Alla scoperta del Monferrato

Tra  Langhe  e  Roero

Il Vercellese e la Valsesia
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

... LA PROVINCIA DI TORINO...

BROZOLO

BRUSASCO

CASALBORGONE

CASTAGNETO

CAVAGNOLO

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LAURIANO

MONTEU DA PO

S. SEBASTIANO  PO

VERRUA  SAVOIA


... LA PROVINCIA DI VERCELLI...

CIGLIANO

CRESCENTINO

LIVORNO  FERRARIS

SALUGGIA




Gabiano

Mombello Monferrato


Moncestino

Il pezzo di scacchi più grande del mondo ...

I membri della World Chess Hall of Fame nel Missouri hanno realizzato il più grande pezzo di scacchi al mondo: un re, altro ben 6,1 metri. Guinness World Records ha confermato che la massiccia scultura in legno, eretta quest’anno a St. Louis per celebrare il decimo anniversario del St. Louis Chess Club, è il pezzo di scacchi più grande del mondo, battendo un pezzo di 4,5 metri di altezza nel 2012. Il re, scolpito in mogano africano Sapele, si trova di fronte alla World Chess Hall of Fame della città. “Il pezzo iconico del re degli scacchi non serve solo come faro per il Campus di scacchi di St. Louis, ma anche un punto di riferimento regionale e nazionale che esemplifica l’impatto di St. Louis sullo sport e sull’arte degli scacchi americani”, ha dichiarato Brian Flowers, coordinatore marketing per la World Chess Hall of Fame.


Il caffè trasparente che non macchia i denti ...

Il caffè è una bevanda amata da molte persone. Moli però ne bevono meno di quel che vorrebbero non per timori per la salute, ma per un puro fatto estetico: a lungo andare, tende a macchiare i denti. Questo problema è però superato dal primo caffè trasparente al mondo.L’idea è venuta a David and Adam Nagy, due fratelli slovacchi amanti del caffè che però erano stufi dell’effetto che questo aveva sui loro denti, e così hanno creato “CLR CFF”, il cui nome è la contrazione di “CLeaR CoFFee”, cioè “caffè trasparente”. E il nome descrive bene quello che è il prodotto. L’idea di caffè trasparente può sembrare assurda e impossibile, ma i fratelli Nagy assicurano che “CLR CFF” è realizzato con pura miscela arabica e senza aggiunta di additivi chimici. Comprensibilmente, non vogliono divulgare il segreto della ricetta che sostengono permetta di mantenere il gusto del caffè facendo diventare il liquido cristallino. Da quel che trapela, comunque, il risultato è ottenuto tramite “un processo puramente fisico, mai usato prima”. Non sappiamo quanto successo avrà il prodotto: sicuramente, quando i fratelli Nagy lo hanno presentato inizialmente non ha riscosso grandissimo interesse. I due avevano lanciato una campagna su Indiegogo per raccogliere fondi per lanciare l’idea, ma hanno raccolto solo 466 euro a fronte di un obiettivo di 35.000. Gli ideatori del caffè trasparente però hanno trovato un altro modo per finanziarsi, sicuri della validità della loro intuizione.



La “pioggia solida”, per combattere la siccità

Probabilmente non ne avete mai sentito parlare, ma sono oltre 10 anni che in Messico la siccità viene combattuta con la “pioggia solida”, una sorta di “polvere miracolosa”, in grado di assorbire acqua per 500 volte il proprio peso, e poi rilasciarla lentamente nel terreno nel corso di diversi mesi. La storia della “pioggia solida” è iniziata negli USA negli anni ’70, quando il dipartimento di agricoltura ha sviluppato un prodotto super- assorbente a base di amido, battezzato “super slumper”. Negli Stati Uniti, così come in molti altri paesi, questa sostanza è stata usata principalmente nei pannolini, per assorbire la pipì e mantenere i sederini dei poppanti asciutti, ma un ingegnere chimico messicano ne ha visto potenzialità di applicazione anche per combattere il problema della siccità. Partendo dal prodotto sviluppato negli USA, Sergio Rico Velasco ha sviluppato e brevettato una sostanza a base di poliacrilato di potassio, che potesse essere mescolato con il terreno per abbeverare le piante nel corso dei mesi. Ovviamente particolare attenzione è stata data ad assicurare la non-tossicità del prodotto. Sono ormai 10 anni che Velasco ha introdotto la “pioggia solida” sul mercato, e l’efficacia sembra dimostrata, con diversi agricoltori che riportano aumenti del raccolto anche del 300%-400%, risultati confermati anche da uno studio del governo messicano. Se l’efficacia è veramente quella che sembra, viene da domandarsi come mai la “pioggia solida” non sia usata in tutto il mondo, dato che sono molte le zone che devono affrontare il problema della siccità in ogni continente. Una spiegazione sembra essere nel fatto che Velasco non ha mai investito più di tanto in marketing e comunicazione, contando invece più sul passaparola. Recentemente, però, la “pioggia solita” ha catturato l’attenzione dei media, e la notorietà aggiuntiva ha fatto arrivare ordini anche da agricoltori in India e Australia. Non mancano anche i diffidenti, con alcuni che chiedono di verificarne ulteriormente l’impatto sull’ambiente e sulla salute, per quanto Velasco rassicuri che questi aspetti sono stati più volte approfonditi nello sviluppo e in analisi successive..


Il dispositivo che controlla tutto quello che ingoiate...

