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...all'interno di questa rubrica  ...le 14 abitudini più dannose per il cuore ...

 


" L'aldilà ... "

Esiste la vita oltre la morte?

...questa rubrica è ...

 



Il "Triangolo delle Bermude: la soluzione al mistero sta nelle nuvole?


Il Triangolo delle Bermude si trova al largo della Florida, tra Bermuda e Portorico. Qui, dal 1851, più di 8.000 persone sono svanite nel nulla! Due scienziati americani avanzano un'affascinante teoria che, qualora venisse confermata, potrebbe svelare il segreto dietro le tante sparizioni di navi e aerei avvenute in quella zona dell'Oceano Atlantico. Scopri con Focus Junior di che si tratta! Tra i luoghi della terra maggiormente ammantati da un'aura sinistra di pericolo e mistero, sicuramente il Triangolo delle Bermude è quello più affascinante. Da quasi un secolo ci si interroga sul perché proprio in quelle zone, numerose navi e aerei siano letteralmente scomparse nel nulla. Come al solito, la risposta potrebbe arrivare dalla scienza. I ricercatori dell'Università dell'Arizona e del Colorado, Randy Cerveny e Steve Miller, hanno avanzato su Science Channel un'interessante teoria che addosserebbe le responsabilità di tanti disastri a fenomeni di tipo metereologico. Nella famigerata zona tra Florida, Bahamas e Bermuda, è stata infatti osservata grazie ai satelliti una massiccia concentrazione di nubi esagonali, cioè nuvole "chiuse" che si troverebbero perlopiù nell'angolo occidentale del Triangolo. Tali ammassi di vapore acqueo sarebbero all'origine di forti venti che soffiano 170 e le 190 miglia orarie, i quali, combinati con le correnti oceaniche darebbero vita a improvvise tempeste dalla violenza inaudita, perfettamente in grado di far precipitare arei o affondare navi.Tutto è ancora da dimostrare, ma forse la soluzione all'enigma "esagonale" del Triangolo delle Bermude, non è poi così lontano! Non alieni o fantasmi, ma nuvole!


Che cos'è un "Dèja vu?


Stai facendo una cosa e all'improvviso ti sembra di averla già fatta. O, meglio, di averla già vissuta: hai appena avuto un "déjà vu". Ma che cos'è davvero un dèjà vu? Una nuovissima teoria ribalta tutte le precedenti spiegazioni! La traduzione del termine francese aiuta già a capirlo : significa "già visto" e indica la sensazione di avere già vissuto una situazione, di conoscere già una persona appena incontrata, di aver già visitato un luogo che si vede per la prima volta. Chi crede all'occulto attribuisce questi fenomeni a ricordi di vite precedenti. Per la scienza, invece, si tratta di anomalie della memoria o tracce lasciate da sogni dimenticati prima del risveglio. Questo fino a pochi giorni fa. Ora, infatti, un nuovissimo studio compiuto dall'università scozzese Sant'Andrews con l'aiuto di 21 volontari (e con l'esame del loro cervello con moderne tecnologie quali la risonanza magnetica), hanno cambiato la teoria. Secondo Akira O'Connor, lo scienziato che ha condotto gli esperimenti, il déjà vu non è un falso ricordo, non è un'anomalia della memoria e nemmeno il residuo di un sogno. Si tratta, invece, di una verifica che la nostra mente compie su ricordi che abbiamo davvero, per accertarsi che tutto funzioni bene. L'esperimento ha dimostrato che i volontari avevano attivato le aree del cervello legate alla presa di decisioni e non alla memoria. E hanno concluso che quelle aree stavano verificando :i ricordi mandando un “segnale”, per accertarsi che, nella nostra testa, tutto funzioni regolarmente. Una curiosità non tutte le persone provano la sensazione di déjà vu. Il perché di questo fatto non è ancora chiaro ma gli scienziati ritengono che riguardi persone, specialmente giovani, con un cervello in perfetta forma, che non ritiene di dover verificare da sé se... i ricordi che ha sono veri o falsi!


Un lungo sbadiglio è prova di intelligenza!


