Alla scoperta del Monferrato

Tra  Langhe  e  Roero

Il Vercellese e la Valsesia
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

... LA PROVINCIA DI TORINO...

BROZOLO

BRUSASCO

CASALBORGONE

CASTAGNETO

CAVAGNOLO

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LAURIANO

MONTEU DA PO

S. SEBASTIANO  PO

VERRUA  SAVOIA


... LA PROVINCIA DI VERCELLI...

CIGLIANO

CRESCENTINO

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SALUGGIA




Gabiano

Mombello Monferrato


Moncestino

Il pezzo di scacchi più grande del mondo ...

I membri della World Chess Hall of Fame nel Missouri hanno realizzato il più grande pezzo di scacchi al mondo: un re, altro ben 6,1 metri. Guinness World Records ha confermato che la massiccia scultura in legno, eretta quest’anno a St. Louis per celebrare il decimo anniversario del St. Louis Chess Club, è il pezzo di scacchi più grande del mondo, battendo un pezzo di 4,5 metri di altezza nel 2012. Il re, scolpito in mogano africano Sapele, si trova di fronte alla World Chess Hall of Fame della città. “Il pezzo iconico del re degli scacchi non serve solo come faro per il Campus di scacchi di St. Louis, ma anche un punto di riferimento regionale e nazionale che esemplifica l’impatto di St. Louis sullo sport e sull’arte degli scacchi americani”, ha dichiarato Brian Flowers, coordinatore marketing per la World Chess Hall of Fame.


Il caffè trasparente che non macchia i denti ...

Il caffè è una bevanda amata da molte persone. Moli però ne bevono meno di quel che vorrebbero non per timori per la salute, ma per un puro fatto estetico: a lungo andare, tende a macchiare i denti. Questo problema è però superato dal primo caffè trasparente al mondo.L’idea è venuta a David and Adam Nagy, due fratelli slovacchi amanti del caffè che però erano stufi dell’effetto che questo aveva sui loro denti, e così hanno creato “CLR CFF”, il cui nome è la contrazione di “CLeaR CoFFee”, cioè “caffè trasparente”. E il nome descrive bene quello che è il prodotto. L’idea di caffè trasparente può sembrare assurda e impossibile, ma i fratelli Nagy assicurano che “CLR CFF” è realizzato con pura miscela arabica e senza aggiunta di additivi chimici. Comprensibilmente, non vogliono divulgare il segreto della ricetta che sostengono permetta di mantenere il gusto del caffè facendo diventare il liquido cristallino. Da quel che trapela, comunque, il risultato è ottenuto tramite “un processo puramente fisico, mai usato prima”. Non sappiamo quanto successo avrà il prodotto: sicuramente, quando i fratelli Nagy lo hanno presentato inizialmente non ha riscosso grandissimo interesse. I due avevano lanciato una campagna su Indiegogo per raccogliere fondi per lanciare l’idea, ma hanno raccolto solo 466 euro a fronte di un obiettivo di 35.000. Gli ideatori del caffè trasparente però hanno trovato un altro modo per finanziarsi, sicuri della validità della loro intuizione.



La “pioggia solida”, per combattere la siccità

Probabilmente non ne avete mai sentito parlare, ma sono oltre 10 anni che in Messico la siccità viene combattuta con la “pioggia solida”, una sorta di “polvere miracolosa”, in grado di assorbire acqua per 500 volte il proprio peso, e poi rilasciarla lentamente nel terreno nel corso di diversi mesi. La storia della “pioggia solida” è iniziata negli USA negli anni ’70, quando il dipartimento di agricoltura ha sviluppato un prodotto super- assorbente a base di amido, battezzato “super slumper”. Negli Stati Uniti, così come in molti altri paesi, questa sostanza è stata usata principalmente nei pannolini, per assorbire la pipì e mantenere i sederini dei poppanti asciutti, ma un ingegnere chimico messicano ne ha visto potenzialità di applicazione anche per combattere il problema della siccità. Partendo dal prodotto sviluppato negli USA, Sergio Rico Velasco ha sviluppato e brevettato una sostanza a base di poliacrilato di potassio, che potesse essere mescolato con il terreno per abbeverare le piante nel corso dei mesi. Ovviamente particolare attenzione è stata data ad assicurare la non-tossicità del prodotto. Sono ormai 10 anni che Velasco ha introdotto la “pioggia solida” sul mercato, e l’efficacia sembra dimostrata, con diversi agricoltori che riportano aumenti del raccolto anche del 300%-400%, risultati confermati anche da uno studio del governo messicano. Se l’efficacia è veramente quella che sembra, viene da domandarsi come mai la “pioggia solida” non sia usata in tutto il mondo, dato che sono molte le zone che devono affrontare il problema della siccità in ogni continente. Una spiegazione sembra essere nel fatto che Velasco non ha mai investito più di tanto in marketing e comunicazione, contando invece più sul passaparola. Recentemente, però, la “pioggia solita” ha catturato l’attenzione dei media, e la notorietà aggiuntiva ha fatto arrivare ordini anche da agricoltori in India e Australia. Non mancano anche i diffidenti, con alcuni che chiedono di verificarne ulteriormente l’impatto sull’ambiente e sulla salute, per quanto Velasco rassicuri che questi aspetti sono stati più volte approfonditi nello sviluppo e in analisi successive..


Il dispositivo che controlla tutto quello che ingoiate...

