...  BENVENUTI  NEL  COMUNE  DI  CRESCENTINO ...

...  I COMMERCIANTI  E  GLI  ARTIGIANI  VI  DANNO IL BENVENUTO ,,,  CLICCATE  QUI  PER CONOSCERLI

P.zza Garibaldi 20/A

crescentino1@ageallianz.it


 

...  COME  ARRIVARE  ...

 

Da Torino: Dall'autostrada A4 per Milano, superare il cartello CHIVASSO EST proseguire per Raccordo Est Di Chivasso per 5.2 km Proseguire per per 206 m. Proseguire per Strada Statale Del Monferrato per 7.3km

Da Milano: Dall'autostrada A4, superare il cartello CIGLIANO proseguire per l'autostrada Svincolo Cigliano per 517 m: superare il cartello TORINO girare a destra, proseguire per Sp2 per 3.8 km fino a LIVORNO FERRARIS, Proseguire per Sp3 per 413 m. Girare a destra, proseguire per Sp2 per 6.2 km


... LE FRAZIONI   E  LE  CHIESE ...

Quattro sono le rimanenti frazioni di Crescentino: Campagna dove sorge la piccola chiesa di San Rocco, eretta nel 1854;

Galli, dove si trova la chiesetta di San Defendente, edificata verso la fine del Seicento;

Cerrone, con una chiesetta dedicata alla Madonna nera tutta in laterizio;

Monte, con la chiesa di S.Giovanni Battista e la caratteristica “giassera” (ghiacciaia) costruita con mattoni e pietre fluviali a strati orizzontali. Serviva alla conservazione del ghiaccio raccolto direttamente nelle rogge: esso veniva riposto in fonde cavità su strati di paglil, la parte superiore semisferica veniva imbottita con materiali coibenti per una tenuta perfetta.

San Grisante è quella di maggiore interesse storico-artistico. E’ l’antica Curtis Nord, del monastero di San Genuario, corte colonica già attestata nel 1151. La chiesa parrocchiale svetta, con il suo imponente campanile in laterizio alto 58 metri, tra la campagna circostante.

L’interno ad unica navata possiede quattro altari laterali impreziositi da tele di scuola moncalvesca (S.Antonio da Padova e Madonna del Rosario). Segue la Borgata San Silvestro anch’essa un tempo dipendente da San Genuario. La chiesa settecentesca, presenta una bella cupola formata da ben quattro tamburi ottagonali degradanti; l’ultimo è chiuso da un cornicione rotondo con cuspide a cono.

 L’interno presenta un bel pulpito ligneo del Settecento ed affreschi nei pennacchi della cupola. Il rosone ellittico è arricchito da una vetrata che raffigura S. Silvestro Papa. C’è poi Santa Maria, la cui chiesa ha una curiosa facciata ad andamento triangolare. Tosse, un tempo detta dello Spasimo,inserita in un altare ricavato in un vano laterale.

 Fu oggetto di voti soprattutto da parte del popolo delle mondariso. Dietro all’altare ottocentesco con l’immagine di San Pietro, sulla parete del catino absidale si conserva un pregevole affresco della metà del ‘400 raffigurante la Crocifissione. La chiesa divenne cappella cimiteriale nel 1808 con la costruzione del nuovo cimitero da parte del Comune di Crescentino.

Nella regione cosiddetta “al Palazzo”, là dove oggi sorge il Santuario della Madonna del Palazzo, furono rinvenuti durante le campagne di scavo un sepolcreto di cremati e resti di fondamenta antichi unti in grossi ciottoli

.Secondo la tradizione tale luogo,ospitava in età romana un vero e proprio “palacium”che serviva come difesa della strada nei pressi della confluenza tra la Dora Baltea ed il Po. Il centro nevralgico del paese è costituito da Piazza Vische detta anche della Torre,sulla quale, fino all’inizio del Seicento si affacciava il Palazzo della Famiglia Tizzoni distrutto nell’incendio del 1529.