L’obesità diffusa è un problema serio per la salute pubblica, con conseguenze gravi e costi sociali non trascurabili: per questo sono nate negli anni moltissime iniziative per contrastarla e prevenirla. Ma tutte le ricerche sulle diete si sono sempre basate sui dati auto-dichiarati dai soggetti coinvolti negli studi, il che però non dà garanzie di accuratezza dei dati raccolti, dato che i soggetti possono facilmente sottostimare ciò che hanno mangiato. Per risolvere questo problema, due ricercatori dell’Università del Texas hanno realizzato un dispositivo per misurare tutto quello che viene ingoiato, denominato “Automated Ingestion Detection” (AID). In questo modo, tutto quello che viene ingerito viene conteggiato e misurato, dando così garanzia di una analisi completa e corretta delle abitudini alimentari dei pazienti e dei soggetti studiati, registrando quando è stato mangiato qualcosa e quale è stata la lunghezza dei pasti. La tecnologia dell’hardware è relativamente semplice: il dispositivo indossabile è fondamentalmente un collare con due microfoni che vengono applicati al collo del soggetto. La parte complessa è il software di analisi, che è stato sviluppato per identificare correttamente l’ingestione di solidi e liquidi, distinguendo da altre situazioni che potrebbero essere confuse come parlato o altri suoni di vario tipo.


La torcia alimentata solo dal calore del corpo umano ...

La sedicenne canadese Ann Makosinski ha inventato un oggetto estremamente interessante: una torcia alimentata solamente dal calore del corpo umano. L’idea le ha fatto vincere prima un concorso di scienze locale, e poi anche un concorso indetto da Google. Ann ha avuto l’idea visitando dei parenti nelle Filippine, e vedendo che non avevano la corrente elettrica. A causa di questo, alcuni amici non riuscivano neppure a fare i compiti né a studiare adeguatamente.Pensando al problema, le è tornato in mente il fatto che gli esseri umani sono dei grandi generatori di energia: “Mi sono detta, perché non il calore corporeo? Irradiamo talmente tanta energia da noi ed è sprecata”, ha raccontato Ann. La torcia di Ann si basa su un dispositivo termoelettrico chiamato cella di Peltier, ed è quasi sorprendente che nessuno avesse pensato prima di applicarle alle torce, dato che sembra un’applicazione perfetta. Ma nonostante la genialità dell’idea, all’inizio Ann non era molto convinta che avrebbe avuto successo, e solo dopo insistenze di amici e parenti ha iscritto la torcia al concorso di scienza di Google. Ed è rimasta sorpresa quando è arrivata in finale, e ancor più quando ha vinto,


Donna riduce la sua spazzatura a solo un piccolo barattolo a settimana ...

Ci potrebbe bastare un piccolo barattolo come cestino della spazzatura? È altamente improbabile, ma una donna canadese è riuscita a fare proprio questo. Dopo aver visto l’enorme quantità di rifiuti di plastica nel pranzo di suo figlio, Tippi Thole ha deciso di fare un drastico cambiamento. Anche se già riciclava e compostava la maggior parte della sua spazzatura, sapeva che avrebbe potuto fare molto meglio. “In realtà sto riciclando meno, molto di meno. Questo perché evito di acquistare qualsiasi cosa con gli imballaggi, specialmente quelli in plastica”, ha detto la donna. L’esperimento di Tippi è iniziato ufficialmente all’inizio di quest’anno. Lei e suo figlio hanno aderito al Movimento per i Rifiuti Zero, un’organizzazione globale impegnata a ridurre significativamente la quantità di rifiuti rimasti nella nostra società. Il gruppo si impegna ad evitare l’uso di contenitori di plastica o usa e getta. Portano i loro contenitori quando vanno a fare shopping e cercano sempre di riutilizzare gli oggetti piuttosto che buttarli via.Secondo Tippi, la preparazione è la chiave una vita libera dai rifiuti. Ogni volta che lascia la casa, porta con sé un “kit zero rifiuti”. Questo kit include oggetti come borse di tela per i suoi generi alimentari, posate riutilizzabili e un contenitore Tupperware. Porta con sé anche i vasetti nei negozi e li riempie di prodotti come pasta e riso. Tippi inoltre compra i suoi prodotti nei mercati degli agricoltori perché, diversamente dai supermercati, gli articoli non sono avvolti in plastica. Hanno perfino trasformato il loro bagno in un’area senza rifiuti. Trippi arriva persino a farsi il sapone e il dentifricio. Tippi tiene un blog (“The Tiny Trash Can”) e una pagina Instagram dove racconta la sua esperienza. Ogni settimana, Tippi pubblica ciò che è nel loro cestino e cerca di pensare a tutti i modi in cui i rifiuti potrebbero essere evitati.Tippi e suo figlio sono ora impegnati a vivere una vita più sostenibile al fine di aiutare l’ambiente, e a tal fine, la donna ha sostituito il loro vecchio bidone della spazzatura con un barattolo di vetro. Si potrebbe pensare che questo significhi che ha iniziato a riciclare di più, ma in realtà è vero il contrario.


Il proverbio:  " Non piangere perché una cosa finisce, sorridi perché è accaduta… !"

Dopo l'Estate di San Martino primo assaggio d'inverno...