L’obesità diffusa è un problema serio per la salute pubblica, con conseguenze gravi e costi sociali non trascurabili: per questo sono nate negli anni moltissime iniziative per contrastarla e prevenirla. Ma tutte le ricerche sulle diete si sono sempre basate sui dati auto-dichiarati dai soggetti coinvolti negli studi, il che però non dà garanzie di accuratezza dei dati raccolti, dato che i soggetti possono facilmente sottostimare ciò che hanno mangiato. Per risolvere questo problema, due ricercatori dell’Università del Texas hanno realizzato un dispositivo per misurare tutto quello che viene ingoiato, denominato “Automated Ingestion Detection” (AID). In questo modo, tutto quello che viene ingerito viene conteggiato e misurato, dando così garanzia di una analisi completa e corretta delle abitudini alimentari dei pazienti e dei soggetti studiati, registrando quando è stato mangiato qualcosa e quale è stata la lunghezza dei pasti. La tecnologia dell’hardware è relativamente semplice: il dispositivo indossabile è fondamentalmente un collare con due microfoni che vengono applicati al collo del soggetto. La parte complessa è il software di analisi, che è stato sviluppato per identificare correttamente l’ingestione di solidi e liquidi, distinguendo da altre situazioni che potrebbero essere confuse come parlato o altri suoni di vario tipo.


La torcia alimentata solo dal calore del corpo umano ...

La sedicenne canadese Ann Makosinski ha inventato un oggetto estremamente interessante: una torcia alimentata solamente dal calore del corpo umano. L’idea le ha fatto vincere prima un concorso di scienze locale, e poi anche un concorso indetto da Google. Ann ha avuto l’idea visitando dei parenti nelle Filippine, e vedendo che non avevano la corrente elettrica. A causa di questo, alcuni amici non riuscivano neppure a fare i compiti né a studiare adeguatamente.Pensando al problema, le è tornato in mente il fatto che gli esseri umani sono dei grandi generatori di energia: “Mi sono detta, perché non il calore corporeo? Irradiamo talmente tanta energia da noi ed è sprecata”, ha raccontato Ann. La torcia di Ann si basa su un dispositivo termoelettrico chiamato cella di Peltier, ed è quasi sorprendente che nessuno avesse pensato prima di applicarle alle torce, dato che sembra un’applicazione perfetta. Ma nonostante la genialità dell’idea, all’inizio Ann non era molto convinta che avrebbe avuto successo, e solo dopo insistenze di amici e parenti ha iscritto la torcia al concorso di scienza di Google. Ed è rimasta sorpresa quando è arrivata in finale, e ancor più quando ha vinto,


Donna riduce la sua spazzatura a solo un piccolo barattolo a settimana ...

Ci potrebbe bastare un piccolo barattolo come cestino della spazzatura? È altamente improbabile, ma una donna canadese è riuscita a fare proprio questo. Dopo aver visto l’enorme quantità di rifiuti di plastica nel pranzo di suo figlio, Tippi Thole ha deciso di fare un drastico cambiamento. Anche se già riciclava e compostava la maggior parte della sua spazzatura, sapeva che avrebbe potuto fare molto meglio. “In realtà sto riciclando meno, molto di meno. Questo perché evito di acquistare qualsiasi cosa con gli imballaggi, specialmente quelli in plastica”, ha detto la donna. L’esperimento di Tippi è iniziato ufficialmente all’inizio di quest’anno. Lei e suo figlio hanno aderito al Movimento per i Rifiuti Zero, un’organizzazione globale impegnata a ridurre significativamente la quantità di rifiuti rimasti nella nostra società. Il gruppo si impegna ad evitare l’uso di contenitori di plastica o usa e getta. Portano i loro contenitori quando vanno a fare shopping e cercano sempre di riutilizzare gli oggetti piuttosto che buttarli via.Secondo Tippi, la preparazione è la chiave una vita libera dai rifiuti. Ogni volta che lascia la casa, porta con sé un “kit zero rifiuti”. Questo kit include oggetti come borse di tela per i suoi generi alimentari, posate riutilizzabili e un contenitore Tupperware. Porta con sé anche i vasetti nei negozi e li riempie di prodotti come pasta e riso. Tippi inoltre compra i suoi prodotti nei mercati degli agricoltori perché, diversamente dai supermercati, gli articoli non sono avvolti in plastica. Hanno perfino trasformato il loro bagno in un’area senza rifiuti. Trippi arriva persino a farsi il sapone e il dentifricio. Tippi tiene un blog (“The Tiny Trash Can”) e una pagina Instagram dove racconta la sua esperienza. Ogni settimana, Tippi pubblica ciò che è nel loro cestino e cerca di pensare a tutti i modi in cui i rifiuti potrebbero essere evitati.Tippi e suo figlio sono ora impegnati a vivere una vita più sostenibile al fine di aiutare l’ambiente, e a tal fine, la donna ha sostituito il loro vecchio bidone della spazzatura con un barattolo di vetro. Si potrebbe pensare che questo significhi che ha iniziato a riciclare di più, ma in realtà è vero il contrario.


Il proverbio:  " Non arrenderti, rischieresti di farlo un'ora prima del miracolo… !"

 Ciclone, Anticiclone, la settimana sarà un ribaltone continuo...