L’intitolazione al paese canavesano di Vische risale al XVII secolo e fu un omaggio all’alleanza sancita tra Crescentinesi e Vischesi in occasione della lotta contro i rispettivi feudatari.

La torre civica a base quadrata fu edificata tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo : caratteristici sono gli otto finestroni con archi a doppia apertura, a tendenza ogivale nella parte esterna. Nella cella campanaria si conserva la più grande campana della provincia di Vercelli : la cosiddetta "Crescentina "del peso di 25 quintali, fu forgiata dai fratelli Mazzola di Valduggia e donata alla città dal parroco di San Grisante Don Giuseppe Bianco nel 1958.

Sulla piazza che fin dal XV secolo,ospitò il mercato settimanale, si dispone la facciata cinquecentesca della Parrocchiale della B.V. Assunta edificata, nella sua forma originaria nel XIII secolo contemporaneamente alla costituzione del borgo franco.

Uscendo dalla Parrocchiale e dopo aver gettato uno sguardo all’impostazione medioevale dei portici di via Mazzini all’altezza delle case Caretto e Graziano, l’itinerario prosegue lungo la via Dappiano che costeggia a nord la Parrocchiale.

Vi si incontra la Chiesa della Confraternita di San Bernardino, la più antica delle Confraternite crescentinesi attestata già nel 1286.

Presenta sulla facciata, rinnovata nel 1732, secondo le linee di un moderato barocco, cinque statue inserite in nicchie, raffiguranti S. Bernardino, S.Stefano, S.Francesco e S.Crescentino. Il campanile del 1749 è dotato di un originale cuspide barocca con decorazioni in cotto. All’interno si conservano dipinti datati dal XV al XIX sec. E un pregevole altare ligneo dorato in stile barocco, proveniente dalla chiesa della Resurrezione.

 L’Altare maggiore, anch’esso ligneo dorato in stile barocco è opera dello scultore Francesco Borrello di Chieri (1669) ed è sovrastato dalla pala di Bartolomeo Garavoglia raffigurante la Circoncisione.

Di origine più antica, ma ricostruita tra il 1620 e il 1626, la chiesa fu legata fin dall’antichità a casa Savoia, il cui stemma è ancora custodito sull’arco antistante il presbiterio. L’interno, a navata unica, è decorato a stucchi di pregevole fattura.

Alle pareti laterali quattro tele seicentesche di Giovan Battista Ferrario ritraggono scene della vita della Vergine. La statua dorata di San Michele è opera di GASPARE AUGERO DI VEROLENGO.

Proseguendo per via Cenna, superata piazza Garibaldi, ci si immette in via San Giuseppe, dove si incontra la Confraternita di San Giuseppe, ultima tappa dell’itinerario all’interno del paese.

Prima di uscire dal paese converrà un’ultima sosta alla Chiesa Cimiteriale di San Pietro, in stile romanico, fu edificata tra il XI e il XII sec.

 Dai monaci benedettini di San Genuario, perché vi si radunassero i fedeli dell’adiacente villaggio ( centro rurale disposto ad arco intorno alla chiesa stessa.)

 

 

 

Crescentino, per quelle "poche" persone che non lo sapessero, è una cittadina della regione Piemonte situata nel basso vercellese con circa 8000 abitanti. Situato alla confluenza tra il Po e la Dora Baltea, questa cittadina ha rappresentato nei secoli un punto strategico per il controllo della viabilità tra il monferrato, il vercellese, l'astigiano e il torinese.

Nel 1776 Crescentino Serra, fece spostare per circa 2,5 m un intero campanile, adiacente all'attuale chiesa della Madonna del Palazzo, senza smontarlo, con alcuni ingegnosi, ma rudimentali strumenti dell'epoca. La città di Crescentino sorge su di una pianura posta alla confluenza della Dora Baltea con il Po, ai piedi della rocca di Verrua Savoia. Il toponimo trae origine dal personale romano, diminutivo di Crescens, piuttosto diffuso nella Gallia Cisalpina e nel Piemonte del secolo XIII.