Dalla giornata di oggi è atteso un radicale cambio si circolazione sull'Europa e di conseguenza anche sul nostro Paese. Passeremo infatti da condizioni prettamente instabili a causa dei flussi atlantici ad una fase mite e soleggiata. Cerchiamo allora di capire nel dettaglio cosa aspettarci per questa settimana. Dando uno sguardo alle carte meteo (ECMWF) possiamo vedere come un campo di Alta Pressione in risalita dal Nord Africa sta conquistando il nostro Paese unendosi poi ad un'immensa area anticiclonica già presente sull'Europa orientale. Per i prossimi giorni l’Alta Pressione si rafforzerà proprio sull'Italia, chiudendo di fatto la porta dell’Atlantico e ad ogni possibile perturbazione regalandoci quindi tempo molto stabile e soleggiato su praticamente tutta la Penisola. Ecco qui la famosa Estate di San Martino, per sottolineare una fase di tempo dal tepore quasi tardo estivo dopo giorni di maltempo proprio nel cuore dell’Autunno. Temperature: dagli ultimi aggiornamenti ci aspettiamo un rialzo delle temperature almeno fino a Giovedì 15 specie nei valori massimi al Centro Sud con punte intorno ai 20-22°C. Qualche grado in meno al Nord dove comunque durante le ore più calde si toccheremo valori comprese tra i 14°C e i 18°C. Andremo incontro ad un periodo alquanto particolare, anche se è già capitato in passato, stiamo parlando infatti di anomalie rispetto alle medie storiche anche di +3/4°C. Nebbie: grazie alla stabilità atmosferica e all'assenza di vento nei prossimi giorni ci aspettiamo nebbie o cieli coperti specie sulle Pianure del Nord, Valli del Centro e sulle Murge. Da Venerdì 16 il campo anticiclonico migrerà ulteriormente verso il Nord Europa richiamando al contempo venti più freddi da Est. Un primo cedimento è previsto proprio sul bordo orientale con l’ingresso di una massa d’aria fredda ed instabile che porterà piogge tra Venerdì sera e la giornata di Sabato  al Centro Sud. Novità interessante è il ritorno della neve che cadrà sull'Appenino a partire dai 1000 metri di quota. Successivamente, tra Sabato e Domenica, il vortice depressionario si approfondirà sul basso Tirreno innescando rovesci anche a carattere temporalesco sulle Isole.

Pace fiscale: ecco come aderire

Pronte le regole per la definizione agevolata degli atti del procedimento di accertamento non ancora definiti al 24 ottobre 2018, data di entrata in vigore del Dl n. 119/2018. Con un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate, adottato d’intesa con il direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, vengono definite le modalità e i termini di versamento relativi ad avvisi di accertamento, di rettifica e di liquidazione, atti di recupero, inviti al contraddittorio e accertamenti con adesione, notificati o sottoscritti fino al 24 ottobre 2018.
In cosa consiste l’agevolazione - La nuova misura si applica agli atti del procedimento di accertamento emessi dall’Agenzia delle Entrate o dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Sono integralmente e complessivamente dovuti tutti i tributi ed eventuali contributi indicati nell’atto oggetto di definizione agevolata, ad eccezione degli importi per sanzioni amministrative, interessi e spese accessorie. Non possono formare oggetto di questa definizione agevolata gli atti definiti con altre modalità oppure impugnati entro il 24 ottobre 2018 o anche successivamente. Gli atti interessati dalla nuova misura Sono definibili gli avvisi di accertamento e gli avvisi di rettifica e di liquidazione notificati al contribuente fino al 24 ottobre 2018 non impugnati ed ancora impugnabili alla stessa data e rientranti nell’ambito di applicazione dell’articolo 15 del Dlgs. n. 218/1997. La definizione agevolata si applica inoltre agli atti di recupero dei crediti indebitamente utilizzati (indicati ai commi da 421 a 423 dell’articolo 1 della legge n. 311/2004), notificati al contribuente fino al 24 ottobre 2018, non definitivi e non impugnati. Sono ammessi alla definizione anche gli inviti al contraddittorio, notificati fino al 24 ottobre 2018, che contengono maggiori imposte e per i quali, alla stessa data, non sia stato ancora sottoscritto e perfezionato un avviso di accertamento con adesione o notificato un avviso di accertamen
to. Infine, rientrano nella disciplina agevolativa gli accertamenti con adesione sottoscritti fino al 24 ottobre 2018 ma non ancora perfezionati, per i quali, alla stessa data non è ancora decorso il termine per il versamento e il perfezionamento dell’adesione.
Quando effettuare i versamenti - Le scadenze entro cui effettuare il versamento necessario per il perfezionamento della definizione agevolata sono diverse in base al tipo di atto: per gli avvisi di accertamento, di rettifica e di liquidazione e gli atti di recupero, il termine per il versamento in unica soluzione o della prima rata scade il 23 novembre 2018 oppure, se più ampio, entro il termine utile per la proposizione del ricorso;
per gli inviti al contraddittorio il termine per il versamento in unica soluzione o della prima rata scade il 23 novembre 2018;
gli accertamenti con adesione possono essere definiti versando i tributi ed i contributi dovuti entro il 13 novembre 2018. Se l’atto definibile non richiede il pagamento di imposte e contributi, il contribuente può manifestare la volontà di aderire tramite una comunicazione in carta libera da presentare direttamente o tramite raccomandata A/R o all’indirizzo di posta elettronica certificata (PEC (SES: IX2.SI - notizie) ) all’ufficio competente, in cui dichiara di voler perfezionare il procedimento di accertamento, entro gli stessi termini previsti per il versamento.
In caso di pagamento rateale, il versamento delle somme può essere effettuato con un massimo di venti rate trimestrali di pari importo. Le rate successive alla prima devono essere versate entro l’ultimo giorno di ciascun trimestre.
Per ciascun atto definito va utilizzato un distinto modello F24 (Xetra: F2Y.DE - notizie) o F23. Entro dieci giorni dal versamento in unica soluzione o della prima rata, il contribuente consegna all’ufficio competente la ricevuta dell’avvenuto pagamento.

