Comune   di   Chivasso



...  BENVENUTI  NEL  COMUNE  DI  CHIVASSO ...

 

 

...  COME  ARRIVARE  ...

 Autostrada Torino - Milano:  (A4) Uscite Chivasso Ovest, Chivasso Centro, Chivasso Est

 Stazione di Chivasso:  Linea Torino - Chivasso - Aosta - Pre St. Didier - Linea Torino - Milano Linea Torino - Casale - Alessandria Linea Chivasso - Asti

 Linea 4: Torino - Chivasso - Ivrea - Quincinetto Linea 5 Torino - Chivasso - Brozolo

Linea 107 : Brusasco - Settimo Torinese  Torino

Strada Statale 26 da Caluso

Strada Statale 11 da Brandizzo/Settimo

Strada Statale 31/bis da Castelrosso (Verolengo)

Strada Statale 590 Torino/Casale

Strada Statale 28 da Rondissone


...  I   PERSONAGGI   STORICI   ...

IL BEATO ANGELO CARLETTI

(1411? - 1495)

Regge con la destra la spada della Giustizia con i simboli della famiglia Carletti; con la sinistra innalza la SUMMA ANGELICA, il libro che lo ha reso famoso nel campo della cultura. Sullo sfondo, a sinistra, la Chiesa della Madonna degli Angeli di Cuneo, dove riposa la sua salma incorrotta; a destra, il Palazzo Santa Chiara di Chivasso, sede attuale del Municipio

DEMETRIO COSOLA

Demetrio Cosola nacque il 22 settembre 1851 a San Sebastiano Po , in provincia di Torino; era figlio di Luigi e Rosa Capello, penultimo tra sei fratelli e sorelle.
Visse tutta la sua breve vita tra Chivasso (abitando nel centro in via Torino nella casa oggi al numero 48) e Torino. A diciotto anni cominciò a frequentare l'Accademia Albertina a Torino, diventando allievo del Gamba, del Gastaldi e del Gili e assistente dal 1883 (a soli trentadue anni) del Gastaldi. AlI' Accademia Albertina insegnò, più tardi, egli stesso, preferendone però, come scrive Marziano Bernardi, "i biliardi dei caffè torinesi e il buon vino piemontese".

DEFENDENTE FERRARI

Anche di Defendente Ferrari non si conosce né la data di nascita né quella di morte. Da un registro di conti, già appartenente alla Confraternita del Gesù, operante presso la Chiesa della Madonna degli Angeli del 1600, sappiamo che i "Ferrari" avevano la casa, e quindi molto probabilmente anche la bottega, nei pressi dell'attuale Palazzo Santa Chiara e agli inizi del 1600 viveva ancora un nipote del Defendente, un certo Andrea che si qualificava "pittore". Defendente Ferrari fu attivo in Chivasso a partire dalla fine del 1400 alla metà circa del 1500 e la sua famiglia, da generazioni, esercitava nella nostra Città la professione di orafo.
Da un contratto stipulato il 3 giugno 1333 ed ancora conservato negli archivi del nostro Comune, sappiamo che ad un "Franceschino Ferario" era stato concesso dalla Credenza di Chivasso la facoltà, per due anni, di pescare l'oro nel fiume Orco

LE OPERE ARTISTICHE DI NINO VENTURA

E' nato ad Acireale il 2 gennaio del 1959, vive e lavora a Chivasso. La sua attività artistica, dal 1979 ad oggi, si è sviluppata attraverso l'utilizzo di mezzi espressivi diversi: teatro, cinema, televisione, scultura.
Nel 1988 scrive e dirige il video Malati, selezionato per l'Italia, al 39° Internationale Filmfestspiele - Video Fest 1989 di Berlino.
Dal 1991 sviluppa un lavoro di ricerca sulle molteplici possibilità interpretative di un'unica forma che lo porta nel campo delle arti plastiche e della scultura.
Nel 1998 vince la XIII edizione del Premio Italia per le Arti Visive - sezione scultura. E' premiato alla edizioni del Premio Firenze del 1998 e del 1999.
Dal 1994 le sue opere sono state esposte in diverse città tra cui Torino, Milano, Portofino, Livorno, Nizza, New York, Firenze, San Gimignano, San Francisco, Saragozza, Barcellona, Montecarlo, Roma, Parigi, Perugia, Gent e sono presenti in diverse collezioni pubbliche e private.
Recentemente la sua opera "Angeli- Evoluzione della Specie", una serie di 12 grandi sculture in terracotta (oltre 2 mt. di altezza), è entrata a far parte della collezione del Museo de los Angeles - Arte Contemporanea di Lucia Bosè a Turegano - Segovia (Spagna)

... LE FRAZIONI   E  LE  CHIESE  ...