...  UN  PO'  DI  STORIA ...

Fondata nel 1242 dal comune di Vercelli come "borgofranco", ebbe difficili inizi in quanto il territorio apparteneva alla vicina abbazia benedettina di San Genuario e quindi la sua realizzazione incontrò una tenace resistenza da parte degli abati, sia per la sottrazione dei fondi coltivi, sia per lo spopolamento progressivo dei servi e dei coloni dai villaggi che sorgevano intorno all’abbazia stessa. La favorevole posizione geografica, l’abbondanza naturale delle acque e la fertilità del suolo, avevano spinto i vercellesi ad edificare un nuovo borgo, necessario per creare un avamposto sul confine della diocesi di Ivrea, nonché per affermare la supremazia comunale in una zona politicamente vulnerabile, a ridosso delle colline del Monferrato, i cui marchesi miravano ad espandersi alla sinistra del Po L’affrancamento dei servi da ogni onere feudale fu certamente il frutto di una accorta politica, mirata a sottrarre la popolazione dal controllo abbaziale.  Ma solamente dopo il 1262, attenuata la vertenza con l’abbazia di San Genuario, Crescentino riuscì ad affermarsi autonomamente. Il tracciato originario del borgo aveva la forma di un quadrilatero irregolare, diviso a metà da una via principale, a sua volta intersecata da tre contrade minori.  Gli edifici dell’attuale centro storico, quantunque compromessi da fenomeni edilizi disordinati, presentano una caratteristica strutturale piuttosto omogenea. Di particolare interesse sono la torre civica, costruita probabilmente verso la fine del Trecento, i portici della via centrale e la chiesa parrocchiale, ricostruita nei secoli XVI e XIX.

All’inizio del secolo XIV, i contrasti profondi fra le varie famiglie vercellesi dei Tizzoni e degli Avogadro degenerarono in lotte turbolente. Nel 1310, in occasione del suo viaggio in Italia, l’imperatore Enrico VII sciolse il borgofranco di Crescentino dal vincolo di dipendenza comunale e lo concesse a Riccardo Tizzoni, fautore della fazione imperiale. La ratifica di tale atto da parte dei crescentinesi avvenne in modo solenne il 7 aprile 1315 e così ebbe origine un piccolo organismo signorile che dovette poi inevitabilmente scontrarsi con le comunità vicine, in modo particolare con l’abbazia di San Genuario. I vicini fondi coltivi di questa abbazia, oramai in declino, costituivano infatti una indubbia attrattiva e la loro annessione 2 Crescentino avrebbe recato un aumento di ricchezza e di prestigio. Consolidate quindi le condizioni signorili nell’interno del borgo, i Tizzoni decisero un’azione graduale, ma ben mirata, contro il monastero, saccheggiando ripetutamente i territori dei villaggi circostanti. Le violenze dovettero essere piuttosto consistenti, tanto da indurre Eusebio di Tronzano, vicario generale della diocesi di Vercelli, ad intimare nel 1319 al podestà e alla popolazione di Crescentino la restituzione di tutti i beni terrieri indebitamente occupati. Inutili ed infruttuosi furono i ricorsi dei monaci al papa. Il 27 febbraio 1335, presso il castello di Verrua, un antico baluardo che si ergeva come sentinella vigilante sulla collina a destra del Po, si giunse ad un accordo, mediante il quale l’abate Bonifacio di San Genuario concedeva in comunione con i coloni dell’abbazia stessa il tenimento denominato Apertole.