Come restituire un pacco Amazon

Può capitare che, acquistando online su Amazon abbiate ricevuto un articolo diverso dalle vostre aspettative, oppure difettoso o che funziona male. Se vi è appena capitato non temete. Restituire un pacco Amazon è semplice, veloce e gratuito. Per ricevere informazioni potrete consultare il numero verde Amazon 800 145 851. La stessa azienda consiglia, tuttavia, ai propri clienti di gestire - qualora fosse possibile - la restituzione del pacco utilizzando i servizi online. Se volete restituire un pacco Amazon è consigliato utilizzare il 'Centro resi online', dove è possibile ottenere l'etichetta da allegare al pacco che volete mandare indietro. Vediamo nel dettaglio come funziona la procedura: come prima cosa è bene ricordare che per effettuare la restituzione del pacco dovete essere registrati al portale. Fatelo, è totalmente gratuito. Dopo esservi registrati dovrete andare su Centro resi online, selezionare la tipologia di restituzione che vi interessa (tra 'restituisci un articolo' e 'restituisci un regalo') e indicare la motivazione del reso. A questo punto dovrete indicare il metodo di restituzione del pacco a voi più comodo; alla fine vi basterà stampare l’etichetta del reso e seguire le istruzioni che Amazon vi darà in merito alla composizione del pacco. Per ottenere il cambio dell’articolo, o in alternativa il rimborso che avviene in media dopo 5 o 7 giorni, il prodotto che intendete restituire non deve essere stato usato, e deve essere integro (a meno che non lo abbiate già ricevuto danneggiato). Solitamente per la restituzione del pacco c'è tempo 30 giorni, 14 giorni dal momento in cui è stata stampata l'etichetta: trascorso questo tempo è opportuno consultare il Servizio Clienti Amazon che vi darà tutta l'assistenza di cui avete bisogno Concludiamo ricordandovi che la restituzione di un pacco è un vostro diritto, ma non per questo dovete abusarne. E' per questo motivo, infatti, che Amazon potrebbe bloccare l'account di quegli utenti che hanno restituito decisamente troppi articoli. Non esiste un limite preciso, tuttavia è opportuno utilizzare il buonsenso

Flat tax, meglio essere partita Iva che dipendente

L’estensione del regime forfettario con la flat tax al 15% sulle partite Iva individuali fino a 65mila euro rende più conveniente lavorare da autonomo che da dipendente. La misura, prevista dalla Legge di Bilancio 2019, a parità di reddito lordo, fa portare a casa il 30 per cento in più ai lavoratori che emettono una fattura.
La flat tax - Con l’ampliamento della flat tax per le partite Iva individuali al 15% a decorrere dal 2019 per fatturati fino a 65mila euro annui e l’introduzione di quella al 20% a decorrere dal 2020 per fatturati annui compresi fra 65mila e 100mila euro, risulta più conveniente farsi pagare come “autonomo con partita Iva invece che da dipendente o collaboratore parasubordinato”, precisano i commercialisti.
Il netto aumenta - Leggendo la tabella elaborata da Eutekne.info, la convenienza cresce, in particolare, per le remunerazioni lorde comprese fra 35mila e 80mila euro. In termini pratici, il maggior netto di un lavoratore autonomo è circa del 30 per cento, anche al netto di Irpef e relative addizionali, oltre ai contributi previdenziali che il lavoratore autonomo è costretto a versare.
Gli esempi - Prendiamo come esempio una retribuzione lorda di 45mila euro, il dipendente assunto con un contratto di lavoro percepisce un netto in busta di 28.453 euro, mentre il titolare di partita Iva guadagnerà un netto di 38.925 euro, ben 10.471 euro un più. In termini percentuali si tratta del 36,8%, oltre un terzo in più rispetto al dipendente. La cifra a carico del datore di lavoro resta la stessa: 59.246 euro.
Il divieto - Nella manovra, però, è previsto il divieto di accedere al nuovo regime fiscale agevolato per i titolari di partita Iva che nei due anni precedenti siano stati alle dipendenze dell’azienda o dell’ente a vantaggio dei quali svolgono prevalentemente la propria attività. Il divieto si giustifica proprio con il regime più vantaggioso ottenibile come titolare di partita Iva. Il maggior guadagno compensa la mancanza di garanzie rispetto al lavoratore assunto.

Tumore del pancreas, al via nuovo studio clinico con adroterapia -2-

Roma - "L'approccio pre-operatorio rappresenta la modalità più moderna, specialmente se preceduto o associato a chemioterapia. La possibilità di avere a disposizione particelle come gli ioni carbonio con elevata efficacia biologica (2 o 3 volte superiore a quella della radioterapia convenzionale) e con selettività spaziale, permette di erogare la dose efficace senza compromettere i tessuti circostanti." osserva la dott.ssa Francesca Valvo, direttore medico del CNAO e curatrice della ricerca "Ci aspettiamo, come già noto dai lavori pubblicati dai giapponesi, un più elevato tasso di resecabilità completa e una migliore sopravvivenza senza malattia. L'impiego di ioni carbonio si è rivelato efficace anche nei casi di tumore del pancreas inoperabile e pertanto al CNAO è in corso uno studio prospettico anche per questi casi". "In una patologia a prognosi così severa" afferma Silvia Brugnatelli, responsabile dello studio presso l'Uoc di Oncologia Medica del Policlinico San Matteo "la possibilità di combinare più forme di terapia, inclusa la chemioterapia che è ben tollerata dal paziente e non compromette i successivi passaggi di radioterapia e chirurgia, rappresenta un modello con un potenziale impatto importante sulla prognosi della malattia; in altre parole siamo convinti di poter dare una speranza in più ai nostri pazienti. Altri importanti IRCCS, l'Istituto Oncologico Veneto e Centro Oncologico di Reggio Emilia hanno aderito a questo studio".