Betlemme, Borghetto, Castelrosso,-Torassi,  Mandria, Montegiove, Mosche, Pogliani, Pratoregio

LA MANDRIA DI CHIVASSO

Ancora oggi arrivando alla Mandria di Chivasso, pur nel parziale degrado architettonico e ambientale, si possono riconoscere gli evidenti segni della razionalità sette-centesca che la concepì. Questo “tenimento” - che dipendeva, come organizzazione, dall’Azienda economica di Venaria Reale - fu ordinato, nella seconda metà del Settecento, da re Carlo Emanuele III di Savoia per incrementare e razionalizzare l’allevamento dei cavalli: in particolare, nella Mandria chivassese si decise di spostare - come scrive Aldo Actis Caporale (1997) - l’allevamento “delle cavalle e delle puledre (la cosiddetta razza), destinate alla riproduzione per coprire i fabbisogni della Corte e di parte dell’esercito”. Scorrendo i documenti storici, quello che stupisce è la velocità con cui si progredì nell’impianto del nuovo ed efficiente complesso: nel decennio che va dal 1760 al 1770 la Mandria fu costituita non solo dal punto di vista architettonico in senso stretto, ma anche da quello territoriale, legale, sociale-religoso. Completato l’acquisto dei terreni, 767 ettari nella zona tra Chivasso, Mazzè, Rondissone e Verolengo, si presentò un problema di giurisdizione unica; a tale scopo, con regia patente, si nominò nel febbraio 1764 il notaio Giovanni Tommaso Bernardi amministratore della giustizia in questo tenimento, che dipendeva direttamente dalla Corona.

LA CHIESA S.GIOVANNI EVANGELISTA (BOSCHETTO):

L’intitolazione della chiesa a San Giovanni Evangelista e il conferimento ad essa della dignità di parrocchiale risalgono al decreto del vescovo di Ivrea Giuseppe Ottavio Pochettini datato 24 ottobre 1795: l’erezione della nuova parrocchia era stata resa possibile da un cospicuo lascito testamentario del signore del luogo, il conte Giovanni Battista Verulfo, ultimo discendente della sua stirpe. Lo storico Giuseppe Borla (1773), nonché coloro che compilarono i verbali delle visite pastorali effettuate dai vescovi d’Ivrea fra il Seicento e la seconda metà del Settecento, ricordano a Boschetto una piccola chiesa dedicata non già all’evangelista Giovanni, ma a Santa Margherita Vergine e Martire...

CHIESA DI S. MARIA DEGLI ANGELI:

 La chiesa di Santa Maria degli Angeli ebbe origine negli anni Ottanta del Cinquecento per determinazione della confraternita del Santissimo Nome di Gesù. Il culto del Nome di Gesù, com’è noto, fu particolarmente promosso dai Francescani Osservanti, e non per nulla la prima sede chivassese di una confraternita con questo titolo fu presso la chiesa osservante di San Bernardino da Siena. Anche il culto della Madonna degli Angeli è tipicamente francescano: si lega infatti alla difesa apertamente sostenuta dai Frati Minori, fin dal Medioevo, dell’Immacolata Concezione di Maria Vergine. La decisione dei confratelli del Santissimo Nome di Gesù di erigere il nuovo tempio mariano fu subito accompagnata dal beneplacito del vescovo di Ivrea e dei pubblici amministratori di Chivasso: il 14 giugno 1584 fu dato principio all’opera con la posa della prima pietra, benedetta dal vicario foraneo don Giuseppe Bianchetti

CHIESA DEI SS GIOVANNI BATTISTA E MARTA

Una pia società di laici intitolata ai Santi Giovanni Battista e Marta - secondo fonti storichesettecentesche - fu attiva a Chivasso fin dall’inizio del quindicesimo secolo: essa aveva sede presso la chiesa di San Giovanni della Nissola, cui era annesso un ospedale. Tali edifici andarono distrutti durante l’assedio portato dai Francesi nel 1705: una pianta della nostra città disegnata nel 1662 da Pietro Arduzzi - successivamente incisa e pubblicata vent’anni dopo nell’opera a stampa Theatrum Sabaudiae - ci mostra la loro collocazione, immediatamente a nord-est della collegiata di Santa Maria. Quando, nel 1707, i disciplinanti gettarono le fondamenta della loro nuova chiesa - che è quella tuttora esistente - mutarono sito: il tempio sorse infatti in posizione centralissima, sulla via principale della città - l’odierna via Torino - nel tratto che si prolunga ad oriente della collegiata; per comprendere questa nuova collocazione, bisogna ricordare che nel tratto occidentale della stessa strada si affacciava anche, da oltre un secolo, la chiesa della Madonna degli Angeli, dove aveva sede un altro grande sodalizio di laici: quello dedicato al Santissimo Nome di Gesù.