A Riccardo Tizzoni, morto nel 1343, era successo il figlio Antonio. Questi mantenne buoni rapporti coi paesi vicini, promulgò gli Statuti, favorì l’agricoltura e il dissodamento dell’incolto. In questo periodo, caratterizzato dall’egemonia viscontea, il marchese di Monferrato, Giovanni Paleologo, riuscì ad ottenere dall’imperatore Carlo IV l’investitura di Crescentino e Verrua, senza averne però l’effettivo dominio. Quando nel 1364 venne stipulata la tregua tra Monferrato e Visconti, i Tizzoni di Crescentino si allinearono alle proposte di pace ed il paese conobbe un periodo di prosperità. Col passaggio del castello di Verrua dal dominio vescovile a quello sabaudo nel 1387, si attenuarono pure le contese con le comunità vicine. Nel 1409, Giacomo Tizzoni, figlio di Riccardo II, si accordò col cugino Antonio, abate di San Genuario, per controllare economicamente i territori abba-ziali, inviando un’istanza a papa Martino V, nella quale affermava che le grange del monastero, retaggio di un antico splendore, erano deserte da circa mezzo secolo e si dichiarava disponibile a costruire un castello per la difesa del luogo in cambio dell’investitura di metà dei territori. Pur avendo ottenuto l’approvazione pontificia, l’abate, avuto sentore delle trame del cugino, cambiò parere e ricusò la stipula del contratto. Tale problema si trascinò stancamente fino al 1427, allorché Filippo Maria Visconti sottoscrisse un trattato di pace con Amedeo Vili di Savoia, separandolo dalla lega anti-viscontea.

L’accordo venne suggellato col matrimonio della figlia del duca di Savoia col Visconti. Così la città ed il territorio di Vercelli passarono sotto il dominio sabaudo. Giacomo Tizzoni, tradizionalmente legato ai Visconti, in presenza di questi avvenimenti che avevano mutato bruscamente l’assetto politico, inviò i suoi ambasciatori al papa e alla corte di Amedeo Vili, per sollecitare l’infeudazione di San Genuario e neutralizzare così l’opposizione dell’abate. Mentre fervevano intense pressioni diplomatiche onde raggiungere l’annessione di metà delle grange abbaziali, dall’altro versante i Tizzoni conseguirono un importante traguardo presso la corte dell’imperatore Sigismondo: l’erezione di Crescentino in contea (27 settembre 1434) e la creazione di Giacomo tori dei villaggi circostanti.. A Riccardo Tizzoni, morto nel 1343, era successo il figlio Antonio. Questi mantenne buoni rapporti coi paesi vicini, promulgò gli Statuti, favorì l’agricoltura e il dissodamento dell’incolto. In questo periodo, caratterizzato dall’egemonia viscontea, il marchese di Monferrato, Giovanni Paleologo, riuscì ad ottenere dall’imperatore Carlo IV l’investitura di Crescentino e Verrua, senza averne però l’effettivo dominio. Quando nel 1364 venne stipulata la tregua tra Monferrato e Visconti, i Tizzoni di Crescentino si allinearono alle proposte di pace ed il paese conobbe un periodo di prosperità. Col passaggio del castello di Verrua dal dominio vescovile a quello sabaudo nel 1387, si attenuarono pure le contese con le comunità vicine. Nel 1409, Giacomo Tizzoni, figlio di Riccardo II, si accordò col cugino Antonio, abate di San Genuario, per controllare economicamente i territori abba-ziali, inviando un’istanza a papa Martino V, nella quale affermava che le grange del monastero, retaggio di un antico splendore, erano deserte da circa mezzo secolo e si dichiarava disponibile a costruire un castello per la difesa del luogo in cambio dell’investitura di metà dei territori. Pur avendo ottenuto l’approvazione pontificia, l’abate, avuto sentore delle trame del cugino, cambiò parere e ricusò la stipula del contratto.

