il 4,5 per cento in meno.

Stop al mutuo per le famiglie in difficoltà sino a luglio


L'Abi e l'associazione dei consumatori hanno raggiunto un accordo, prorogando lo stop al mutuo per le famiglie in difficoltà sino a luglio 7 gennaio 2018 - Lo stop al mutuo per tutte le famiglie in difficoltà è stato prorogato sino a luglio. L’annuncio è arrivato dall’Abi, che avrebbe raggiunto un accordo con l’associazione dei consumatori. Tutti gli italiani che non ce la fanno a pagare le rate del mutuo e rischiano di perdere la casa, potranno tirare un sospiro di sollievo sino al 31 luglio 2018. L’accordo sulla “Sospensione della quota capitale dei crediti alle famiglie” è stato raggiunto dopo mesi di trattative fra le due parti. L’Abi ha anche diffuso in queste ore un resoconto riguardante lo strumento di sostenibilità della rate a favore di tutte le famiglie coinvolte in questa manovra. La moratoria per 12 mesi sulla quota capitale del finanziamento (fra mutuo prima casa e il credito al consumo) è stata realizzata per la prima volta nel marzo 2015. Sino ad ottobre 2017 ha interessato ben 16.642 famiglie italiane che hanno avuto la possibilità di sospendere le rate con un controvalore complessivo pari a 475 milioni di euro. Inoltre la maggiore liquidità messa a disposizione nei primi 12 mesi di sospensione è stata, secondo l’Abi, pari a 118 milioni di euro. Le domande per le varie operazioni di finanziamento al consumo sono state distribuite per il 35,7% al Nord, per il 23% al Centro, per il 41,3% al Sud e nelle Isole. Per quanto riguarda i mutui invece l’Associazione Bancaria Italiana ha registrato un 49,3% al Nord, un 26,4% al Centro e il 24,3% nel Sud e nelle Isole. Nel frattempo, almeno secondo le prime previsioni, il 2018 sarà un altro anno d’oro per i mutui. A confermarlo, in una recente dichiarazione, anche il presidente della BCE, Mario Draghi. “Ci attendiamo che i tassi rimangano su livelli pari a quelli attuali – ha spiegato – per un prolungato periodo di tempo e ben oltre l’orizzonte dei nostri acquisti netti di attività”.

Da marzo 2018, stop ai maxi conguagli: è addio alle super bollette di acqua, gas e luce


La norma contro i maxi conguagli è stata approvata: le super bollette di acqua, gas e luce non peseranno più sul contribuente a partire da marzo 2018. 17 Dicembre 2017 - Quando si pensava non ci fossero più speranze, la norma relativa ai maxi conguagli è passata. Approvata dalla Camera, è entrata nella Legge di Bilancio e ha incassato il sì dal governo. La sua partenza, da gennaio, è slittata a marzo. Ma è comunque un successo. Dopo due anni di discussioni, la proposta avanzata da Simone Baldelli – deputato di Forza Italia, e vice presidente della Camera – è finalmente diventata realtà. Nonostante l’unanimità della Camera, infatti, la legge contro i maxi conguagli per le bollette di acqua, gas e luce rischiava di finire nel dimenticatoio, a causa del ritardato via libera da parte del Senato e dall’ormai prossimo scioglimento delle Camere. Tuttavia, il suo promotore non si è arreso: ha ottenuto il sì della Commissione di Bilancio, e – seppure ci sarà un ritardo di tre mesi nella sua entrata in vigore – ha ottenuto ciò che voleva. Così, da marzo 2018, nessun contribuente riceverà più quelle pesantissime bollette (relative al consumo di acqua, gas e luce) conseguenza dei conguagli sui costi fatturati sulla base di stime relative. A far temere quelle bollette era, fino ad oggi, il periodo anche molto lungo a cui potevano riferirsi: in alcuni casi, si parla di più di cinque anni. Adesso, grazie alla norma approvata, non sarà più possibile includere in quelle bollette conguagli che vadano oltre i due anni di tempo. L’Autorità per l’Energia dovrà stabilire i criteri che gli operatori dovranno seguire, ma le date di partenza sono già state fissate: si comincia a marzo 2018 con lo stop ai maxi conguagli della luce, a gennaio 2019 toccherà al gas e a gennaio 2020 all’acqua. Gli utenti domestici, ma anche le micro-imprese e gli studi professionali, avranno quindi un diritto al corrispettivo che si prescriva in due anni nei contratti di fornitura di queste tre utenze. È un grande sollievo, questo, per i contribuenti. Ed è una vittoria per tutte le associazioni dei consumatori che da tempo chiedono l’approvazione di questa norma. Ma Baldelli non ha intenzione di fermarsi qui: dopo aver promosso la destinazione dei risparmi della Camera nel 2017 alle vittime del terremoto nel Centro Italia, vorrebbe introdurre una norma apposita nel bilancio 2018.

 

FEBBRAIO

Febbraio è il secondo mese dell'anno secondo il calendario gregoriano e conta di 28 giorni (29 negli anni bisestili). Viene dopo gennaio e prima di marzo ed è il terzo ed ultimo mese dell'inverno nell'emisfero boreale o dell'estate nell'emisfero australe.  Febbraio inizia lo stesso giorno di marzo e novembre nell'anno normale, e di agosto nell'anno bisestile. Nell'emisfero boreale è l'equivalente stagionale di agosto in quello australe e viceversa. In alcuni casi è esistito anche un 30 febbraio: è stato introdotto in Svezia nel 1712 e in Unione Sovietica nel 1930 e 1931.