Un recente studio americano sostiene che lo sbadiglio è un segnale di intelligenza: la sua durata è connessa al numero di neuroni presenti nella corteccia cerebrale. Scopriamo questa interessante teoria! Gli esseri umano sbadigliano più delle altre specie perché sono più intelligenti. Questa la teoria sostenuta da uno studio della University of New York at Oneonta e pubblicato su Biology Letters, che vede nello sbadiglio un segnale di "abbondanza neuronale". Lo sbadiglio è un fenomeno fisiologico ancora poco chiaro per la scienza anche se negli anni passati lo studioso Andrew C. Gallup aveva ipotizzato che tale azione non controllata agisse come una specie di termoregolatore per abbassare o alzare la temperatura corporea in base al clima esterno (ecco che sarebbe spiegato dunque perché d'estate, quando fa più caldo, si sbadigli di meno). Proprio Gallup è stato uno degli autori principali della ricerca più recente, la quale ha messo in correlazione la lunghezza dello sbadiglio all'intelligenza di una specie. Per testare questa teoria, gli scienziati hanno preso in considerazione 177 soggetti di 24 specie diverse (umani, pecore, cammelli, scimpanzé, elefanti, conigli ecc...) e ne hanno cronometrato i 205 sbadigli. Gli esseri umani sono risultati essere la specie che sbadiglia più a lungo (una media di sette secondi), seguiti da elefanti (sei) e scimpanzé (cinque) Per gli autori dell'esperimento, ciò è da imputare ad una maggior complessità della struttura cerebrale: se infatti l'uomo non ha il cervello più grosso e pesante in natura, è però vero che possiede un più alto numero di neuroni all'interno della corteccia cerebrale, fatto che ne decreta la maggior intelligenza. Una tale struttura quindi necessità di molto più tempo per raffreddarsi e regolare la circolazione, cosa che spiegherebbe pertanto lo sbadiglio più prolungato rispetto ad una pecora o a una scimmia. Più sbadigli a lungo, più sei intelligente!


Lo sapevate che le montagne crescono?


Con il passare del tempo le montagne della terra crescono e si innalzano oppure si consumano e diventano più basse? O magari restano uguali... Focus Junior risolve questo mistero! Le montagne terrestri crescono sia in altezza sia in larghezza, a causa dello spostamento e della collisione delle placche continentali. D'altro canto l’erosione dell’acqua e del vento contrasta questa crescita. È comunque difficile dire quanto crescano. Nel 1992 un team di esperti misurò l’altezza dell’Everest e la fissò a 8.846 metri. Dopo qualche anno un altro team stabilì che era più alto: 8.848 m. Questo scarto di due metri, però, non era dovuto alla crescita, bensì a una diversa procedura di misurazione: la seconda équipe, infatti, aveva calcolato anche lo spessore della neve. Proprio per ovviare a questo tipo di errori negli ultimi anni si sono organizzate spedizioni per misurare, con strumenti sempre più raffinati la vera altezza delle montagne. Nel caso del monte Everest, per esempio, nel 2004 una spedizione italiana compie una nuova e precisissima misurazione della quota dell'Everest usando la tecnologia dei gps e, per la prima volta un georadar, uno speciale strumento capace di rilevare sia lo spessore della neve sia la roccia sottostante. Il risultato ha dato per la roccia posta sotto lo strato di neve una quota di 8.848,82 metri (con un errore di ± 23 cm): mica male!.


Perchè gli uccelli posati sui fili della luce non prendono la scossa?


"Attenzione, pericolo di morte": è la scritta sui tralicci e sui pali elettrici. Il rischio, infatti, è di rimanere folgorati. Ma perché agli uccelli non capita, anche se passano il giorno appollaiati sui fili della luce? Scoprilo qui! Una delle caratteristiche della corrente elettrica, è che dà la scossa solo quando passa attraverso un corpo che è, contemporaneamente, a contatto con due zone aventi potenziale elettrico differente (ossia zone con una diversa carica di energia ). Siccome, però, gli uccelli toccano solamente UNO dei fili elettrici, la corrente elettrica non va da nessuna parte, non scorre attraverso il loro corpo come se fosse un filo elettrico. Al contrario, se invece gli uccelli appoggiassero una zampa su un filo e l’altra su un altro filo, oppure toccassero il filo e, contemporaneamente un’altra superficie, per esempio il palo della luce (che è in contatto con la terra), verrebbero immediatamente fulminati. Esattamente come accade a noi umani quando, per sbaglio, tocchiamo un filo della luce. In questo caso, infatti, a causa della differenza di potenziale la corrente elettrica passerebbe dal filo dell’alta tensione al palo e alla terra, attraverso il corpo dell’uccellino (o dell'uomo) che morirebbe folgorato (folgorazione è la parola esatta da usare per indicare un corpo, umano o animale, colpito da una forte scossa elettrica). Per fortuna, siccome il pennuto tocca solo un filo dell’alta tensione alla volta, la corrente non passa attraverso il suo corpo e non scorre da nessun’altra parte. E lui può continuare a cinguettare allegramente anche da lassù!


Il proverbio: "Questo momento é passato; non potrà mai essere vissuto di nuovo...!"

Ultime piogge al Sud, tanto sole al Centro-Nord


Venti da Nord, instabile al Sud e alta pressione che pian piano conquista l'Italia E' iniziata l'ultima settimana del mese di Marzo. Dopo l'ingresso di aria fredda dai quadranti Nordorientali italiani, favorito dalla posizione dell'alta pressione collocata sull'Europa centrale, l'anticiclone scende di latitudine conquistando definitivamente l'Italia.
Lunedì 27 - venti da Nord soffieranno su tutte le regioni, ma mentre al Nord e al Centro il tempo sarà soleggiato, al Sud, inizialmente Puglia avremo un tempo più instabile con locali temporali sparsi o rovesci, localmente intensi.
Martedì 28 -  bel tempo su tutto il Paese, salvo ultime piogge al Sud.
29-31 marzo - Conquista definitiva dell'alta pressione. Sole prevalente su tutte le regioni e clima gradevole.
Temperature - In leggera diminuzione il giorno 27, poi in graduale aumento su tutte le regioni, ma più apprezzabile al Nord, qui con valori molto gradevoli e spesso superiori ai 20/21° sulla Pianura Padana.