Tale problema si trascinò stancamente fino al 1427, allorché Filippo Maria Visconti sottoscrisse un trattato di pace con Amedeo Vili di Savoia, separandolo dalla lega anti-viscontea. L’accordo venne suggellato col matrimonio della figlia del duca di Savoia col Visconti. Così la città ed il territorio di Vercelli passarono sotto il dominio sabaudo. Giacomo Tizzoni, tradizionalmente legato ai Visconti, in presenza di questi avvenimenti che avevano mutato bruscamente l’assetto politico, inviò i suoi ambasciatori al papa e alla corte di Amedeo Vili, per sollecitare l’infeudazione di San Genuario e neutralizzare così l’opposizione dell’abate. Mentre fervevano intense pressioni diplomatiche onde raggiungere l’annessione di metà delle grange abbaziali, dall’altro versante i Tizzoni conseguirono un importante traguardo presso la corte dell’imperatore Sigismondo: l’erezione di Crescentino in contea (27 settembre 1434) e la creazione di Giacomo a conte e vicario imperiale, con diritto dell’arma blasonata, costituita da stringente a destra, fra i propri artigli, un tizzone ardente.  L’investitura che il titolo comitale era trasmissibile ai figli maschi, nati da matrimo ai discendenti e, in mancanza di eredi, ai parenti ex linea trasversali. collocazione, i Tizzoni chiesero al papa Eugenio IV l’esecuzione di concessa dal suo predecessore Martino V e resa inefficace dall’ostilità San Genuario. Nello stesso tempo, quantunque Amedeo VIII avesse feudazione, i Tizzoni indugiavano nel prestargli il giuramento di fede. volevano, come contropartita, la garanzia dell’adempimento del bre causa di tale temporeggiamento, intervenne la diplomazia visconte; inviti generici e poi con ordini perentori. Di fronte ad imperativi così 4 gennaio 1435 i Tizzoni adempirono al giuramento.

Quando agli inizi del 1613 il duca di Savoia si organizzò per un attacco di sorpresa al Monferrato, il borgo di Crescentino assunse un'importanza fondamentale per i collegamenti con Torino ed Asti, attraverso il controllo del porto natante sul Po. In seguito alle continue lagnanze del comune e di alcuni notabili molto influenti contro i nuovi signori, il duca decise di acquistare il feudo per la somma di 16.875 ducati, concedendo ai Tizzoni l'investitura di Rive, Costanzana, Pertengo, nonché il titolo onorifico di marchesi di Crescentino. Con successivo atto del 23 dicembre avvenne la formale cessione del feudo, diritti e giurisdizione, al comune di Crescentino per la somma di 30 mila ducati. Tale atto, quantunque assai oneroso, fu di rilevante importanza, in quanto non solo poneva fine al dominio signorile, ma precludeva per il futuro l'instaurarsi di qualsiasi rapporto feudale, ad eccezione dei figli legittimi di Casa Savoia. Con la morte di Carlo Emanuele Tizzoni senza figli, avvenuta - come si è detto - nel 1592, la discendenza continuò attraverso un ramo collaterale.

 Fra i personaggi di tale ramo cadetto, che nei secoli XVII e XVIII ebbero cariche militari e politiche ricordiamo Giorgio Enrico Emanuele, gentiluomo di camera e cavaliere dell'Ordine Mauriziano; Giovanni Battista Sigismondo, morto a Torino il 29 gennaio 1726; Lucio Tommaso (1719-1792), tenente generale; Giuseppe Amedeo Alessandro (morto nel 1782), che ebbe tre figlie: Paolina (1735-1817), sposatasi col conte Girolamo Scarampi di Camino, al quale portò in dote anche l'archivio dei Tizzoni (oggi custodito presso la Biblioteca Reale di Torino); Maria Teresa Camilla, (morta nel 1818), dama della regina Maria Antonia Ferdinanda, sposatasi col marchese Giambattista Fontana di Cravanzana; Maria Angelica Luisa, sposatasi col conte Giacomo Gamba della Perosa e morta a Torino il 19 gennaio 1819.

(Per gentile concessione della LIBRERIA MONGIANO EDITRICE -Tratto dal libro "Crescentino nella storia e nell'arte")

 

 

...  NUMERI  UTILI  ...