SANTUARIO MADONNA DI LORETO (SEDE DEI FRATI CAPPUCCINI)

I Frati Minori Cappuccini sono stati, nei secoli scorsi, l’unico ordine operoso nel territorio di Chivasso che non ha mai ceduto alla comodità di insediarsi entro le mura cittadine: questi eredi di san Francesco, fedeli al loro rigorismo ascetico, hanno invece preferito il verde della campagna, intesa come ideale “deserto” dello spirito. Sono stati molti, tuttavia, i pellegrini che - fin dal Seicento - si sono recati in questa zona “fuori porta” per venerare un simulacro della Madonna custodito dai religiosi. Come riporta lo storico Giuseppe Borla (1773) in una zona del territorio chivassese detta “delle Fontane” esisteva un pilone con un’immagine dipinta della Vergine di Loreto, oggetto di vivo culto.Per volontà popolare, nel 1562, le autorità civiche disposero la costruzione di una chiesa - portata a termine nell’agosto 1566 - nella quale venne inclusa la venerata effigie. Nel frattempo, essendo deperita l’antica pittura, il “dottore in ambe le leggi” Bra - poi prevosto della collegiata - fece scolpire una statua lignea, con le stesse fattezze della figura dipinta. Dall’anno 1573 la chiesa venne custodita da un eremita, cui subentrò nel 1614 il nobile Matteo Bosio, il quale poi vestì l’abito cappuccino assumendo il nome di fra’.

 

Chivasso Probabilmente ha origine romana: il nome potrebbe derivare da clivus (collina) con l'aggiunta del suffisso -aceus con il significato di "luogo fronteggiante la collina" (Clavasium). Nonostante fosse stata addirittura un'importante capitale del Marchesato del Monferrato prima di Casale Monferrato , prosperando sotto di questo fino al XIV secolo quando i Visconti se ne impossessarono, a oggi non è considerata parte della regione geografica del Monferrato, sebbene ne faccia parte a ragione, storicamente. Nella città fu firmata la cosiddetta "Dichiarazione di Chivasso", durante la Seconda guerra mondiale.

Santo Patrono Beato Angelo Carletti - 31 agosto


...  UN  PO'  DI  STORIA ...

Nel 1307 il principe Teodoro I costruì una zecca con facoltà di coniare monete d'oro e d'argento, mentre suo nipote, Teodoro II, iniziò la costruzione della nuova chiesa collegiata di Santa Maria, rinforzò le mura e le "Cerche", due ampie e profonde fosse, che partendo dal Po giungevano all'Orco, accerchiando la città ad Est e a Nord di corsi d’acqua artificiali detti "rogge" per bonificare ed irrigare i terreni circostanti ed infine diede alla città la facoltà di tener fiere e mercati.

Quando, nel 1435, la città passa dalla dinastia dei Paleologi, subentrati da un secolo agli Aleramici, a casa Savoia, non perde tuttavia la propria importanza come centro di mercanti e artigiani, infatti nell’ultimo quarto del Quattrocento, vi fiorisce l’ancor giovane arte della tipografia, contemporaneamente è attiva e fiorente l’attività dei prestigiosi plasticatori, argentieri e intagliatori del legno, e soprattutto dei pittori; in particolare il casalese Giovan Martino Spanzotti, che qui tiene bottega dal 1502, nonché Defendente Ferrari chivassese di stirpe, attivo fino agli anni Quaranta del Cinquecento.

La prima metà del XVI secolo è caratterizzata da pestilenze e saccheggi da parte dei mercenari svizzeri e dei Lanzichenecchi: a completare il tragico quadro si aggiunge, nel 1536, l’occupazione delle truppe francesi. Nel 1542 gli invasori transalpini atterrano tutti i borghi fuori le mura. Alcuni anni dopo la pace di Chateau-Cambrésis (1559) Chivasso torna sotto i Savoia cui rimane, nelle avversità, sempre fedele: per questo merito è insignita dai sovrani dei titoli di città (1690) e di contessa di Castelrosso (1695). Dal 1705 a oggi: Nel 1705 la cittadina - che non ha perso la propria importanza strategica - sostenne eroicamente l’assedio delle truppe francesi: permettendo così alla capitale dello stato, Torino, di prepararsi alla difesa e di non essere espugnata.