Conti dormienti, occhio alla scadenza

Ultimi giorni per salvare i cosiddetti 'conti dormienti'. Dal prossimo mese, infatti, i risparmiatori dovranno dire addio a depositi di denaro, libretti di risparmio (bancari e postali), conti correnti bancari e postali nonché a azioni, obbligazioni, certificati di deposito, fondi d'investimento e assegni circolari non riscossi entro il termine di prescrizione. E' il Ministero dell'Economia e delle Finanze a ricordare, in una nota diffusa lo scorso agosto, che "a partire da novembre 2018 inizieranno a scadere i termini per l'esigibilità delle somme relative ai primi 'conti dormienti' affluiti al Fondo Rapporto Dormienti nel novembre 2008". Nel calderone rientrano le somme inutilizzate relative a strumenti di natura bancaria e finanziaria, di importo non inferiore a 100 euro, non più movimentati dal titolare del rapporto o da suoi delegati per un tempo ininterrotto di 10 anni decorrenti dalla data di libera disponibilità delle somme. Si tratta, di fatto, di denaro mai movimentato per 20 anni in quanto il termine di prescrizione si applica trascorsi 10 anni da quando le somme, precedentemente non movimentate per altri 10 anni, sono state trasferite al Fondo, fatta eccezione per gli assegni circolari che hanno termini diversi di prescrizione. Il Tesoro, quindi, invita tutti ad effettuare una verifica sull'esistenza di 'conti dormienti' intestati a proprio nome o a nome di familiari di cui possano risultare eredi, al fine di inoltrare, nel caso, domanda di rimborso in tempo utile. Tramite la Consap Spa si può risalire alla banca dati dei rapporti dormienti, raggiungibile all'indirizzo: 'www.consap.it/servizi-economia/fondo-rapporti-dormienti' e selezionando l'opzione 'cerca rapporto dormiente'. Le domande di rimborso possono essere presentate a Consap Spa per via telematica tramite Portale Unico (http://portale.consap.it/), oppure a mezzo Raccomandata a/r ovvero Raccomandata a mano presso la sede della società.

"Introvabile farmaco per malati di Crohn"

E' introvabile da agosto il Questran (colestiramina), un vecchio farmaco, poco costoso ma efficace e insostituibile per chi soffre di malattie dell'intestino, come il morbo di Crohn, seppure indicato contro l'ipercolesterolemia e per ridurre il prurito associato al blocco parziale delle vie biliari e non direttamente per le patologie intestinali. L'Aifa - come riferito all'Adnkronos Salute - indica che sarà mancante "fino al 28 febbraio 2019", secondo la data comunicata dall'azienda, per problemi alla linea di produzione. Non ci sono farmaci equivalenti. Per questo l'Agenzia del farmaco ha autorizzato le strutture sanitarie all'importazione dall'estero. Si tratta di un medicinale a base di colestiramina fondamentale per bloccare le crisi diarroiche nelle persone che soffrono di queste malattie. Ed è quindi indispensabile per una buona qualità della vita. "Sono 15 anni che utilizzo il farmaco", spiega all'Adnkronos Salute l'ingegner Vincenzo Cortese che sottolinea la drammaticità della carenza del farmaco per i pazienti. "E' l'unico medicinale che funziona - spiega ancora Cortese - permette una qualità della vita decente. Per questo la sua carenza ci fa letteralmente impazzire. Temiamo sia frutto di speculazioni, non si spiega altrimenti. Il medicinale costa poco, meno di 5 euro ma, in questo periodo, molti sono costretti a procurarlo fuori dall'Italia, nella farmacia Vaticana, ad esempio, dove costa anche 50 euro. Ora però le scorte sono finite e non sappiamo davvero come fare. Chiediamo al ministero della Salute e l'azienda di risolvere il problema al più presto. Ogni giorno in più, per noi è una sofferenza". Ma non è la prima volta che il Questran 'sparisce' dal mercato. Nel 2010 la sua carenza fu anche al centro di un'interrogazione parlamentare. "Si tratta sicuramente di un farmaco vecchio ma molto importante che non ha alternative -spiega all'Adnkronos Salute il gastroenterologo del Policlinico Gemelli Antonio Gasbarrini - E' di straordinaria efficacia. E il fatto che non sia disponibile è un problema serio per i pazienti. Purtroppo la sua 'sparizione dal commercio' è periodica e crea dei disagi enormi".

L'uomo che si è fatto impiantare un radar negli zigomi

Secondo il vocabolario Treccani, la parola cyborg vuol dire ‘automa dalle eccezionali risorse fisiche e mentali, ottenuto con l’innesto di membra e organi sintetici su un organismo umano vivente‘. Per questo motivo da ora in avanti dovremo definire l’artista Joe Dekni come un cyborg, visto che nei suoi zigomi è stato impiantato un tipo di radar in grado di captare le vibrazioni dell’ambiente circostante. Joe Dekni, spagnolo di 22 anni ora residente a Berlino, si è fatto inserire negli zigomi questo sonar all’interno dello spazio Transpecies Society di Barcellona, come parte di una performance artistica che comprendeva anche installazioni audiovisive. Il pubblico presente ha potuto vedere la trasformazione di Joe, che nella vita è anche modello e talvolta dj, in una sorta di ibrido uomo-pipistrello. Già: il sonar che ora ha addosso, sotto la pelle, gli dovrebbe dare la stessa capacità innata dei pipistrelli (e dei delfini) di identificare e stimare la distanza dagli oggetti anche in condizioni di oscurità. A ispirarlo è stato Neil Harbisson, il primo uomo al mondo ad essere riconosciuto come cyborg grazie a un’antenna impiantata nel suo cranio. Harbisson, nato con un difetto visivo chiamato acromatopsia (vede solo in scala di grigi) ha dato facoltà a cinque persone di poter comunicare con il suo cervello via satellite, permettendogli di variare i suoi sogni a seconda della musica o delle immagini inviate, e di dipingere a distanza. Ora Harbisson riesce a riconoscere i colori attraverso i suoni. Per quanto riguarda Dekni, si tratta invece di un modo per ampliare i suoi confini sensoriali. Dekni ha già sentito le vibrazioni arrivare al suo corpo, spiegando che si tratta di una sensazione di gioia e di dolore mescolata, paragonabile ai momenti nei quali ci si sottopone all’incisione della pelle per tatuare. Il suo obiettivo è di captare e riconocere tutto ciò che è ‘non-fisico’, stimolando parti sotto-utilizzate della sua mente. Dekni e Harbisson sono i due esempi più famosi, attualmente, nella comunità degli appassionati del tema cyborg. Harbisson ha inoltre fondato nel 2010 la Cyborg Foundation, un’organizzazione internazionale per aiutare gli umani a “diventare” cyborg.