Arriva il super autovelox: multe a chi telefona a 1,2 km di distanza


Il Telelaser Trucam diventerà il nuovo incubo degli automobilisti. Da qualche giorno la polizia stradale lo sta usando sulle strade del Lazio, come la Pontina, e in Sardegna, sulla Statale 131 nel tratto Oristanese. Sembra un normale autovelox, ma l’apparenza inganna. E’ un’evoluzione tecnologica: non si limita a rilevare l’infrazione di velocità, ma la filma, in stile Grande Fratello. Poi tutto viene archiviato in un hard disk, protetto e in grado di raccogliere oltre 10mila file per la successiva verbalizzazione. Il punto di forza? Inizia a riprendere l’infrazione già a un chilometro di distanza, non basta quindi rallentare in prossimità della macchina dei vigili. Il danno potrebbe già essere stato fatto. Riesce a scovare infrazioni a distanza, grazie al potente raggio laser e al sensore Ccd ad alta definizione della telecamera. Basta puntare il telelaser sull’auto “da controllare” e l’agente ha immediatamente disponili informazioni come velocità di crociera, ma non solo. Grazie alla capacità di zoom della telecamera è mostrato anche se il conducente e i passeggeri hanno le cinture allacciate o se il guidatore stava usando il telefono alla guida. Non c’è più scampo. Se le condizioni di traffico e di sicurezza sono adeguate si procede con il fermo immediato del veicolo e alla contestazione delle infrazioni. Per massimizzare i controlli, gli agenti dalla targa verificheranno che l’auto abbia una copertura assicurativa valida e che abbia superato la revisione. Diversamente, altra multina. Il rilevamento non perde efficacia neanche di notte. Il potente Telelaser Trucam è anche in grado di distinguere se si tratta di una moto, di un’auto o di un camion. Il nuovo spauracchio degli automobilisti può anche essere installato in una postazione fissa e già 382 comandi delle polizie locali sparsi per la Penisola ne hanno fatto richiesta. Secondo il rapporto Aci-Istat, nel 2015 si sono verificati 174.539 incidenti stradali con lesioni a persone, che hanno provocato 3.428 vittime e 246.920 feriti. Fare cassa o aumentare la prevenzione? Il nuovo Telelaser Trucam è pronto per “osservate” tutti.

Fisco, caccia ai super-evasori per recuperare 6 miliardi di euro


Ogni anni in Italia si evadono 110 miliardi di euro. Solo l’Iva evasa sottrae all’erario più di 40 miliardi di euro all’anno. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, spera adesso di recuperare parte del sommerso in vista del Def, il Documento di economia e finanza, che presenterà il 10 aprile. In quest’occasione potrebbero essere riviste al rialzo le stime di crescita del Pil fissate lo scorso settembre all’1% nel 2017 e all’1,3% nel 2018. L’obiettivo del governo è recuperare “6 miliardi tra quest’anno e il 2018”, dice il viceministro, Luigi Casereo. Ieri Padoan ha presieduto la prima riunione della “Commissione consultiva per il contrasto all’evasione”, insieme al direttore dell’Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi, il viceministro Casero, il comandante della Guardia di finanza, Giorgio Toschi, il direttore delle Dogane, Giuseppe Peleggi e altri dirigenti. L’intento è condiviso: stanare gli evasori, partendo da imprese e professionisti. Si tratta di circa 3mila verifiche su tutti quei soggetti che, nonostante abbiano ricevuto la lettera dell’Agenzia delle entrate con l’invito a correggere o integrare le dichiarazioni fiscali, non hanno fatto nulla. Altri 3mila controlli sono pronti per chi, invece, non ha utilizzato la voluntary disclosure per far emergere capitali nascosti all’estero, ma che ha un conto corrente all’estero. Le verifiche incrociate in questo caso sono molto più semplici grazie agli accordi bilaterali con la Svizzera, principato di Monaco e Liechtenstein. Sotto la lente del fisco anche le finte residenze all’estero, come tutte quelle spostate in Gran Bretagna, dove c’è un regime particolarmente vantaggioso, chiamato resident not domiciled. Il pianto anti-evasori prevede anche azioni di contrasto nei confronti delle multinazionali che hanno attuato spostamenti dei profitti in Paesi con una tassazione più favorevole. Il bastone e la carota: oltre a queste azioni repressive, infatti, il governo punta anche su una collaborazione preventiva, in particolare con i grandi contribuenti, incentivando l’affidabilità fiscale in cambio di una riduzione dei controlli invasivi.