Nel 1753 i Chivassesi festeggiarono la solenne beatificazione del loro concittadino Angelo Carletti, francescano osservante vissuto nel Quattrocento e universalmente noto per la compilazione di un prontuario destinato ai confessori detto Summa Angelica, oggi egli è il santo protettore della città. Nel settimo decennio del secolo XVIII, l’allevamento equino ha grande incremento nella campagna di Chivasso, grazie alla costituzione della Mandria, tenuta reale sita a nord-est dell’abitato. Durante il periodo napoleonico, la cittadina viene amministrata dai Francesi e inclusa nel Dipartimento della Dora: in questi anni comincia ad attuarsi l’abbattimento delle antiche fortificazioni, che nei decenni successivi darà origine ai viali ancor oggi esistenti. Dopo il congresso di Vienna (1815), il comune torna sotto il dominio sabaudo e negli anni Cinquanta dell’Ottocento comincia ad acquisire importanza come nodo ferroviario; il decennio seguente è, invece, segnato dalla costruzione del monumentale Canale Cavour, che tuttora parte da Chivasso.

Nel 1870 sul fiume Po, che divide l’abitato dalle colline, viene gettato un maestoso ponte in muratura: distrutto nel 1994 da un’alluvione, sostituito in seguito dall’attuale in cemento armato.

Nella seconda metà del XIX secolo Chivasso incrementa la sua importanza come centro commerciale, e vi prosperano locande e alberghi: la vita borghese della cittadina trova un sensibile descrittore nel pittore Demetrio Cosola (1851-1895). Particolare sviluppo ha il mercato del bestiame che si svolge in Piazza d’Armi, al confine occidentale del centro storico.

Nel Novecento, tale compravendita trova poi una sede congeniale nel complesso del Foro Boario. Altro motivo per cui va ricordata piazza d’Armi è perché tuttora vi prospetta, con la sua bella facciata settecentesca in mattoni a vista, Palazzo Tesio: qui, nel 1943, viene firmata la "Carta di Chivasso", importante documento riguardante l’autonomia delle regioni alpine.

Dai tardi anni Cinquanta del XX secolo inizia, anche per la cittadina canavesana, un periodo di decollo economico, con rapida espansione demografica ed edilizia: ai piccoli stabilimenti industriali già funzionanti - manifattura di tessili, concerie, distillerie - si aggiunge l’impianto della centrale termoelettrica ENEL e soprattutto il grandioso stabilimento automobilistico Lancia (1963). Dopo la chiusura di quest’ultimo (1993) e la sua riconversione, la città si è oggi parzialmente risollevata investendo sempre più sul settore terziario.

L'ASSEDIO DELLA CITTA' NEL 1705:

Nella sua storia Chivasso ha subito più di un assedio nel corso dei secoli, ma il momento di maggiore importanza è ascrivibile ai quaranta giorni che, dal 18 giugno al 30 luglio dell'anno 1705, resero la città importante per il futuro dello Stato Sabaudo. Chivasso era l'ultimo baluardo contro una possibile penetrazione che, attraverso la Valle d'Aosta ed il Canavese, volesse condurre un esercito ad investire Torino. E fu ciò che avvenne durante la guerra di Successione Spagnola (1701 - 1713), quando l'armata francese, dopo aver espugnato senza problemi Bard, Vercelli ed Ivrea, si andò ad arenare per lunghi mesi contro lo scoglio del colle di Verrua. Vittorio Amedeo II, prevedendone la caduta e la logica direttrice di marcia verso Torino, predispose la difesa sulla linea Chivasso - Castagneto, il comune posto sulla collina fronteggiante il Po. Per consentire il tiro difensivo furono demoliti i borghi esterni di San Pietro e San Marco e, per impedire le vie d'accesso ai Francesi, vennero allagate le zone limitrofe. Falliti miseramente i tentativi di conquistare di slancio Chivasso, ai Francesi rimase come ultima alternativa quella di radere metodicamente al suolo la città e nel giro di quei cruenti quaranta giorni furono utilizzati circa quarantamila proiettili di ogni tipo. Non una delle chiese, edifici pubblici o case, furono risparmiate dall'artiglieria di Luigi XIV ed il Duomo ebbe la famosa guglia di latta distrutta. Il sacrificio di Chivasso però non fu vano perché diede il tempo a Torino di preparare la propria difesa e di sconfiggere definitivamente i Francesi nel 1706. L'influenza che questo momento ha avuto sulla città è indubbiamente notevole, oltre che sul piano storico, anche su quello dell'assetto urbanistico e dell'evoluzione artistica ed architettonica: molti dei monumenti che oggi possiamo ammirare hanno assunto le proprie connotazioni negli anni immediatamente successivi al 1705.