La pace fiscale in 5 punti

Cambia la pace fiscale. Dopo l'intesa raggiunta ieri durante il Cdm - con l'eliminazione della non punibilità penale e lo scudo per i capitali all'estero dal decreto fiscale - il condono viene riscritto. Confermata la rottamazione-ter, la cancellazione dei debiti sotto i mille euro, la dichiarazione integrativa per i redditi non dichiarati, la chiusura delle vertenze fiscali e il 'saldo e stralcio' che non è presente ancora nel dl ma arriverà con un emendamento in Parlamento.
ROTTAMAZIONE TER- Con la rottamazione-ter sarà possibile ridefinire il proprio debito con il fisco accumulato tra il 2000 e il 2017 dilazionando i pagamenti in cinque anni e 20 rate trimestrali, senza pagare interessi e sanzioni. Il modulo per aderire sarà pubblicato sul sito dell'Agenzia delle Entrare.
SALDO E STRALCIO - Nel decreto fiscale ancora non c'è. Ma il saldo e stralcio delle cartelle arriverà in sede di conversione di decreto per chi si trova "in oggettive e certificate difficoltà economiche". In sostanza, sarà consentito un 'ravvedimento operoso' per i piccoli contribuenti in difficoltà economica. A seconda della situazione in cui si trovano, i contribuenti potranno pagare da un minimo del 6% a un massimo del 25% del dovuto con un'aliquota intermedia del 10%.
DICHIARAZIONE INTEGRATIVA - Si tratta di una sorta di piccolo condono dei debiti aperti con il fisco concesso fino a un massimo di 100 mila euro. Il provvedimento licenziato dal governo stabilisce un'aliquota al 20% per sanare la parte non dichiarata e riservata a coloro che hanno presentato la dichiarazione dei redditi. Con la dichiarazione integrativa sarà possibile far emergere fino a un massimo del 30% in più rispetto alle somme già denunciate e comunque con un tetto di 100mila euro annuali.
MINI DEBITI CANCELLATI - Resta invariata la rottamazione delle minicartelle che prevede il saldo e lo stralcio per le cartelle di importo inferiore a mille euro ricevute dal 2000 al 2010, come bolli auto e multe. La misura interesserà dieci milioni di contribuenti e coinvolgerà il 25% del magazzino dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione.
LITI FISCALI - Resta invariata anche la chiusura delle vertenze fiscali. In caso di un contenzioso legale con il fisco i contribuenti potranno sanare la loro posizione pagando il 50% del non dichiarato in caso di vittoria in primo grado e il 20% in 5 anni al secondo grado, senza sanzioni e interessi.

Autovelox, cartello poco chiaro? La multa è nulla

La Corte di Cassazione punisce i gestori della reti viarie e gli amministratori che non rispettano i diritti degli automobilisti
Stop agli autovelox senza segnali chiari: lo stabilisce la Corte di Cassazione, con sentenza 25993/2018. Per capire meglio di cosa parliamo, va fatta una premessa: l’eccesso di velocità è un’infrazione grave, tale da causare incidenti mortali e i trasgressori vanno puniti severamente; però i gestori delle strade hanno obblighi precisi da rispettare in materia di autovelox: che non siano strumenti per fare cassa, ma per migliorare
la sicurezza stradale.
Cartelli: quali disposizioni - Ogni autovelox va segnalato. I cartelli stradali e i dispositivi di segnalazione luminosi che avvisano della presenza di autovelox devono essere installati "con adeguato anticipo" rispetto al luogo dove viene effettuato il rilevamento della velocità. In modo da garantirne il tempestivo avvistamento, in relazione alla velocità.
L’obiettivo della norma, ribadita dalla Cassazione, è semplice: se l’autovelox viene segnalato con cartelli chiari, l’automobilista col piede pesante rallenta. Diminuiscono così le probabilità di trasgressione e, in parallelo di incidente.
Viceversa, se l’autovelox non viene segnalato con cartelli chiari e adeguati, le velocità non vengono adeguate, aumentano le probabilità di incidenti e, in parallelo, per i gestori della strada è più facile fare cassa, visto che aumentano anche le probabilità di trasgressione.
Una questione di distanze - La distanza tra i segnali o i dispositivi e la postazione di rilevamento della velocità deve essere valutata in relazione allo stato dei luoghi. In particolare, è necessario che non vi sia tra il segnale e il luogo di effettivo rilevamento una distanza superiore a 4 km, mentre non è stabilita una distanza minima.
Omologati e tarati - Al di là dei cartelli, l’articolo 142 del Codice della Strada recita che, per la determinazione dell’osservanza dei limiti di velocità, sono considerate fonti di prova le risultanze di apparecchiature debitamente omologate e tarate.
Attenzione dunque a quanto stabilisce la Corte Costituzionale (sentenza 113/2015): “I fenomeni di obsolescenza e deterioramento possono pregiudicare non solo l'affidabilità delle apparecchiature, ma anche la fede pubblica che si ripone in un settore di significativa rilevanza sociale, quale quello della sicurezza stradale".
Per questo motivo, tutti gli autovelox vanno tarati almeno una volta l’anno, come ricordano le sentenze successive di ogni ordine e grado. Entro 90 giorni
Vale la pena ricordare, inoltre, che fra infrazione e notifica della multa devono passare al massimo 90 giorni, a cui si può derogare solo se è difficile individuare il proprietario dell’auto: “In presenza di situazioni di difficoltà di accertamento addebitabili al trasgressore: tardiva trascrizione, trasferimento della proprietà del veicolo, omissione di comunicazione del mutamento di residenza”. E se il gestore della strada è in ritardo nella propria organizzazione e gestione delle multe? Questo non deve ledere i diritti degli automobilisti: vale la regola dei 90 giorni.
Il bivio delle sanzioni - Per eccessi di velocità sotto i 10 km/h rispetto al limite, il proprietario dell’auto paga oppure fa ricorso al giudice di pace entro 30 giorni versando 43 euro di tassa o gratuitamente al prefetto entro 60 giorni.
Per eccessi sopra i 10 km/h, sia che il proprietario paghi sia che faccia ricorso, deve comunicare il nome di chi guidava. Se non lo fa, gli arriva una multa supplementare di 300 euro circa (incluse spese di spedizione).
Un errore piuttosto diffuso è quello di pagare e basta: in questo caso, il proprietario, sbagliando, ritiene di aver ammesso l’infrazione e di aver automaticamente comunicato alle Forze dell’ordine di essere lui il guidatore al momento dell’infrazione aspettando il taglio di punti-patente. In realtà, gli arriverà a casa la multa supplementare di 300 euro.