IL COMUNE:

 Tel. 800546171 - Fax: 0161.842183 - informazioni@comune.crescentino.vc.it1

Carabinieri : 0161/843134

Croce Rossa Italiana  - 0161/841122

  Assess. Prot. Civile: 0161/833117

ASL 4  -  0161/833811

Infermeria Santo Spirito: 0161/843157

Assistenti Sociali: 0161/843650

Guardia Medica: 0161/842

Coordinatore Gruppo Comunale

di Protezione Civile

 p.civile.crescentino@libero.it

Farmacia Dr. Gorrino:  Via Mazzini 67

 Tel. 0161843160 /0161/84316

Farmacia Centrale : Via Mazzini 45

 Tel. 0161842352

Asilo Infantile delle Carità

V.le IX Martiri, 17 - Tel. 0161 843255

Scuola Materna Statale:  Via C.Colombo, 2  Tel. 0161 843183 - Fax 0142 55146

Scuola Elementare Statale "Serra":

C.so Roma, 109 - Tel. 0161 843247

Scuola Media Statale: Via A.Manzoni, 14

 Tel. 0161 842648 - 841626

Istituto Tecnico Statale Commerciale e per Geometri "Pietro Calamandrei"

Piazza Marconi, 2 - Tel. 0161 843615

Piscina Comunale: Via Peruzia -

Tel. 0161 841748

Sala Ginnica dell'ITG Calamandrei

P.zza Marconi, 2

Palazzetto dello Sport: Via Peruzia

Sport e Salute: Via Tino Dappiano, 20

 Tel. 0161 841314

Biblioteca Civica Degregoriana: Via Ferraris - Tel. 0161 843657

Auditorium Comunale: Via Manzoni,14

 Tel. 0161 833111

Ferrovie dello Stato : 0161/843496

Emergenza Guasti: 337/246319

Azienda Metano: 0161/842892

Consorzio Irriguo: 0161/843361


....LE  ASSOCIAZIONI ...

ASSOCIAZIONE

"DIAMOCI UNA ZAMPA"

www.diamocilazampa.com

info@diamocilazampa.com

Ass. d'Irrigazione Ovest Sesia:

0161/843544


.... GLI  EVENTI  DELL'ANNO  ...

Molto attiva la vita culturale dei Crescentinesi...

Conferenze, incontri organizzati dagli Amici della Biblioteca;

Spettacoli organizzati dalla Compagnia Teatrale “Amici del Teatro”;

Il Comitato Festeggiamenti organizza il Carnevale;

L’Associazione culturale “Rione Prajet” propone manifestazioni di carattere popolare e gastronomico a settembre.

Le fiere  del paese

la festa patronale di S. Crescentino la prima domenica di Giugno;

la festa della Madonna del Palazzo la prima domenica dopo Ferragosto;

il mercatino dell'antiquariato il primo sabato del mese.


....  LE SPECIALITA'  ...

LA PANISSA VERCELLESE

 E' doveroso, prima di parlare dei risotti, fare una anticipazione sul piatto più tipico della risaia Vercellese: la Panissa.

Nato come piatto dei poveri la Panissa utilizza gli elementi della terra Vercellese (il riso, gli speciali fagioli di Saluggia, il lardo e i salami "d'la duja"conservati sotto grasso.

RISOTTI, RANE E RATATUIA:

 Il Vercellese propone mille sollecitazioni: terre d’acqua, colline, montagne incantate; e capolavori d’arte, cultura, tradizioni, oasi faunistiche, natura protetta e folklore.

Ma le sane sollecitazioni mettono appetito e questa buona terra sa offrire le risposte giuste.

Dall’infinita gamma di risotti su cui troneggia la “panissa” (riso, fagioli, cotiche, battuto di lardo aromi e salam ‘dla duja), alla delicatezza delle rane in varie salse e cotture; a seguire, fagiolate, fritture di maiale, frittate “rognose” (con il salame sotto grasso) oca e verze, cipolle ripiene, tome contadine, ciburea e e ratatuja (gustose preparazioni di frattaglie di carne e patate in intingolo).