... QUATTRO  PASSI  ...

PALAZZO SANTA CHIARA (MUNICIPIO)

LE ORIGINI: Il vasto edificio ospita il municipio dal secolo scorso: il suo nome - Palazzo Santa Chiara - ricorda tuttavia il fatto che fu costruito nel Settecento come sede delle Suore Clarisse Osservanti. Le origini di questo convento risalgono a ben prima del diciottesimo secolo; sua fondatrice fu la serva di Dio Bartolomea Carletti (Chivasso, 1425/35 c. - ivi 1508). Costei nel 1486 ottenne dal vicario generale dell’Osservanza - il beato Angelo Carletti, suo cugino - di poter fondare un cenobio per nubili e vedove. Solo nel 1505 il cenobio divenne ufficialmente monastero, e tre anni più tardi suor Bartolomea, dopo una vita spesa al servizio dei poveri e degli ammalati, morì in fama di beata. Il cadavere della “beata” chivassese, sepolto nella sacrestia di San Bernardino - chiesa officiata dai Frati Minori Osservanti - venne traslato a metà Cinquecento nella chiesa delle Clarisse, intitolata a Santa Maria degli Angeli, e là rimase esposto fino all’inizio dell’Ottocento prima di essere definitivamente trasferito in Duomo. La chiesa delle Clarisse, dopo le distruzioni del 1542 e del 1639 - dovute, rispettivamente, alle truppe di Francesco I di Francia e di Tommaso di Savoia-Carignano - venne ricostruita entro il 1702 e dotata, fra il 1720 e il 1727, di un campanile dalla copertura a bulbo. Sorgeva a destra dell’androne che collega l’attuale via Torino con piazza Carlo Alberto Dalla Chiesa, dove ora si trova un bar: fu trasformata in locali ad uso di civile abitazione presumibilmente a metà Ottocento.

IL DUOMO DI SANTA MARIA ASSUNTA: I Chivassesi sono abituati a chiamare il grande tempio gotico che si affaccia su piazza della Repubblica “il Duomo”: in realtà, la principale chiesa della città ha la qualifica - concessa dal vescovo d’Ivrea monsignor Luigi Bettazzi nel 1996 - di “insigne collegiata”, ovvero di antica ed illustre sede di un capitolo di canonici. La prima chiesa collegiata di Chivasso sorgeva nel borgo occidentale di San Pietro - primo nucleo dell’abitato - ed era dedicata al Principe degli Apostoli. La costruzione dell’attuale chiesa di Santa Maria Assunta - o, per rispettare la più antica intitolazione, dei Santi Maria e Pietro - venne intrapresa nel 1415 per volere del marchese di Monferrato Teodoro II Paleologo, che a Chivasso aveva la principale sede della propria corte. Non per nulla, il nuovo tempio cominciò ad essere costruito proprio di fronte al castello marchionale, al di là di uno spiazzo - origine dell’attuale piazza della Repubblica - dove avevano luogo mercati e cerimonie di vario genere. Il successore di Teodoro II, Gian Giacomo - che governò il Monferrato dal 1418 al 1445 - si trovò tuttavia, già dal 1425, nell’impossibilità di patrocinare l’erezione della chiesa, perché gravato dalle spese causate dalla guerra contro il duca di Milano.

ASILO INFANTILE "BEATO ANGELO CARLETTI":

La proprietà si trova ubicata nel vecchio borgo di Sant’Antonio, sul lato di sera verso gli adiacenti borghi di Santa Maria e San Giovanni, a cavallo dell’antica roggia del Molino.Il corpo di fabbrica originario era l’abitazione della famiglia Crova, dotata di torre ottagonale - unica torre “laica” ancora conservatasi nell’abitato, oltre alla più nota torre del castello dei marchesi monferrini -: questa dimora divenne, dal 1542 in poi, il convento di San Francesco d’Assisi, sede dei Frati Minori Conventuali. La chiesa fu eretta nel 1588, e venne dotata di sette cappelle. Essa si componeva di tre parti: la zona di preghiera, a nave unica con volta a botte in mattoni - ora refettorio -; il coro - ora cucina -; l’abside - ora dispensa -. I muri trasversali di divisione dei singoli elementi sono di origine ottocentesca. L’assedio del 1705 danneggiò gravemente l’edificio ed i lavori di restauro si trascinarono sino al 1738. A quest’epoca risale l’elegante sequenza di volte a crociera del corridoio di distribuzione interna: un vero e proprio tessuto connettivo di quella cellula abitativa che si apprestava a diventare una delle più importanti tessere del mosaico urbano chivassese, sia per consistenza volumetrica, sia per importanza sociale della funzione assistenziale svolta...