Inizia una nuova settimana e dagli ultimi aggiornamenti dei principali modelli meteo possiamo dirvi che sarà una settimana molto movimentata con un alternarsi continuo di fasi stabili e molto perturbate, insomma, un ribaltone continuo. A partire da Lunedì 22, un vortice ciclonico si approfondirà sul basso Tirreno e sarà responsabile di una forte ondata di maltempo su buona parte delle regioni del Centro-Sud. A causa della stazionarietà del minimo depressionario il peggioramento si protrarrà almeno fino alla giornata di domani Martedì 23, ancora con forti piogge sui settori ionici Sud e isole. Ultimi rovesci anche sulla Sicilia prima di un miglioramento nel corso della notte. Più riparato il Nord dove avremo una prevalenza di giornate soleggiate, anche se il freddo si farà sentire specie al primo mattino con valori diffusamente sotto i 10°C. Da Mercoledì 24 il tempo andrà migliorando su buona parte dell’Italia grazie al rinforzo dell’alta pressione da Ovest che garantirà tempo più stabile con prevalenza di sole anche per la giornata di Giovedì, praticamente su tutti i settori. Si tratterà tuttavia di una breve pausa: da Venerdì 26 una nuova perturbazione atlantica collegata a un fronte freddo in discesa dall'artico riporterà condizioni di forte instabilità a partire dal Nordovest. La bassa pressione in arrivo richiamerà venti dai quadranti meridionali più miti e ricchi di umidità che forniranno il carburante necessario per lo sviluppo di imponenti celle temporalesche che colpiranno buona parte del Nord nel corso della giornata di Sabato 27. Al momento queste sono le principali indicazioni sul tempo atteso per questa settimana che sarà all'insegna della massima variabilità tra cicloni, alte pressioni fugaci e fronti atlantici. In pochi giorni vedremo in rassegna tutte le condizioni meteo che la stagione autunnale è in grado di scatenare.

La pace fiscale in 5 punti

Cambia la pace fiscale. Dopo l'intesa raggiunta ieri durante il Cdm - con l'eliminazione della non punibilità penale e lo scudo per i capitali all'estero dal decreto fiscale - il condono viene riscritto. Confermata la rottamazione-ter, la cancellazione dei debiti sotto i mille euro, la dichiarazione integrativa per i redditi non dichiarati, la chiusura delle vertenze fiscali e il 'saldo e stralcio' che non è presente ancora nel dl ma arriverà con un emendamento in Parlamento.
ROTTAMAZIONE TER- Con la rottamazione-ter sarà possibile ridefinire il proprio debito con il fisco accumulato tra il 2000 e il 2017 dilazionando i pagamenti in cinque anni e 20 rate trimestrali, senza pagare interessi e sanzioni. Il modulo per aderire sarà pubblicato sul sito dell'Agenzia delle Entrare.
SALDO E STRALCIO - Nel decreto fiscale ancora non c'è. Ma il saldo e stralcio delle cartelle arriverà in sede di conversione di decreto per chi si trova "in oggettive e certificate difficoltà economiche". In sostanza, sarà consentito un 'ravvedimento operoso' per i piccoli contribuenti in difficoltà economica. A seconda della situazione in cui si trovano, i contribuenti potranno pagare da un minimo del 6% a un massimo del 25% del dovuto con un'aliquota intermedia del 10%.
DICHIARAZIONE INTEGRATIVA - Si tratta di una sorta di piccolo condono dei debiti aperti con il fisco concesso fino a un massimo di 100 mila euro. Il provvedimento licenziato dal governo stabilisce un'aliquota al 20% per sanare la parte non dichiarata e riservata a coloro che hanno presentato la dichiarazione dei redditi. Con la dichiarazione integrativa sarà possibile far emergere fino a un massimo del 30% in più rispetto alle somme già denunciate e comunque con un tetto di 100mila euro annuali.
MINI DEBITI CANCELLATI - Resta invariata la rottamazione delle minicartelle che prevede il saldo e lo stralcio per le cartelle di importo inferiore a mille euro ricevute dal 2000 al 2010, come bolli auto e multe. La misura interesserà dieci milioni di contribuenti e coinvolgerà il 25% del magazzino dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione.
LITI FISCALI - Resta invariata anche la chiusura delle vertenze fiscali. In caso di un contenzioso legale con il fisco i contribuenti potranno sanare la loro posizione pagando il 50% del non dichiarato in caso di vittoria in primo grado e il 20% in 5 anni al secondo grado, senza sanzioni e interessi.

Spread, 5 mosse per metterlo ko

Lo spread continua a salire e tra gli italiani inizia a nascere la paura per quello che potrebbe succedere qualora il differenziale tra i BTP italiani e i Bund tedeschi (a 10 anni) continuasse la sua ascesa. Ebbene, al momento non c’è da essere particolarmente preoccupati. Nonostante la risalita dello spread Btp-Bund, infatti, il tasso dei prestiti è ancora ai minimi storici, così come il tasso medio sulle nuove operazioni di acquisto di abitazioni, sceso dall'1,85% all'1,79%. Ad oggi quindi non c'è particolare necessità di difendersi dallo spread, specialmente per le famiglie che non hanno particolari investimenti da monitorare. Ricordiamo, infatti, che gli svantaggi della salita dello spread sono per lo più dello Stato italiano, che dovrà pagare interessi più alti al momento del rinnovo dei titoli in scadenza, nonché delle banche poiché essendo queste le prime proprietarie del debito pubblico italiano in caso di diminuzione degli acquisti di Btb subiranno una riduzione delle loro attività con la conseguenza di un calo del relativo titolo azionario. Se volete difendervi dalla salita dello spread e volete stare tranquilli potete comunque prendere alcune accortezze. Ad esempio se dovete scegliere tra mutuo a tasso variabile e tasso fisso, questo probabilmente è il momento migliore per propendere per il secondo. Qualora, invece, abbiate già sottoscritto un mutuo a tasso variabile vi consigliamo di monitorare la situazione e in caso di crescita improvvisa degli interessi (al momento poco probabile) di chiedere il passaggio al tasso fisso, ricorrendo alla surroga. Per i risparmiatori che, invece, hanno titoli di Stato o bond nel portafoglio una buona opzione potrebbe essere quella di vendere e riacquistare così da guadagnare sullo scarto dei prezzi. In alternativa, se credete che lo spread abbia ormai raggiunto i picchi massimi e che presto tornerà a scendere potete decidere di comprare, visto che al momento i prezzi sono vantaggiosi. Ai risparmiatori che invece si sono affidati ai fondi comuni consigliamo di non rivedere, almeno per il momento, il loro piano di investimento. I momenti negativi, infatti, erano stati sicuramente previsti da chi ha realizzato il piano, quindi, vedrete che riuscirete comunque a raggiungere l'obiettivo preposto. Se, invece, siete ancora incerti su dove investire adesso che lo spread è in crescita e non volete correre particolari rischi vi consigliamo di orientarvi sulle obbligazioni di Germania e Usa che, pur avendo rendimenti molto bassi, sono comunque sicuri. Attenzione invece ai Paesi periferici poiché, come dimostrano i casi di Turchia e Argentina, potrebbero nascondere spiacevoli sorprese.