Voucher addio, cosa sono i mini jobs


Entro fino anno i voucher andranno in pensione. Polemiche politiche a parte, il governo sta pensando a nuovi strumenti per contrastare il lavoro nero, in grado di sostituire i ticket cancellati in fretta e furia per evitare il referendum. Dal 2018 potrebbero fare il loro ingresso i mini jobs, sul modello di quelli tedeschi. Almeno per regolamentare il lavoro occasionale nelle imprese, per le famiglie sono allo studio altri strumenti. Il modello da seguire è quello sperimentato in Germania, probabilmente da noi non si chiameranno mini jobs ma la maggior parte delle caratteristiche dovrebbero essere uguali. Si tratta di un contratto che concede al lavoratore la stessa percentuale di contributi previdenziali dei contratti “normali”, ma con un limite massimo di ore lavorative. Si parla di 400 giorni nell’arco di tre anni: sopra tale soglia scatterebbe per le aziende l’obbligo di assunzione con un contratto regolare. L’esecutivo sta pensando a una soluzione diverse per i lavori commissionati dalle famiglie. L’idea è quella di istituire una piattaforma telematica alla quale potranno iscriversi sia le famiglie committenti sia gli aspiranti lavoratori occasionali. La prestazione potrebbe essere pagata direttamente online, e l’intero servizio sarebbe gestito dall’Inps, con la garanzia di maggiore tutela per i lavoratori. I tempi sono diversi. Per i mini jobs all’italiana si deve fare più in fretta e potrebbe essere presentato un disegno di legge ad hoc. Per quanto riguarda, invece, lo strumento per il lavoro occasionale delle famiglie, la piattaforma potrebbe essere ufficialmente approvata solo con la prossima legge di Bilancio. L’abolizione dei voucher può far aumentare il lavoro nero, come ammesso dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, quindi una misura sostitutiva non è solo necessaria ma anche urgente.


Sos Primavera: la sindrome da occhio secco e le allergie


Roma - L'arrivo della primavera coincide in Italia con un appuntamento fisso con le allergie da pollinazione per quasi una persona su 5 (il 19,5% della popolazione). A rimetterci sono molto spesso gli occhi: i gas inquinanti e il microparticolato si depositano sulla congiuntiva innescando una reazione infiammatoria. La persistenza dell'infiammazione altera la barriera epiteliale e attiva le cellule del sistema immunitario. "Ci sono 4 forme di congiuntivite: la congiuntivite allergica stagionale (SAC), la congiuntivite allergica perenne (PAC), la cheratocongiuntivite Vernale (VKC) e la cheratocongiuntivite atopica (AKC) - spiega Pierangela Rubino, specialista in oculistica della Sezione di Oculistica dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, Direttore Prof. S. A. Gandolfi - la stagionale e la perenne sono le congiuntiviti allergiche più comuni e si riscontrano nel 15-20% della popolazione. Interessano i giovani adulti tra i 20-40 anni, senza predilezioni di sesso, e sono spesso associate a malattie atopiche". La cronica stimolazione del sistema immunitario si accompagna al rilascio di istamina e di altri mediatori dell'infiammazione, che sono responsabili della vasodilatazione e aumento della permeabilità vascolare, e quindi del rossore oculare stimolazione nervosa, che si traduce nel prurito, ipersecrezione a carico della ghiandola lacrimale, con conseguente lacrimazione. "La terapia delle congiuntiviti allergiche è quella di evitare l'agente nocivo che le causa, ma questo può risultare difficile per gli allergeni perenni e perché la superficie oculare è troppo ampia per evitare i comuni allergeni (per esempio quelli presenti nell'aria). Tra i principali trattamenti che sono utili per allontanare l'allergene - spiega l'esperta - i sostituti lacrimali che hanno la funzione duplice di diluire l'allergene e i mediatori dell'infiammazione e di rimuoverlo dalla superficie; sono coadiuvanti dei trattamenti specifici per le allergie cioè dei colliri antistaminici, di quelli con gli stabilizzatori di membrana e di quelli con il cortisone che sono usati nei casi più gravi di allergia" conclude Rubino. Per indirizzare verso un corretto percorso diagnostico la dottoressa Rubino assieme al Gruppo P.I.C.A.S.S.O.( Partners Italiani per la Correzione delle Alterazioni del Sistema di Superficie Oculare) ha promosso, con il contributo di Thea Farma, lo smart test, grazie al quale è possibile misurare la probabilità di soffrire di occhio secco, che spesso è presente nelle congiuntiviti allergiche.
 