LA TORRE OTTAGONALE:

Quest’antica costruzione sorge all’inizio dell’attuale via Po, ed è anche visibile sul lato sud di piazza della Repubblica. Non si sa con certezza quando fu eretta: da alcuni studiosi è stata addirittura datata all’ottavo secolo e attribuita a maestranze longobarde, ma per tipologia architettonica può essere collocata in epoca posteriore, nell’undicesimo o nel dodicesimo secolo. Lo storico settecentesco Giuseppe Borla (1773) scrive che la torre sarebbe più antica del 1019 - anno in cui metà di Chivasso divenne feudo della vicina abbazia benedettina della Fruttuaria - Lo stesso Borla annota inoltre che la costruzione venne a far parte del poderoso castello eretto nel 1178 da Guglielmo IV Aleramico detto il Vecchio - marchese di Monferrato, nonché feudatario di Chivasso dal 1164 -. Dopo il dodicesimo secolo la torre fu resa più alta di diversi metri, con la costruzione di una parte in mattoni. Questa fu demolita nel secolo scorso, quando anche altre strutture residue del castello - rovinato dai numerosi assedi e assai degradato - vennero abbattute e fu aperta l’attuale Via Po. La parte della torre che si è conservata fino a noi - e che è attualmente coperta da un tetto, frutto di un recente restauro - è alta circa venti metri. Presenta all’esterno un rivestimento in blocchi di pietra calcarea e ciottoli e - all’interno - un parametro in mattoni che termina in una volta a padiglione ad otto spicchi. Sui lati nord e sud - a circa otto metri d’altezza sopra l’attuale piano di calpestio - due porte immettono nell’interno della torre: anticamente vi si accedeva con scale di legno che all’occorrenza - in tempo di assedio - potevano essere rimosse. Il vano era un tempo suddiviso in almeno tre piani pavimentati in legno, come testimoniano i livelli delle mensole; attualmente è riempito per metà di detriti. La struttura della torre non comprende soltanto i venti metri che si innalzano da terra, ma anche la sottostante poderosa fondazione in massi e ciottoloni che affonda nel suolo e che ha garantito all’edificio stabilità per molti secoli.

L'OROLOGIO DEL TEMPO NUOVO

Quando sono stati smontati i ponteggi dell'ex caserma Giordana, in corso di restauro sul lato orientale del Foro Boario, gli abitanti di Chivasso si sono interrogati perplessi sulla novità apparsa da dietro i teli: un orologio con 10 ore non si era mai visto. Il tema che si poneva, all'architetto Manzoni e al sottoscritto, incaricati del progetto di ristrutturazione dell'edificio, risalente alla fine del Settecento e destinato ad accogliere vari uffici, era quello di rendere meno monotono un fronte spartano, scandito da semplici finestre allineate e tutte uguali. Ci venne dapprima l'idea di sopraelevarlo con un timpano, per romperne simmettricamente la regolarità orizzontale e per risolvere alcuni problemi di spazio interno; ma come decorare il campo interno alla cornice triangolare? Si trattava di una struttura in cui erano state sicuramente acquartierate truppe giacobine, essendo stato il Piemonte, in quell'epoca, terra di Francia. Anche a Chivasso aveva soffiato, quindi, il vento impetuoso della Rivoluzione, portando un travolgente bisogno di epurare e rivoltare l'assetto civile e sociale, e di sostituire tutto il vecchio con il nuovo.

L'EDIFICIO D'IMBOCCO AL CANALE CAVOUR

Scriveva l’ingegner F. Ajraghi nel 1869 per descrivere l’edificio di imbocco del canale Cavour: "Chi esce da Chivasso percorrendo il viale dei pubblici passeggi, si trova, dopo aver percorso qualche centinaio di metri, alla sponda sinistra del Po, e di là a poco incontra l’imponente ed elegante edificio di presa del Canale Cavour." Dalla galleria superiore di codesto edificio l’occhio si spazia nel sottostante fiume e nel bel panorama delle colline che si innalzano sulla sponda destra. Esso si trova in linea pressoché parallela al corso del Po ed alla distanza di circa 400 metri a valle del Ponte per la strada militare Torino-Chivasso-Casale. L’incile del Canale, ossia lo spazio compreso fra la riva sinistra del fiume e la Chiavica di derivazione, è selciato di grossi trovanti - avuti dalle cave aperte nelle vicine colline del Monferrato - infissi in un letto di calcestruzzo, meno però negli ultimi 40 metri dalla Chiavica stessa, la cui platea è invece costituita di Calcestruzzo, rivestito da pietra da taglio.