Autovelox, cartello poco chiaro? La multa è nulla

La Corte di Cassazione punisce i gestori della reti viarie e gli amministratori che non rispettano i diritti degli automobilisti
Stop agli autovelox senza segnali chiari: lo stabilisce la Corte di Cassazione, con sentenza 25993/2018. Per capire meglio di cosa parliamo, va fatta una premessa: l’eccesso di velocità è un’infrazione grave, tale da causare incidenti mortali e i trasgressori vanno puniti severamente; però i gestori delle strade hanno obblighi precisi da rispettare in materia di autovelox: che non siano strumenti per fare cassa, ma per migliorare
la sicurezza stradale.
Cartelli: quali disposizioni - Ogni autovelox va segnalato. I cartelli stradali e i dispositivi di segnalazione luminosi che avvisano della presenza di autovelox devono essere installati "con adeguato anticipo" rispetto al luogo dove viene effettuato il rilevamento della velocità. In modo da garantirne il tempestivo avvistamento, in relazione alla velocità.
L’obiettivo della norma, ribadita dalla Cassazione, è semplice: se l’autovelox viene segnalato con cartelli chiari, l’automobilista col piede pesante rallenta. Diminuiscono così le probabilità di trasgressione e, in parallelo di incidente.
Viceversa, se l’autovelox non viene segnalato con cartelli chiari e adeguati, le velocità non vengono adeguate, aumentano le probabilità di incidenti e, in parallelo, per i gestori della strada è più facile fare cassa, visto che aumentano anche le probabilità di trasgressione.
Una questione di distanze - La distanza tra i segnali o i dispositivi e la postazione di rilevamento della velocità deve essere valutata in relazione allo stato dei luoghi. In particolare, è necessario che non vi sia tra il segnale e il luogo di effettivo rilevamento una distanza superiore a 4 km, mentre non è stabilita una distanza minima.
Omologati e tarati - Al di là dei cartelli, l’articolo 142 del Codice della Strada recita che, per la determinazione dell’osservanza dei limiti di velocità, sono considerate fonti di prova le risultanze di apparecchiature debitamente omologate e tarate.
Attenzione dunque a quanto stabilisce la Corte Costituzionale (sentenza 113/2015): “I fenomeni di obsolescenza e deterioramento possono pregiudicare non solo l'affidabilità delle apparecchiature, ma anche la fede pubblica che si ripone in un settore di significativa rilevanza sociale, quale quello della sicurezza stradale".
Per questo motivo, tutti gli autovelox vanno tarati almeno una volta l’anno, come ricordano le sentenze successive di ogni ordine e grado. Entro 90 giorni
Vale la pena ricordare, inoltre, che fra infrazione e notifica della multa devono passare al massimo 90 giorni, a cui si può derogare solo se è difficile individuare il proprietario dell’auto: “In presenza di situazioni di difficoltà di accertamento addebitabili al trasgressore: tardiva trascrizione, trasferimento della proprietà del veicolo, omissione di comunicazione del mutamento di residenza”. E se il gestore della strada è in ritardo nella propria organizzazione e gestione delle multe? Questo non deve ledere i diritti degli automobilisti: vale la regola dei 90 giorni.
Il bivio delle sanzioni - Per eccessi di velocità sotto i 10 km/h rispetto al limite, il proprietario dell’auto paga oppure fa ricorso al giudice di pace entro 30 giorni versando 43 euro di tassa o gratuitamente al prefetto entro 60 giorni.
Per eccessi sopra i 10 km/h, sia che il proprietario paghi sia che faccia ricorso, deve comunicare il nome di chi guidava. Se non lo fa, gli arriva una multa supplementare di 300 euro circa (incluse spese di spedizione).
Un errore piuttosto diffuso è quello di pagare e basta: in questo caso, il proprietario, sbagliando, ritiene di aver ammesso l’infrazione e di aver automaticamente comunicato alle Forze dell’ordine di essere lui il guidatore al momento dell’infrazione aspettando il taglio di punti-patente. In realtà, gli arriverà a casa la multa supplementare di 300 euro.