Parte a Torino il numero unico 112 per le emergenze


Roma - Un solo centralino per tutte le emergenze abbinato ad un numero semplice da individuare e ricordare. Arriva da martedì 21 marzo anche a Torino e in tutto il territorio provinciale il numero unico 112, attivo in gran parte dei Paesi europei e avviato in via sperimentale da febbraio nella provincia di Cuneo: si completa così la copertura in tutto il Piemonte. Il servizio è gratuito, multilingue e permette la localizzazione immediata degli utenti che chiamano. Per i cittadini non ci sarà alcun cambiamento: i numeri tradizionali, il 112 per i carabinieri, il 113 per la Polizia, il 115 per i Vigili del fuoco e il 118 per le emergenze sanitarie resteranno in funzione. Tutte le telefonate verranno automaticamente indirizzate al centralino unificato di risposta, ospitato presso la sede del 118 a Grugliasco. Gli operatori, appositamente formati, attivano immediatamente i mezzi di soccorso più idonei. "Proseguiamo nel percorso che avevamo annunciato - sottolinea l'assessore alla Sanità della Regione Antonio Saitta - con l'estensione del numero unico in tutto il Piemonte. La sperimentazione avviata con la centrale operativa di Saluzzo sta dando ottimi risultati: in questo modo, una fra le prime regioni d'Italia, siamo allineati al resto d'Europa. Ringrazio la Prefettura di Torino e tutte le forze dell'ordine per la grande collaborazione". Il numero unico 112 può essere chiamato 24 ore su 24 da qualsiasi telefono, fisso o cellulare, per segnalare situazioni di emergenza e richiedere il pronto intervento. Alla ricezione della telefonata l'operatore ha il compito di acquisire il maggior numero di dati utili ed entro un massimo di 40 secondi allertare l'organo competente.

Rai, via il tetto per le star. In arrivo un decreto sui compensi


Fatta la legge, si sta già studiando come fare per superarla. A Viale Mazzini sono già cominciate le grandi manovre. L’obiettivo è trovare una maniera per superare il tetto dei 240mila euro di compenso all’anno che dal primo aprile viene esteso anche agli artisti. Il rischio è un grande esodo, potrebbero lasciare in blocco la Rai Bruno Vespa, Piero Angela, Flavio Insinna e Antonella Clerici, a meno che non decidano di abbassarsi lo stipendio. Quando è stata approvata la legge sul tetto dei compensi per la tv pubblica, ha prevalso il forte desiderio di limitare gli sprechi in Rai. Sarebbe bastato inserirei una clausola che escludeva dal limite gli artisti. Le star come i calciatori hanno un mercato a parte rispetto ai manager. Facendo qualche esempio, Antonella Clerici guadagna 3 milioni di euro lordi fino al 2018. Non solo lei adesso è in bilico, ma anche colleghi come Fabio Fazio, Piero e Alberto Angela, Lucia Annunziata e Michele Guardì. Un escamotage ci sarebbe. Le società di produzione potrebbero prendersi in carico anche lo stipendio de. Fabio Fazio, ad esempio, potrebbe farsi pagare lo stipendio da Endemol, la società di produzione di Che Tempo Che fa. Stesso discorso anche per Angela e Vespa. Ci sarebbe sempre il piano B, ossia l’epurazione delle star che non sono disponibili alla riduzione dei compensi. E i sostituti ci sarebbero di già. Amadeus potrebbe essere il successore di Carlo Conti, all’eredità è pronto a stabilirsi Fabrizio Frizzi, già da qualche tempo padrone di casa. La giornalista Eleonora Daniele potrebbe approdare all’Arena, nell’appuntamento domenicale, in sostituzione di Giletti. Elisa Isoardi è pronta per la conduzione della Prova del Cuoco, aveva già rimpiazzato la Clerici durante il periodo della maternità.l conduttore, come già avvenuto con la Zerostudios di Michele Santoro: per le società non c’è alcun tetto

Banconota da 50 euro, ad aprile arriva quella nuova


La banconota più usata si rifà il look. Il 4 aprile entra in circolazione il nuovo biglietto da 50 euro che era già stato presentato lo scorso luglio. Sarà più difficile da falsificare e segue la strada anti-falsari già intrapresa dei nuovi tagli da 5, 10 e 20 euro. Il restyling non si ferma. In un secondo momento saranno rimesse a nuovo anche le banconote da 100 e 200 euro. Addio alla banconota da 500 euro. La Bce ha annunciato che i biglietti viola smetteranno di circolare. “L’abolizione della banconota da 500 euro non ha a che fare con l’abolizione del contante”, puntualizza il governatore della Banca centrale, Mario Draghi, aggiungendo che, non a caso, lo stop alla produzione della banconota sarà bilanciato dalla maggiore produzione di banconote da 200 euro. Il taglio da 50 euro rappresenta il 45 per cento del contante in circolazione. La nuova banconota circolerà dal 4 aprile, ma le ormai “vecchie” banconote da 50 euro continueranno ad essere scambiate e a conservare valore legale. Solo in un successivo momento la Bce ha intenzione di ritirarle, ma si potranno cambiare in tutte le sedi delle banche nazionali dei Paesi membri dell’Eurozona.

Quanto valgono le vecchie lire?