IL LAPIS LONGUS DI CHIVASSO: VICISSITUDINI DI UNA STELE PROTOSTORICA TRA MEDIOEVO ED ETA' MODERNA

 Nel 1499, d’ordine del Viceclavario Giovanni di Rivara, una lunga pietra (lapis longus), ritrovata nei lavori di ristrutturazione della Piazza del Castello nei pressi della Chiesa di S. Michele, venne modificata con l’aggiunta di catene in ferro fissate con piombo e trasformata in berlina, con una pietra liscia collocata alla base per la punizione dei debitori insolventi: la sua collocazione era al centro della piazza del Castello, al bordo del fossato. I condannati, oltre al sequestro di tutti i loro beni, erano esposti al pubblico ludibrio semisvestiti e costretti per dileggio a battere le natiche nude sulla pietra (cessio bonorum). La notizia viene fornita da B. Siccardi nel 1533 con l’esposizione della Iurium Municipalium …collectio, la raccolta delle disposizioni giuridiche del Comune di Chivasso. Non si conoscono le circostanze del ritrovamento originario della stele: il fatto che essa fosse considerata un’antica pietra di confine tra Piemonte e Lombardia fa pensare che ne fosse ancora vivo il ricordo del ritrovamento al di fuori della cerchia cittadina. In effetti tra il 1398 ed il 1403 il marchese di Monferrato Teodoro II fa eseguire ai cittadini di Chivasso diversi lavori di scavo per la realizzazione di una roggia che prelevasse l’acqua dall’Orco a sud di Foglizzo e delle “cerche”, originariamente fossati difensivi intorno alla città, dall’Orco presso Montegiove al Po..

IL MONUMENTO A CARLO NOE'

Il canale Cavour costituisce certamente un importante esempio di opera idraulica di rilevante impegno e, in Italia è sicuramente la più grande mai compiuta. Il progetto di quest’opera venne realizzato dall’ingegner Carlo Noè, in variante e miglioria di una precedente ipotesi progettuale del Geom. Francesco Rossi. Tale progetto fu approvato dal Parlamento nel 1862 e la sua esecuzione trovò compimento meno di tre anni dopo, nel 1866. Già nel 1859, però, gli studi vennero messi a frutto per fermare l’avanzata delle truppe austriache, allagando strategicamente la pianura vercellese. Per ricordare nel tempo il nome di Carlo Noè venne costituito, nel novembre 1885, un comitato promotore costituito da:- Senatori del Regno; - Deputati al Parlamento;- Sindaci;- Rappresentanti dei Comizi Agrari;- Presidente dell’Associazione all’Ovest della Sesia;- ex- Presidente della Compagnia Canale Cavour;Impresa costruttrice del canale Cavour;- privati ed aperta una pubblica sottoscrizione per l’assegnazione di azioni da cinque lire cadauna, al fine di reperire i fondi necessari alla costruzione di un monumento, da collocarsi alla derivazione principale del canale Cavour, a Chivasso. La spesa preventivata fu di £. 10.000. Il 16 ottobre 1898 il monumento, eseguito dallo scultore Francesco Porzio, venne consegnato dal comitato all’Amministratore Generale dei Canali Demaniali, ingegner Turina e, posto sul piazzale a ponente dell’opera di presa, felicemente inaugurato.

 

 

...  NUMERI  UTILI  ...

IL COMUNE:


Piazza C.A. Dalla Chiesa 5

Centralino : Tel.011/9115

  Fax 011/ 9112989 

URP - 011/ 9115219 

Polizia Municipale - 011/9101620 -

Carabinieri:  Via XXIV Maggio, 5

 Tel.011/9119800 fax 011/9119825

Guardia di Finanza: Caluso, 25 Tel.011/9101553

Corpo Forestale dello Stato:

Via. Roma, 19 - Tel.011/9102643

Croce Rossa: Via  Gerbido, 11

Tel. 011/9116402

Guardia medica : C.so G.Ferraris 3

Tel.011/9176250

Polizia stradale:  Via. Cavalcavia, 11

Tel. 011/9110811

Soccorso Stradale:  Via. Po, 2

Tel. 011/9110811

Ufficio Cultura

Istituto Musicale "Leone Sinigallia": Direzione Artistica e Segreteria Amministrativa - Via Mazze' 41/A