Herpes e Alzheimer, scoperto possibile legame

La causa dell'Alzheimer potremmo avercela 'sotto il naso'. Il virus Hsv1 (Herpes simplex virus 1), quello che provoca l'herpes labiale ma anche encefaliti, risulterebbe infatti "collegato a oltre un caso su due" della forma di demenza che preoccupa sempre di più la comunità scientifica, i medici e i sistemi sanitari. Una revisione, pubblicata su 'Frontiers in Ageing Neuroscience', suggerisce nuove evidenze, comunque da confermare, di un possibile link causa-effetto tra infezione da herpes virus e 'ladro della memoria'. E a firmarla è Ruth Itzhaki, che all'università di Manchester in Gb ha dedicato oltre 25 anni a studiare la possibile associazione. I risultati del suo ultimo lavoro suggeriscono soprattutto "l'allettante prospettiva di un trattamento preventivo semplice ed efficace per una delle malattie più costose dell'umanità". Perché secondo quanto riporta la ricercatrice in base a una casistica di Taiwan, la somministrazione di farmaci antivirali anti-herpes provoca "una drastica diminuzione del numero di pazienti gravemente colpiti dal virus Hsv1 che in seguito svilupperanno demenza". Dati che Itzhaki definisce "sorprendenti", sentenziando che "l'Hsv1 potrebbe nascondersi dietro il 50% o più dei casi di malattia di Alzheimer".Ma perché la prova del 'filo rosso' che unirebbe herpes labiale e Alzheimer arriva da Taiwan? Nella provincia cinese il 99,9% della popolazione è iscritto nel National Health Insurance Research Database, una banca dati dalla quale si possono estrarre ampie informazioni su infezioni e malattie microbiche. Fra il 2017 e il 2018 sono stati pubblicati 3 studi che descrivono i dati di Taiwan sullo sviluppo della demenza senile (di cui l'Alzheimer è l'origine principale) e il trattamento di pazienti con segni evidenti di infezione da herpes simplex virus (Hsv) o da virus varicella-zoster (Vzv). I numeri dimostrano appunto che "il rischio di demenza senile è molto pi aùlto nelle persone infettate da Hsv - riassume Itzhaki - e che trattamenti antivirali contro l'herpes abbattono il numero di persone severamente affette da Hsv1 che successivamente si ammalano di Alzheimer". Già in precedenza la studiosa aveva osservato che l'herpes labiale si manifesta più spesso nei portatori di una variante genetica denominata Apoe-E4, che conferisce anche un aumento del rischio di Alzheimer. "La nostra teoria - spiega - è che nelle persone con variante Apoe-E4 la riattivazione dell'herpes", virus che come noto una volta contratto alligna nell'organismo ed è pronto a rimanifestarsi in caso di stress o malattie, "è più frequente o più dannosa nelle cellule cerebrali infettate da Hsv1. Queste, di conseguenza, accumulano danni che culminano nello sviluppo dell'Alzheimer". Gli indizi trovati da Itzhaki a supporto di un''ipotesi virale' per l'Alzheimer sono diversi: in passato, per esempio, la ricercatrice ha scoperto che a livello neuronale il virus Hsv1 provoca depositi proteici caratteristici dell'Alzheimer. Inoltre, evidenzia la scienziata, "analizzando post-mortem il tessuto cerebrale di malati di Alzheimer, è stato visto che Dna virale si trova in modo molto specifico all'interno delle placche tipiche della patologia". Infine, "anche nelle colture cellulari infettate da Hsv1 si formano depositi simil-Alzheimer e i farmaci antivirali le prevengono"."Va sottolineato - tiene a puntualizzare Itzhaki - che i risultati di questi studi di Taiwan si applicano solo alle infezioni gravi da Hsv1 (o da Vzv), che sono rare". L'intenzione è quindi quella di "studiare i tassi di demenza tra le persone che hanno sofferto di una lieve infezione da Hsv1, inclusi herpes labiali o herpes genitali lievi", anche se "è molto meno probabile che siano documentate. Sebbene ritenga necessari ulteriori ricerche per confermare e definire un effettivo nesso causale infezione da Hsv1 e l'Alzheimer, Itzhaki si dice "entusiasta" per le possibili prospettive di trattamento: "Considerando che oltre 150 pubblicazioni sostengono fortemente un ruolo del virus Hsv1 nell'Alzheimer, queste scoperte di Taiwan - afferma la specialista - giustificano ampiamente l'uso di antivirali anti-herpes, che sono sicuri e ben tollerati, per trattare la malattia di Alzheimer". L'appello è inoltre a lavorare per "lo sviluppo di un vaccino anti-Hsv1, che probabilmente sarebbe il trattamento più efficace".

Spesometro, in arrivo lettere per 'pentirsi' ...

In arrivo le lettere dell'Agenzia delle Entrate in tema di spesometro. Si tratta della "comunicazione per la promozione dell'adempimento spontaneo nei confronti dei soggetti titolari di partita IVA per i quali emergono delle differenze tra il volume d'affari dichiarato e l'importo delle operazioni comunicate dai contribuenti". Ai sensi all'articolo 21 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78 (LEGGI), l'Agenzia "mette a disposizione di specifici contribuenti soggetti passivi IVA - con le modalità previste dal presente provvedimento - le informazioni derivanti dal confronto tra i dati comunicati dai contribuenti stessi e dai loro clienti soggetti passivi IVA da cui risulterebbe che tali contribuenti abbiano omesso, in tutto o in parte, di dichiarare il volume d’affari conseguito". Una volta rese disponibili tali informazioni, "per una valutazione in ordine alla correttezza dei dati in suo possesso - si legge nel documento - ciò consente al contribuente di poter fornire elementi, fatti e circostanze dalla stessa non conosciuti, in grado di giustificare la presunta anomalia". E quindi, nel caso, di 'pentirsi' delle differenze emerse tra quanto dichiarato e quanto risulta dallo spesometro.