Qualcuno potrebbe avere un piccolo tesoretto in casa senza neanche saperlo. Per scoprirlo basta controllare le vecchie lire che in molti ancora conservano gelosamente. Alcune banconote, ma anche monete, hanno un grande valore per i collezionisti perché appartengono a serie limitate e, quindi, molto rare.
Le 50mila lire con la faccia di Bernini: se appartengono alla serie storica, possono valere una fortuna. Quanto? Tra i trecento e i mille euro. Pertanto, il loro valore numismatico è molto più alto di quello nominale, proprio per la loro rarità.
Occhio anche alle monete. Le 100 lire coniate nell'anno 1995 sono particolarmente rare: ne furono coniate solo 8,6 milioni e possono valere fino a 1.200 euro.
50 lire coin . Le monete da 50 lire che riportano la data del 1958 sono molto ricercate. Ne furono diffusi solo 825mila esemplari. Il valore di una moneta da 50 lire del 1958 varia dai 20 euro di un esemplare usurato, fino ai 2mila euro per uno in perfetto stato di conservazione.
Il valore delle banconote del vecchio conio può variare molto perché dipende anche da quanto interesse determinate serie suscita tra i collezionisti. Giuseppe Verdi, Maria Montessori e Marco Polo. Chi si ricorda su quali banconote venivano ritratti?
500mila lire. Questa banconota è molto ambita tra i collezionisti. Prima di tutto perché non sono molti coloro che hanno deciso di non cambiarla in euro.
La banconota da 500mila lire fu emessa soltanto una volta, nel 1997, poco tempo prima dell'entrata in vigore dell'euro. Sul retro del biglietto, di colore verde-acquamarina-rosa, era raffigurato Raffaello.
100mila lire. Le prime banconote furono emesse tra il 1967 e il 1979 ed erano dedicate a Alessandro Manzoni. A quell'epoca 100mila lire era lo stipendio medio di un operaio. Le prime banconote, quindi, potrebbero avere molto valore.
5mila_141339 - Nel 1983 il governo Craxi decise di rinnovare tutte le banconote in circolazione e da allora cambiò il colore, che diventò marrone-grigio, e Manzoni lasciò il posto a Michelangelo Merisi da Caravaggio.

Cartelle esattoriali: proroga fino al 21 aprile?


Potrebbe venir spostata la scadenza per la rottamazione delle cartelle esattoriali. Il viceministro dell’Economia, Luigi Casero, ha infatti preannunciato in commissione Finanze alla Camera parere favorevole a un emendamento che sposta la scadenza per presentare l’istanza dal 31 marzo al 21 aprile. Se l’emendamento, presentato al decreto terremoto, sarà dichiarato ammissibile, avrà quindi il via libera dell’esecutivo. La richiesta di proroga, importante per molti contribuenti, è firmata PD, ma ha l’appoggio anche del Movimento 5 Stelle e, si spera, non subirà stop nelle prossime ore. Ma cosa significa la rottamazione delle cartelle esattoriali di Equitalia? Nello specifico i cittadini si troveranno senza sanzioni e interessi di mora per i carichi Equitalia da pagare, ma si pagheranno solo le somme iscritte a ruolo a titolo di capitale, nonché gli interessi legali e di remunerazione. Passano, poi, da 4 a 5 le rate previste dalla ‘rottamazione delle cartelle’: tre nel 2017 e due nel 2018. Inclusi i ruoli emessi fino a tutto il 2016. Il termine per la presentazione delle istanze è fissato al 31 marzo 2017. Se ci sarà la proroga tutto slitterà di tre settimane. Il 70% delle somme dovute dovrà essere versato nel 2017 e il restante 30% nel 2018. Per il 2017 la scadenza delle rate è fissata nei mesi di luglio, settembre e novembre e per il 2018 nei mesi di aprile e settembre. Parlando sempre di rottamazione, c’è stato anche il via libera all’unanimità di una risoluzione M5S a prima firma Carlo Sibilia che prevede l’immediato rilascio di un Durc (Documento unico di regolarità contributiva) regolare da parte dell’Inps nel momento in cui l’impresa fa richiesta di definizione agevolata delle cartelle esattoriali per debiti di natura, appunto, contributivi. “Bisogna equiparare il meccanismo a ciò che accade per una normale rateazione fiscale Ne va spesso della stessa sopravvivenza di molte aziende, dato che senza Durc non si può nemmeno partecipare agli appalti pubblici” ha detto a tal proposito l’onorevole Sibilia.