Il giorno 19 il Sole esce dal segno  dell'Acquario  per  entrare  in quello  dei Pesci

8 febbraio -  Giovedì grasso   11 febbraio  - Carnevale
11 febbraio  - Patti Lateranensi  - 13 febbraio Martedì Grasso
14 febbraio  - San Valentino


LA LUNA DI  FEBBRAIO

 

31/1/2018

Luna piena

7/2/2018

Ultimo quarto

15/2/2018

Luna nuova

23/2/2018

Primo quarto


Dispositivi e tecnologie scomparsi nel 2017


Dal drone Lily che ha bruciato 34 milioni di dollari degli utenti fino alle “morte annunciata” dei televisori 3D: ecco la tecnologia scomparsa nel 2017 11 Gennaio 2018 - Il mondo della tecnologia viaggia oramai a una velocità folle. Ogni mese vengono presentati e annunciati nuovi dispositivi che fanno invecchiare all’istante quelli lanciati solamente l’anno precedente. E come normale che sia, con il passare del tempo le aziende decidono di cancellare alcuni loro prodotti dal mercato.
Il 2017 è stato un anno ricco, non solo per i nuovi dispositivi apparsi sul mercato (iPhone X, Samsung Note 8, Nintendo Switch, Xbox One X, solo per citarne alcuni), ma anche per quelli che le aziende hanno deciso di far scomparire. Ad esempio, Apple ha detto definitivamente addio all’iPod Nano e all’iPod Shuffle, due dispositivi che nei primi anni del 2000 hanno completamente cambiato l’ascolto privato della musica. Ma che oramai non sono più al passo con i tempi. Ma ad essere cancellati non
sono stati solamente i dispositivi, ma anche programmi e servizi che oramai non rispondevano più alle necessità degli utenti. Ecco i dispositivi e le tecnologie più importanti scomparsi nel 2017.
Dove sono finiti i tv 3D? - Il successo ottenuto da Avatar nelle sale cinematografiche ha fatto pensare che il futuro dei televisori fosse il 3D. Ma così non è stato. Anzi. Si tratta di uno dei maggiori insuccessi degli ultimi anni. LG e Sony che avevano cercato di prendere la palla al balzo e lanciare sul mercato i televisori con il 3D, hanno deciso durante il 2017 di eliminarli dal mercato. Molto probabilmente la storia dei televisori 3D, per il momento, è finita.
iPod Shuffle e iPod nano, addio - Con l’iPod Apple ha veramente cambiato il modo di ascoltare la musica. E il merito è anche delle versioni “low-cost” dell’iPod come lo Shuffle e il Nano. Ma nel 2017, dispositivi di questo genere non hanno più senso, tanto che Apple ha deciso di cancellarli dall’Apple Store: non potranno più essere acquistati.
Google Maps brucia le calorie - Nel 2017 Google
ha lanciato una nuova funzionalità per l’applicazione Maps che calcola il numero di calorie che un utente brucia raggiungendo una destinazione a piedi. La funzionalità, però, non è stata molto apprezzata dagli utenti che hanno iniziato a protestare ferocemente su Internet. Tanto che Google ha deciso far sparire la funzionalità.
Snapchat Spectacles - Non si tratta di un vero e proprio fallimento tecnologico, ma gli Spectacles, gli occhiali per registrare video realizzati da Snapchat, non hanno avuto un grande successo. Lanciati sul mercato a fine 2016, si calcola che ne siano stati venduti qualche migliaio e che molti siano accatastati all’interno dei magazzini.
Windows Phone - Nel 2017 Microsoft ha spento definitivamente la spina al progetto Windows Phone. L’obiettivo di conquistare il mercato degli smartphone con i suoi Lumia è definitivamente tramontato, anche a causa del predominio incontrastato di Android e iOS. L’azienda di Redmond ha annunciato che Windows 10 Mobile sarà l’ultima versione del sistema operativo e che non avrà aggiornamenti significativi nei prossimi anni. Sarà supportato solamente per sistemare possibili bug.
Jawbone - Il mercato dei fitness tracker è diventato molto competitivo. L’arrivo delle aziende cinesi ha costretto alcune società come Jawbone a dichiarare fallim
ento e a vendere i propri asset. Jawbone era stata una delle prime startup a produrre activity tracker, ma non è stata molto fortunata.
Lily - In Italia il nome Lily dirà ben poco, ma aldilà dell’Oceano ha fatto parlare molto di sé. Si tratta di un drone che aveva raccolto decine di milioni di euro attraverso una campagna di crowdfunding. Lanciato nel 2015, ha avuto sempre moltissimi problemi, con gli utenti che hanno pagato per un prodotto che non ha mai visto la luce. A marzo 2017 l’azienda è fallita con un debito verso i clienti di 34 milioni di dollari.
Paint - Paint non è morto, ha semplicemente preso un’altra forma. Con gli ultimi aggiornamenti del sistema operativo, Microsoft sta spingendo affinché Paint si trasformi in Paint 3D, un programma con molte più funzionalità e al passo con i tempi.



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