Il peso della burocrazia: per aprire un bar servono 71 pratiche da compilare

Altro che libera impresa. In Italia la vita di chi vuole avviare un’attività diventa un’odissea. Tutta colpa della burocrazia che soffoca il Paese e scoraggia anche il più volenteroso imprenditore o piccolo artigiano.
Una miriade di adempimenti - A calcolare tutti gli adempimenti burocratici da superare per aprire un’attività ci ha pensato la Confederazione nazionale dell’artigianato (Cna), che si è messa ad incrociare i dati di una cinquantina di proprie associazioni territoriali. Lo scenario delineato è tutt’altro che incoraggiante, tra enti e autorizzazioni da richiedere.
Per aprire un bar - Adesso mettiamo caso che ci venga l’idea di aprire un bar. Prima di poter servire cappuccino e brioche, la Cna ha contato ben 71 adempimenti da sbrigare in 26 enti differenti. Bisogna inoltre frequentare un corso tra le 100 e le 160 ore e versare una somma pari a 14.667 euro.
Per aprire una autofficina - Non va certo meglio a chi vuole aprire un’officina per riparare auto. Anzi, pure peggio. Dovrà far fronte a 86 adempimenti e 48 enti, con un esborso di 20mila euro. L’indagine dell’Osservatorio “Comune che vai, burocrazia che trovi”, in collaborazione con 52 Cna territoriali, in rappresentanza di altrettanti comuni, dimostra le difficoltà contro cui si deve imbattere chi vuole avviare un’impresa. Le tipologie d’impresa
L’indagine si concentra su cinque diverse tipologie d’impresa: acconciatura, bar, autoriparazione, gelateria e falegnameria. Per aprire una bottega che lavora il legno servono 20mila euro e 78 adempimenti. Per fare la barba ai clienti occorrono 17mila euro e bisogna pure fare un giro in 26 enti e istituzioni e assolvere ben 65 adempimenti. Chi volesse avviare una gelateria deve contare su un capitale di oltre 12mila euro, solo per i bolli, attendere risposta da 26 enti differenti e far fronte a 76 adempimenti. L’articolo 41 della Costituzione parla di “libera” impresa. Sì ma oggi tra un adempimento e l’altro.

Vecchie multe, occhio alla scadenza di quelle non pagate

L’Agenzia delle entrate fa chiarezza sulla data di scadenza del pagamento delle vecchie multe
Se sei tra quelli che non ha pagato vecchie multe da Codice della Strada a un Comune e che ha approfittato di un mini-condono dell’Agenzia delle entrate (ex Equitalia), attento alla scadenza ravvicinata del 1° ottobre 2018. Riguarda chi ha aderito alla Definizione agevolata delle cartelle esattoriali (detta anche mini-sanatoria), inviate dal riscossore per conto di un ente locale. Nel dettaglio, le rate con scadenza il 30 settembre cadono di domenica e quindi, come previsto dalla legge, i pagamenti dovranno essere effettuati entro il primo giorno lavorativo successivo, ovvero lunedì 1° ottobre. Tre punti caldi
#1. Per quali rate. La scadenza del 1° ottobre riguarda la seconda rata della Definizione agevolata prevista dal decreto 148/2017 per i debiti affidati alla riscossione dal 1° gennaio al 30 settembre 2017. Riguarda inoltre la quinta e ultima rata della Definizione agevolata prevista dal decreto 193/2016.
#2. Multe stradali: quale sconto. Per i contribuenti che hanno aderito alla Definizione agevolata, la legge prevede il pagamento del solo importo residuo delle somme dovute senza corrispondere le sanzioni e gli interessi di mora. Per le multe stradali, invece, non si pagheranno gli interessi di mora e le maggiorazioni previste dalla legge. In caso di mancato, insufficiente o tardivo pagamento, il mini-condono non produce effetti e l’Agenzia entrate dovrà riprendere le procedure di riscossione.
#3. Come pagare. Si può pagare alla propria banca, o agli sportelli bancomat (Atm) abilitati ai servizi di pagamento Cbill. Oppure col proprio internet banking, negli uffici postali. Ok anche i tabaccai aderenti a Banca 5 Spa e i circuiti Sisal e Lottomatica. Adatto pure il portale dell’Agenzia entrate e l'app Equiclick tramite la piattaforma PagoPa. Idem la Compensazione con crediti commerciali vantati nei confronti della Pubblica amministrazione e gli sportelli del riscossore.

L'influenza colpirà 5 milioni di italiani

L'influenza che verrà causerà in Italia un'epidemia di "intensità media", che costringerà a letto "non meno di 5 milioni di persone" - alle quali se ne sommeranno "almeno altrettante colpite da sindromi parainfluenzali" - ma che potrebbe anche riservare sorprese perché "molto dipenderà dal meteo: se l'inverno dovesse essere più lungo e freddo, sicuramente si avranno più malati". E' la previsione di Fabrizio Pregliasco, che a Milano è virologo e ricercatore del Dipartimento di scienze biomediche per la salute dell'università degli Studi, e direttore sanitario dell'Irccs Galeazzi. L'esperto ha diffuso la sua stima oggi nel capoluogo lombardo, in occasione del tradizionale incontro sul tema promosso da Assosalute-Federchimica, l'Associazione nazionale farmaci di automedicazione. I calcoli dello specialista si basano sull'andamento dell'influenza nell'altra metà del pianeta, dove le stagioni sono invertite. "Nell'emisfero australe la stagione influenzale sta scorrendo con bassi livelli di diffusione - spiega Pregliasco - e con una prevalenza del virus A/H1N1" che fu responsabile della pandemia del 2009, "anche se in quest'ultima parte di stagione rimane l'incognita del contributo del virus B che potrebbe innalzare il bilancio complessivo". In ogni caso il virologo invita a "non abbassare mai la guardia. Quanto è successo l'anno scorso ce l'ha ricordato chiaramente. Ci aspettavamo una stagione influenzale di media intensità e invece è stata una delle più pesanti degli ultimi anni. Una lezione che non dobbiamo dimenticare". Se sotto il termine generico di "influenza" si tende a comprendere una grande varietà di forme infettive, Pregliasco ricorda che si può parlare di "vera influenza" solo se ci sono tre condizioni presenti contemporaneamente: febbre elevata (più alta di 38 gradi) a insorgenza brusca; sintomi sistemici come dolori muscolari-articolari; sintomi respiratori come tosse, naso che cola, congestione-secrezione nasale o mal di gola. In tutti gli altri casi si parla di "infezioni respiratorie acute o sindromi parainfluenzali". Quelle che l'esperto ha ribattezzato sindromi da "virus cugini" che "colpiranno - precisa all'AdnKronos Salute - almeno altri 5 milioni di italiani, se non di più". Il virologo ammonisce sull'importanza della profilassi: "Il vaccino antinfluenzale è un salvavita per le persone fragili, ovvero tutti gli anziani sopra i 65 anni e i malati cronici per i quali l'influenza potrebbe determinare complicanze - afferma - e può rappresentare un'opportunità di riduzione dell'assenteismo scuola-lavoro e del rischio di contagiare soggetti fragili della propria famiglia. Non protegge da tutte le forme non dovute a virus influenzali e a volte non evita completamente la malattia, ma ne attenua i sintomi e il rischio di complicanze".