Documenti in ordine, per quanto tempo vanno conservate le bollette


Non si tratta solo di ordine ma è anche un modo per evitare di pagare una multa due volte. Tenere in ordine tutti i documenti, dalla dichiarazione dei redditi, fino alla multa per divieto di sosta è fondamentale. Nel caso arrivasse la richiesta di pagamento per una contravvenzione già saldata, riuscire ad avere a portata di mano la ricevuta di pagamento diventa basilare. Bollettini di pagamento, multe, ricevute dalla banca, sono tutti documenti che vanno archiviati seguendo un determinato ordine. Tenere tutto archiviato, in cartelline dedicate, può anche diventare un rischio. Il passo per trasformasi in accumulatori seriali è breve, quindi vediamo quanto tempo vanno conservati i diversi tipi di documenti. Iniziamo dalla dichiarazione dei redditi: 5 anni. Il fisco ha tempo fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello della presentazione della dichiarazione per effettuare controlli e contestare quanto dichiarato. Stesso arco di tempo anche per l’archiviazione delle multe. Per le violazioni al codice della strada che non sono state accertate dai Comuni, ma dalla polizia stradale, ad esempio, il termine di prescrizione è di 5 anni. Per le multe iscritte a ruolo dal Comune, il termine è di 2 anni. La richiesta di detrazioni per le ristrutturazioni edilizie e per interventi di risparmio energetico deve essere documentata. La rateazione delle agevolazioni arriva a dieci anni, tutta la documentazione va conservata per 15 anni. L’Imu e la tassa dei rifiuti hanno la prescrizione fissata a 5 anni: dopo questo lasso di tempo il Comune non può più chiedere nulla riguardo queste imposte. Le bollette relative alle utenze di acqua, luce, gas e telefono vanno conservate per 5 anni dalla data di scadenza. Stesso discorso temporale anche per documenti di pagamento delle spese condominiali. E lo scontrino per il nuovo smartphone? Solitamente 26 mesi, in modo da poter far valere i diritti previsti dalla garanzia, in caso di guasto o malfunzionamento

Ag.Entrate: dal 2018 si passa dagli studi di settore agli Isa


Roma - Oggi, in occasione della Commissione degli esperti, sono stati presentati i nuovi Indici sintetici di affidabilità fiscale, che daranno vita a un rapporto completamente nuovo tra Fisco e contribuenti. Dal prossimo anno imprese e professionisti potranno, infatti, avere un riscontro trasparente della correttezza dei propri comportamenti fiscali attraverso una nuova metodologia statistico-economica che stabilirà il grado di affidabilità/compliance su una scala da 1 a 10.I contribuenti che risulteranno "affidabili" avranno accesso a significativi benefici premiali, anche consistenti nell'esclusione o nella riduzione dei termini per gli accertamenti. I primi 70 Isa dovrebbero essere approvati entro dicembre 2017 e i restanti 80 entro il 2018. Durante la riunione di oggi gli esperti hanno, inoltre, dato parere favorevole ad alcuni correttivi per il 2016. Gli Indici sintetici di affidabilità sono formati da un insieme di indicatori elementari di affidabilità e di anomalia e consentono di posizionare il livello dell'affidabilità fiscale dei contribuenti su una scala da 1 a 10. In dettaglio, gli indicatori elementari di affidabilità valutano l'attendibilità di relazioni e rapporti tra grandezze di natura contabile e strutturale, tipici per il settore e/o per il modello organizzativo di riferimento, mentre gli indicatori elementari di anomalia valutano incongruenze e situazioni di normalità/coerenza del profilo contabile e gestionale che presentano carattere atipico rispetto al settore e al modello organizzativo cui sono riferiti. 8 settori al banco di prova degli Isa - La sperimentazione degli Indici sintetici di affidabilità ha riguardato, in questa prima fase, 8 settori economici: Commercio all'ingrosso di macchine utensili; commercio al dettaglio di abbigliamento, calzature, pelletterie ed accessori; amministrazione di condomini, gestione di beni immobili per conto terzi e servizi Integrati di gestione agli edifici; attività degli studi di ingegneria; fabbricazioni di calzature, parti e accessori; produzione e commercio al dettaglio di prodotti di panetteria; manutenzione e riparazione di autoveicoli, motocicli e ciclomotori; servizi di ristorazione commerciale.

Tasse legate all’età, la “maturità fiscale” prevede imposte più leggere per gli under 35


Più vecchio sei e più tasse paghi. L’idea è già stata ribattezzata “maturità fiscale” ed è venuta in mente a Tommaso Nannicini, ex sottosegretario a Palazzo Chigi, professore alla Bocconi di Milano, oggi consigliere di Matteo Renzi. Nei giorni corsi, sul Messaggero, Nannincini ha spiegato come si potrebbe abbassare la pressione fiscale per chi ha meno di 35 anni. Nel 2016 le entrate fiscali sono aumentate del 3,3 per cento, superando i 450 miliardi di euro. Quasi sei miliardi in più sono arrivati dallo split payment, il meccanismo che obbliga la pubblica amministrazione a versare direttamente all’erario l’Iva sulle fatture dei propri fornitori. L’idea proposta è quella di abbassare le tasse ai più giovani, senza però gravare sui più anziani. La differenza la dovrebbe versare lo Stato. Per il 2018, il governo deve trovare 20 miliardi di euro per evitare che scattino le clausole di salvaguardia, in altre parole, che aumenti l’Iva. Lo sconto delle tasse per i più giovani dovrebbe comunque durare solo qualche anno. Tra le proposte del consigliere di Renzi, a parità di reddito un giovane pagherebbe meno di un anziano. La stessa idea è contenuto anche in uno studio di due professori della Luiss. Nel loro progetto il minor prelievo a carico dei giovani sarebbe compensato dai contribuenti più anziani. Nannicini sta pensando anche alla dote contributiva: per i primi tre anni di lavoro e fino alla soglia dei 35 anni, i contributi sarebbero pagati non dall’azienda ma direttamente dallo Stato. Resta sempre da capire con che soldi. Infine si sta valutando anche ad un nuovo contributo di solidarietà, legato all’età anagrafica del contribuente. Si tratterebbe, però, di provvedimenti temporanei, diversamente la Consulta li boccerebbe.