Il peso della burocrazia: per aprire un bar servono 71 pratiche da compilare

Altro che libera impresa. In Italia la vita di chi vuole avviare un’attività diventa un’odissea. Tutta colpa della burocrazia che soffoca il Paese e scoraggia anche il più volenteroso imprenditore o piccolo artigiano.
Una miriade di adempimenti - A calcolare tutti gli adempimenti burocratici da superare per aprire un’attività ci ha pensato la Confederazione nazionale dell’artigianato (Cna), che si è messa ad incrociare i dati di una cinquantina di proprie associazioni territoriali. Lo scenario delineato è tutt’altro che incoraggiante, tra enti e autorizzazioni da richiedere.
Per aprire un bar - Adesso mettiamo caso che ci venga l’idea di aprire un bar. Prima di poter servire cappuccino e brioche, la Cna ha contato ben 71 adempimenti da sbrigare in 26 enti differenti. Bisogna inoltre frequentare un corso tra le 100 e le 160 ore e versare una somma pari a 14.667 euro.
Per aprire una autofficina - Non va certo meglio a chi vuole aprire un’officina per riparare auto. Anzi, pure peggio. Dovrà far fronte a 86 adempimenti e 48 enti, con un esborso di 20mila euro. L’indagine dell’Osservatorio “Comune che vai, burocrazia che trovi”, in collaborazione con 52 Cna territoriali, in rappresentanza di altrettanti comuni, dimostra le difficoltà contro cui si deve imbattere chi vuole avviare un’impresa. Le tipologie d’impresa
L’indagine si concentra su cinque diverse tipologie d’impresa: acconciatura, bar, autoriparazione, gelateria e falegnameria. Per aprire una bottega che lavora il legno servono 20mila euro e 78 adempimenti. Per fare la barba ai clienti occorrono 17mila euro e bisogna pure fare un giro in 26 enti e istituzioni e assolvere ben 65 adempimenti. Chi volesse avviare una gelateria deve contare su un capitale di oltre 12mila euro, solo per i bolli, attendere risposta da 26 enti differenti e far fronte a 76 adempimenti. L’articolo 41 della Costituzione parla di “libera” impresa. Sì ma oggi tra un adempimento e l’altro.

Vecchie multe, occhio alla scadenza di quelle non pagate

L’Agenzia delle entrate fa chiarezza sulla data di scadenza del pagamento delle vecchie multe
Se sei tra quelli che non ha pagato vecchie multe da Codice della Strada a un Comune e che ha approfittato di un mini-condono dell’Agenzia delle entrate (ex Equitalia), attento alla scadenza ravvicinata del 1° ottobre 2018. Riguarda chi ha aderito alla Definizione agevolata delle cartelle esattoriali (detta anche mini-sanatoria), inviate dal riscossore per conto di un ente locale. Nel dettaglio, le rate con scadenza il 30 settembre cadono di domenica e quindi, come previsto dalla legge, i pagamenti dovranno essere effettuati entro il primo giorno lavorativo successivo, ovvero lunedì 1° ottobre. Tre punti caldi
#1. Per quali rate. La scadenza del 1° ottobre riguarda la seconda rata della Definizione agevolata prevista dal decreto 148/2017 per i debiti affidati alla riscossione dal 1° gennaio al 30 settembre 2017. Riguarda inoltre la quinta e ultima rata della Definizione agevolata prevista dal decreto 193/2016.
#2. Multe stradali: quale sconto. Per i contribuenti che hanno aderito alla Definizione agevolata, la legge prevede il pagamento del solo importo residuo delle somme dovute senza corrispondere le sanzioni e gli interessi di mora. Per le multe stradali, invece, non si pagheranno gli interessi di mora e le maggiorazioni previste dalla legge. In caso di mancato, insufficiente o tardivo pagamento, il mini-condono non produce effetti e l’Agenzia entrate dovrà riprendere le procedure di riscossione.
#3. Come pagare. Si può pagare alla propria banca, o agli sportelli bancomat (Atm) abilitati ai servizi di pagamento Cbill. Oppure col proprio internet banking, negli uffici postali. Ok anche i tabaccai aderenti a Banca 5 Spa e i circuiti Sisal e Lottomatica. Adatto pure il portale dell’Agenzia entrate e l'app Equiclick tramite la piattaforma PagoPa. Idem la Compensazione con crediti commerciali vantati nei confronti della Pubblica amministrazione e gli sportelli del riscossore.