Qual'è lo stipendio minimo in Italia

Nonostante se ne parli da tempo, in Italia non è previsto un salario minimo per tutti i lavoratori, nonostante da parte del Governo Conte ci sia la volontà di introdurlo. Ciò significa che ad oggi nessuna legge dello Stato stabilisce quale deve essere la retribuzione oraria, giornaliera o mensile dei lavoratori di ogni settore, dal momento che la definizione di questo aspetto economico è lasciata alla contrattazione con i sindacati. Quindi, anche se non esiste un salario minimo, riconosciuto dalla legge, ogni datore di lavoro deve comunque rispettare i minimi retributivi, descritti dal Contratto Collettivo Nazionale del settore di riferimento in base al ruolo e all'esperienza dei propri dipendenti. Anche oggi, quindi, il dipendente viene tutelato, dal momento che al lavoratore sottopagato viene consentito di rivolgersi al giudice del lavoro, così, da chiedere che l'azienda gli corrisponda quanto gli spetta secondo contratto. In caso di stipendio più basso del minimo previsto dal CCNL di riferimento il primo passo da fare è quello di rivolgersi a un sindacato per avere una consulenza in merito per stabilire se esistono i presupposti per fare ricorso al giudice. Spetta a quest'ultimo, infatti, valutare qual è la retribuzione sufficiente a seconda di quanto stabilito dal contratto collettivo, così da ordinare, qualora ne rilevi i presupposti, un eventuale ordinamento contrattuale con cui garantisca al lavoratore anche gli arretrati di stipendio a partire dalla data in cui viene accertato l'inizio di quella specifica mansione. Fatta chiarezza su quali sono le tutele previste, è bene vedere qual è la retribuzione minima prevista per alcuni settori lavorativi, ricordandovi comunque che potrete controllare quella riguardante il vostro caso specifico consultando il CCNL del vostro settore di riferimento. Nel dettaglio per gli impiegati nell'agricoltura si parte da 1.058,92 euro, mentre per chi si occupa di pesca marittima da 1.297,47 euro. Per il trasporto merci, invece, da 1.379,03 euro, per i dipendenti del terziario commercio, distribuzione e servizi da 1.264,65 euro. 1.139,90 euro è lo stipendio minimo di un parrucchiere, 1.265,56 euro di un agente immobiliare, e di 1.089,88 euro per i dipendenti in cooperative che si occupano di pulizia. Abbiamo stipendi minimi più alti, infine, per chi lavora nel settore bancario (1.970,93 euro per la 2° area professionale) o nel campo assicurativo (1.577,42 euro se impiegati nelle società di assistenza).

Spese sanitarie, la lista delle detrazioni

Dalle prestazioni specialistiche, alle analisi e ricoveri, dall'acquisto di alimenti speciali e di prodotti omeopatici, alle sedute di fisioterapia fino ai medicinali acquistati all'estero. L'Agenzia delle Entrate ha pubblicato la guida 'Le agevolazioni fiscali sulle spese sanitarie' con tutte le novità introdotte per il 2018, che contiene le detrazioni fiscali che è possibile richiedere a partire dalle dichiarazioni dei redditi del 2019. "Per avere un’idea di quanto la voce 'spese sanitarie' sia presente nella dichiarazione dei redditi - sottolinea l'Agenzia delle Entrate - basta osservare i recenti dati inseriti nella dichiarazione pre-compilata 2018: sono 720 milioni i dati delle spese sanitarie sostenute dai cittadini nel periodo d’imposta 2017 e comunicati all’Agenzia da farmacie, studi medici, cliniche, ospedali". "Nella maggior parte dei casi - prosegue la guida - per le spese sanitarie è riconosciuta una detrazione dall’Irpef di una percentuale della spesa sostenuta (19%) per la parte eccedente l’importo di 129,11 euro (la cosiddetta franchigia)". Le spese per le quali si ha diritto alla detrazione Irpef (19%) sono quelle relative a: prestazioni rese da un medico generico (incluse quelle di medicina omeopatica); acquisto di medicinali (anche omeopatici) da banco o con ricetta medica; acquisto di alimenti a fini medici speciali, con esclusione di quelli destinati ai lattanti; prestazioni specialistiche; analisi, indagini radioscopiche, ricerche e applicazioni, terapie; prestazioni chirurgiche; ricoveri per degenze o collegati a interventi chirurgici; trapianto di organi; cure termali (escluse le spese di viaggio e soggiorno); acquisto o affitto di dispositivi medici e attrezzature sanitarie (comprese le protesi sanitarie). Inoltre, sono detraibili - riporta la guida dell'Agenzia delle Entrate - nella stessa misura del 19%, le seguenti spese di assistenza specifica: assistenza infermieristica e riabilitativa (per esempio, fisioterapia, kinesiterapia, la serterapia, eccetera); prestazioni rese da personale in possesso della qualifica professionale di addetto; all’assistenza di base o di operatore tecnico assistenziale esclusivamente dedicato all’assistenza diretta della persona; prestazioni rese da personale di coordinamento delle attività assistenziali di nucleo; prestazioni rese da personale con la qualifica di educatore professionale; quelle rese da personale qualificato addetto ad attività di animazione e di terapia occupazionale