MARZO

Marzo è il terzo mese dell'anno secondo il calendario gregoriano (il primo mese nell'antico anno romano), il primo della primavera nell'emisfero boreale e dell'autunno nell'emisfero australe. Conta 31 giorni e si colloca nella prima metà di un anno civile. Nell'immaginario collettivo è sinonimo di incostanza e instabilità: esser nato di marzo, ad esempio, è usato per indicare una persona capricciosa e volubile.  E' il mese che segna il passaggio dal segno dei Pesci all'Ariete: ciò avviene in contemporanea al passaggio dall'inverno alla primavera, con l'equinozio che cade il 20º o 21º giorno del mese.

Il giorno 19 il Sole lascia il segno dei Pesci per entrare in quello dell'Ariete

8 marzo: Giornata Internazionale della Donna
19 marzo: Festa del papà.

L'ora legale nel 2017 entra in vigore domenica 26 marzo alle ore 02:00 (notte tra sabato e domenica), in tale data ed a tale orario occorre cambiare l'ora dell'orologio portandolo 60 minuti in avanti.


LA LUNA DI  MARZO 

 

5/3/2017

Primo quarto

12/3/2017

Luna piena

20/3/2017

Ultimo quarto

28/3/2017

Luna nuova


L'uomo e la donna più ricchi del mondo. I nomi degli italiani


Come ogni anno arriva la classifica di Forbes sui personaggi più ricchi del mondo. Poche le sorprese nella graduatoria mondiale occupata ancora da Bill Gates per la quarta volta consecutiva e per la 18esima in 22 anni. I numeri e i nomi
A regalargli l'ambito premio, un patrimonio da 86 miliardi di dollari, patrimonio che si trova distante anni luce da quello dell'uomo (in teoria) più potente del mondo, Donald Trump il quale, invece, di miliardi ne ha non più di 3,5 miliardi. Troppo poco per entrare in classifica. Non solo, ma l'attuale presidente degli Usa è reduce da una brusca caduta finanziaria: da un anno all'altro ha visto la perdita di 200 milioni di dollari corrispondenti a 200 posizioni nell'ambita classifica: alla fine della fiera il tycoon non va oltre una “misera” 544ma posizione. Un impoverimento che, a differenza di quanto si possa pensare, non è attribuibile al costo delle elezioni e della campagna elettorale, bensì a una drastica diminuzione del valore del suo impero immobiliare concentrato per lo più nella zona di Manhattan.

Ma nella graduatoria c'è posto anche per gli italiani, o per essere precise per le italiane dal momento che il primo nome della Penisola è quello di Maria Franca Fissolo, moglie di Michele Ferrero, con un patrimonio di oltre 25 miliardi. Dietro di lei, Leonardo del Vecchio (17,9 miliardi) e Stefano Pessina (13,9 miliardi).

La donna più ricca e quelli più giovani  Al secondo posto nella classifica generale degli uomini più ricchi del mondo c'è un'altra conoscenza degli ambienti finanziari, oltre che grande amico personale di Bill Gates, Warren Buffett; nel suo caso la fortuna arriva a 75,6 miliardi, seguita a ruota da quella del terzo rappresentante dei paperoni, Jeff Bezos, fondatore e numero uno di Amazon. Per lui si parla di un patrimonio di circa 72,8 miliardi. Il più giovane della classifica è Mark Zuckerberg con 56 miliardi.

Per quanto riguarda il gentil sesso, invece, la donna più ricca del mondo si trova al 14esimo posto, ed è la francese Liliane Bettencourt al vertice del gruppo L'Oreal con 40,3 miliardi di dollari. Ma a quanto pare mentre gli uomini possono diventare ricchi relativamente giovani (Zuckerberg è quinto in classifica) per le donne il discorso è diverso dal momento che per trovare qualche rappresentante del sesso femminile che non abbia età vetusta si deve scendere al 1.678esimo posto con le sorelle norvegesi Alexandra e Katharina Andersen, (1,2 miliardi): entrambe ventenni, devono ringraziare il padre che ha lasciato loro il 42% (21% a testa) della compagnia di investimento di famiglia Ferd. Ultima nota, sempre a proposito dell'età, il più anziano della classifica è David Rockfeller al 581esimo posto con 3,3 miliardi. Tanto vecchio da essere morto ieri. A 101 anni. A quanto pare i soldi possono tanto, ma non tutto.


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Dal 21 marzo al 20 aprile

Segno di fuoco, governato da Marte

 L’Ariete simboleggia l’esplosione della primavera e dà così inizio all’anno astrologico Ha una enorme capacità creativa, spesso accompagnata da un bisogno di primeggiare e di arrivare.

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