NOVEMBRE

Novembre è l’11° mese dell’anno, composto da 30 giorni e caratterizzato da un clima freddo e piovoso che anticipa le rigidità dell’inverno.  Fin dagli antichi egizi, è consacrato al culto dei morti, usanza ripresa dalla religione cattolica in due ricorrenze: Ognissanti che il primo del mese ricorda tutti i santi, martiri e beati del Paradiso, in particolare quelli che non trovano spazio nel calendario; la Commemorazione dei Defunti che cade il 2 novembre. Una tradizione simile è ripresa nella festività anglosassone di Halloween che si richiama a un’antichissima festa celtica.  In natura è tempo di semina, favorita dalle abbondanti piogge, ma anche di raccolta delle olive.
Fenomeno astronomico di maggior fascino, sono le Leonidi, uno dei più importanti sciami meteorici che si verifica ogni anno verso il 17 novembre. Sono chiamate così perché sembrano provenire da un punto compreso nella costellazione del Leone.

Il giorno 22 il Sole esce dal segno dello Scorpione  per  entrare  in quello del Sagittario

1 novembre: Ognissanti - Nasce l’Unione Europea - 9 novembre: cade il Muro di Berlino
12 novembre: Strage di Nassiriya - 22 novembre: John Kennedy assassinato a Dallas;


LA LUNA DI NOVEMBRE

30/11/2018

Ultimo quarto

7/11/2018

Luna  nuova

15/11/2018

Primo quarto

23/11/2018

Luna piena



Blocco traffico Lombardia, nasce l'idea scatola nera...

L'obiettivo è quello di identificare le auto che vengono usate durante le limitazioni alla circolazione
Il blocco del traffico in Lombardia, che include le diesel Euro 3 se la qualità dell’aria è peggiore del solito, alimenta sempre più discussioni. Destinate ad aumentare con l’idea della scatola nera. Sì, la stessa black box che, nella Rc auto, ti consente di ottenere sconti sulla polizza: la compagnia è (un po') tutelata contro le truffe, visto che l’apparecchio registra la dinamica degli incidenti.
Cosa ha detto l’assessore - Infatti, l’assessore regionale all'Ambiente, Raffaele Cattaneo, ha parlato di deroghe per tutelare le fasce più deboli (poveri e anziani che possono spostarsi solo con i diesel Euro 3), ma anche nuovi incentivi per la sostituzione dei veicoli commerciali più inquinanti e un nuovo meccanismo per il fermo dei veicoli che tenga conto della reale percorrenza chilometrica. Quale? La scatola nera. Sono le novità per perfezionare il provvedimento sul fermo programmato dei veicoli più inquinanti in vigore dal 1° ottobre 2018.
L'Italia dei blocchi del traffico - Blocco del traffico, Milano dice no alle deroghe ai poveri - Blocco del traffico, stop alle Diesel Euro 3 fra multe e caos
Se ne parla il 1° ottobre 2019 - Chiaramente, ormai è tardi per introdurre novità: se ne parla l’anno prossimo. Cattaneo ha spiegato che la Regione sta lavorando affinché, dal 1 ottobre 2019, al posto del meccanismo dei blocchi per categorie di omologazione, ne scatti un altro legato all'effettivo potenziale inquinante di ogni singolo veicolo. Basterà dunque installare una sorta di scatola nera "per georeferenziare gli spostamenti e misurare quando e dove vengono fatti i singoli km. Con un sistema di analisi di questi dati, sarà possibile correlare la percorrenza autorizzata di ogni singolo veicolo alle condizioni reali del traffico".
In teoria, secondo la Regione... - Uno dei limiti reali dell'applicazione dei livelli di omologazione, dice la Regione, è che questi sono teorici e le emissioni reali molto più alte. Con la scatola nera, invece, è la convinzione dell’assessore, un veicolo diesel Euro 3 che fa 1.000 km l'anno potrà circolare. Mentre sarà fermata un'auto di una classe inquinante superiore che percorre però 50.000 km l'anno inquinando sicuramente di più.
Gli incentivi auto in Europa - Incentivi auto, la Francia coinvolge i costruttori
Incentivi per i vecchi diesel, in Germania fino a 5.000 euro
Deroghe: Cattaneo insiste
Le deroghe alla circolazione di alcuni veicoli diesel Euro 3 non inficiano la validità del piano in atto e valgono per: chi ha un ISEE inferiore a 14.000 euro;
persone che abbiano compiuto il 70° anno di età;
veicoli per trasporti specifici e per uso speciale;
veicoli i cui proprietari siano in attesa di consegna di una nuova auto;
veicoli appartenenti alle associazioni o società sportive.
Si stima che la deroga potrebbe interessare non più di 50.000 veicoli: inciderà sulle emissioni totali per una quantità inferiore al 2% rispetto al totale.
Incentivi ai privati - Quest’anno ci sono incentivi per le aziende: quelle veicolo vecchi possono avere bonus comprando mezzi nuovi meno inquinanti. E i privati? Nel 2019, saranno previsti incentivi per la sostituzione dei veicoli privati. "Il bilancio di previsione che abbiamo approvato contiene risorse significative, pari a 15 milioni di euro, per incentivi più ampi. Mi aspetto che anche il Governo faccia la sua parte”. Quindi, la Lombardia per il 2019 promette bonus ai privati per rottamare auto vecchie a favore delle nuove, e auspica che anche l’Esecutivo partecipi ai bonus, per rendere l’acquisto di una vettura nuova più allettante. In un periodo in cui il consumatore medio è disorientato.


 


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