In arrivo la stangata d'autunno

Tra rincari e spese di stagione, è in arrivo una dura prova per i bilanci familiari degli italiani. Federconsumatori fa sapere infatti che le voci di spesa con cui le famiglie dovranno fare i conti sono molte: il materiale scolastico per bambini e ragazzi che si apprestano a rientrare tra i banchi di scuola, l’appuntamento con la seconda rata della Tari, le spese per il riscaldamento, per non parlare delle bollette, con il gas che come ogni autunno-inverno si prevede in aumento e l’energia elettrica. Ad aggiungere un elemento di allarme in questo contesto vi è il completamento della riforma tariffaria per l’energia elettrica, che già ha determinato molti aumenti a causa dell’abolizione della tariffa progressiva (che prevedeva prezzi crescenti al crescere dei consumi), e che, da gennaio 2019, sarà applicata anche agli oneri generali di sistema. Tutti questi aumenti (fatto salvo quello appena citato per la riforma tariffaria) determineranno una stangata a carico delle famiglie di 1.694,60 euro. "A parità di voci, rispetto al 2015, si riscontra un aumento del 3%", fa sapere Federconsumatori che aggiunge come "a tutto ciò si associa una ulteriore preoccupazione relativa al costo dei prodotti alimentari: dalle notizie relative all’andamento delle commodities emerge una forte riduzione della produzione di grano Europa, -10% per il grano tenero (per pane e biscotti) e -4% per il grano duro (per la pasta). Già stiamo monitorando i costi dei prodotti interessati, per verificare che, oltre agli aumenti prevedibili, non si verifichino anche effetti speculativi, come avvenuto esattamente 10 anni fa con il cartello di pane e pasta" Stangata autunnale (settembre-novembre 2018) - Prime stime
- Scuola (libri, dizionari, parte del corredo): 808,60 euro
- Bollette (acqua, luce, gas, telefonia): 468 euro
- Tari (seconda rata): 147 euro
- Riscaldamento (prima rata): 271 euro
TOTALE: 1.694,60 euro


OTTOBRE

Ottobre è il decimo mese dell'anno secondo il calendario gregoriano prende il nome dal numero otto, in quanto nell’antica Roma prima che Giulio Cesare promulgasse il calendario giuliano spostando l'inizio dell'anno al 1° Gennaio questo era l'ottavo mese dell'anno. Ottobre è inoltre legato al ciclo annuale della vite, in particolare per la lavorazione delle uve e la fermentazione del mosto.

28 ottobre: ultimo giorno di ora legale,  le lancette  dell'orologio  spostarle un’ora indietro.!
 

 

Il giorno 22 il Sole esce dal segno della Bilancia  per  entrare  in quello dello Scorpione

2 ottobre:    Festa dei Nonni; -     4 ottobre: Primo satellite nello spazio;
9 ottobre:   Disastro del Vajont; - 12 ottobre: Colombo scopre l’America;


LA LUNA DI OTTOBRE

31/10/2018

Ultimo quarto

9/10/2018

Luna  nuova

16/10/2018

Primo quarto

24/10/2018

Luna piena



 

L’anno del tartufo: piogge abbondanti e prezzi dimezzati per la stagione record

In origine il tartufo era considerato un cibo povero. Era apprezzato dai latini, ma nel Medioevo, crescendo sottoterra, non veniva paragonato ai frutti nobili che nascevano sugli alberi. Oggi è un ingrediente che impreziosisce le tavole di tutti i ristoranti stellati.


I dati sulla raccolta del 2018 - Il 2018 potrebbe essere ricordata come l’annata perfetta per il pregiatissimo fungo. Per qualità e per prezzo. La Coldiretti precisa che il tartufo bianco rispetto allo scorso anno costa quasi il cinquanta per cento in meno. Tradotto in cifre, vuol dire che il costo è di 2,5 euro al grammo. I tagliolini al ristorante da 100 euro costano 45 euro.


Dimenticare il 2017 - L’anno scorso è ricordato da raccoglitori e commercianti come un incubo. Un etto era arrivato a costare 450 euro, contro i 250 di questi giorni. Tutta colpa della siccità: nell’ottobre del 2017 in Piemonte, patria del tartufo, non era caduta neanche una goccia d’acqua. Le piagge abbondanti di quest’anno possono rendere la raccolta molto proficua.


L’inizio della stagione - La stagione inizia a settembre e finisce il 31 dicembre. “Il tartufo non ha a che fare con un’azienda che lo produce – spiega Mauro Carbone, direttore del Centro Nazionale Studi del Tartufo -. E’ quanto di più spontaneo esista in natura ed è legato alla ricerca di gente che fa il cacciatore per hobby”.

L’habitat. Il tartufo è un fungo di forma rotondeggiante e irregolare appartenente al genere Tuber che cresce sottoterra. Ci sono due categorie: bianco (il più pregiato) e nero. Cresce soprattutto tra le radici di querce, ma anche di castagni, noccioli, pioppi e faggi, ad una profondità di pochi centimetri. Dal profumo e sapore molto intensi, si assapora crudo tagliato fine su risotti, fettuccine, tagliate di carne, fonduta di formaggio e uova al tegamino. Si raccoglie in tutto l’Appennino, nel Monferrato e nelle Langhe. Ma anche ad Acqualagna, nelle Marche, in Toscane e Molise.


 


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 24 ottobre - 22 novembre

Segno di acqua

  Molto determinatI hanno una personalità ben definita ... sono molto possessivi e capaci di provare intense emozioni...

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