Tel. 011/ 9172719  - 011/ 9115456- http://www.istitutosinigaglia.it/  isinigaglia.it@virgilio.it

BIBLIOTECA : Piazza C,A. Dalla Chiesa (Municipio) - Tel.011/9115460

FARMACIE:

AMIONE  Via Torino 74 - Tel.011/910.12.03

 FASSOLA: Via Torino 36 - Tel.011/910.15.24

CROCE: Via Torino 50 - Tel.011/910.13.42

MODERNA Via Torino 15 - Tel.011/910.13.50

SAN FRANCESCO (Castelrosso):

Via Casale 11 - Tel.011/910.23.58

SEMERIA - Via Favorita 34 - Tel.011/911.4542


.... GLI  EVENTI  DELL'ANNO  ...

MERCA' D'LA TOLA

Mercato dell'Antiquariato e dei Robivecchi ogni mese - tranne febbraio (Carnevalone), agosto e dicembre.

Per vedere il programma collegarsi al sito: www.comune.chivasso.to.it)

TOLA DOUBLE': Mostra mercato a tema in contemporanea al Merca d’la Tola.

 Per vedere il programma collegarsi al sito: www.comune.chivasso.to.it


....  LE SPECIALITA'  ...

La cucina locale annovera tra i piatti tradizionali la busecca (a base di trippa), minestra dal sapore antico che veniva servita il mattino del giorno di mercato nelle locande e nelle trattorie chivassesi (agli inizi del ‘900 erano più di 50);

Gli agnolotti con il ripieno a base di coniglio; il trionfale e gustoso bollito misto accompagnato dal bagnèt verd, salsa a base di acciughe, prezzemolo e aglio; il tenero e saporito arrosto di sanato; i carnevaleschi faseuj con ël prèivi, letteralmente fagioli con il "prete" (rotolo di cotenna di maiale con aromi e spezie), cotti per una notte intera nel forno a legna utilizzando la tipica pignatta di terracotta.La lista continua con le molteplici e piemontesissime specialità gastronomiche quali la bagna cauda, la finanziera, e tantissime altre leccornie innaffiate, secondo il caso, dal superbo bianco Erbaluce, orgoglio del vitigni coltivati sulle colline moreniche canavesane, o dai robusti rossi dalle alture monferrine. Infine l’arte pasticcera chivassese propone un dessert degno dell’indiscussa fama che la contraddistingue: i Noasèt, minutissimi amaretti a base di nocciole Piemonte, albume d’uovo e zucchero, nati per sbaglio nella seconda metà dell’800 nel laboratorio dell’allora Pasticceria Nazzaro e da subito proposti come specialità chivassese.

Difficile tracciare i confini della notorietà ormai centenaria di queste chicche di pasticceria, oggi per lo più conosciute con il nome volgarizzato di "Nocciolini", certo è che passare da Chivasso non acquistarne una confezione è veramente un peccato! 

Un abbinamento che esalta il gusto dei dolcetti chivassesi è quello con la crema tipicamente subalpina detta zabaione: non per nulla, nel 1982 è nata - nella cittadina canavesana - la Confratèrnita dël Sambajon e djj Nocciolini, associazione che si prefigge lo scopo di valorizzare la secolare tradizione gastronomica del luogo.

Una tradizione gastronomica d’un certo interesse è, infatti, quella locale; basti pensare che un pane in tutto simile ai nostri attuali "grissini" è attestato per la prima volta proprio in città, nel 1643; annotò infatti l’abate fiorentino Rucellai di essersi fermato a Chivasso in quell’anno, durante un viaggio verso Parigi.

 

LA RICETTA DEI NOCCIOLINI...

Come scrive il già citato commendator Mario Bertolino (1997), gli ingredienti sono soltanto tre:

Nocciole Piemonte naturalmente sgusciate e tostate al punto giusto

 zucchero e albume d’uovo; il tutto opportunamente raffinato e impastato da speciali macchine.L’impasto viene poi portato a densità colante e immesso entro apposita macchina colatrice che provvede a stillare, in appositi fogli di carta paglia speciale, tante piccole goccioline, che devono essere lasciate asciugare per circa quindici o venti minuti e poi passate in forno per la debita cottura. I piccoli gustosi dolci vengono successivamente racchiusi negli appositi sacchetti a tutti ben noti... Va fatto rilevare che i nocciolini sono igroscopici e pertanto soggetti a deterioramento, quindi vanno conservati sempre chiusi nei loro contenitori.

BOLLITI E BAGNET

FRITTO MISTO